TERAMO: “BASTA DIVISIONI, UCCIDONO PIU’ DEL COVID”, MEDICI DI FAMIGLIA, “DIGNITA’ CALPESTATA”

22 Novembre 2020 08:59

TERAMO – Virali quasi quanto il Covid le lettere di medici teramani, e degli enti che li rappresentano, dopo l’accorato appello sulla situazione sanitaria a Teramo rilasciato su facebook, domenica scorsa, dall’avvocato teramano, Domenico Giordano, e raccolto dalla stampa.

La madre di Giordano è morta il giorno dopo essere stata ricoverata in ospedale e dopo “un rimbalzo di competenze, tra medico di famiglia, 118, Usca e guardia medica che non ha mai risposto alla telefonata”, secondo quanto riferito dall’avvocato: “a Teramo – la denuncia di Giordano – non funziona la cosiddetta medicina del territorio; cioè non funzionano tutte quelle strutture che dovrebbero prendersi cura dei malati prima che si aggravino e giungano in condizioni disperate in ospedale. Non ci vuol molto per comprendere che i medici di famiglia dovrebbero visitare i loro pazienti, interpretarne i sintomi e fare subito i tamponi, in modo da distinguere il Covid da un banale malessere stagionale”.

A questo punto il presidente della cooperativa dei medici di base di Teramo, Ercole Core, parla di “reiterati tentativi di screditare la nostra categoria professionale”, di “ironico disprezzo” e conclude con “ma tanto nessuno lo redarguisce e potrà continuare ad esprimere liberamente le proprie errate opinioni apportando altri danni alla dignità professionale di una intera categoria di medici”, ammonizione già riferita in una lettera, firmata da 49 medici di famiglia, e indirizzata al presidente dell’Ordine dei medici della provincia, il dottor Cosimo Napolitano al quale si chiede “un suo intervento pubblico, affinché si ribadisca, con fermezza e decisione, l’importanza dell’opera professionale svolta dai medici di famiglia e del territorio, e prendendo apertamente le distanze dalle affermazioni pretestuose, inesatte e denigratorie rivolte alla nostra classe medica”.

“Non è più tollerabile assistere passivamente ad attacchi frontali che provengono da più parti, e che nella seconda ondata ci hanno trasformati nel capro espiatorio su cui addossare tutte le colpe del mezzo fallimento del sistema addetto al controllo della pandemia”, sono le parole dei 49 medici di famiglia che “con tutti i rischi annessi, ed a testa bassa, senza mai fermarci, combattiamo la nostra battaglia, con dovere professionale e deontologico. Ne è prova tangibile il fatto che, tra tutte le categorie mediche, quella che ha pagato il più caro prezzo, è proprio la nostra, che conta tra le proprie file, circa 70 morti su un totale di ben 202”.

La lettera continua, rispondendo a quelle che sembrerebbero essere state interpretate come accuse da parte dell’avvocato teramano nei confronti di chi gestisce le strutture sanitarie: “leggiamo articoli di chi, dall’alto della propria ignoranza in materia di sanità, si autoproclama consigliere e suggeritore degli organi sanitari manageriali della nostra asl. È il caso di un post apparso a Teramo, pochi giorni fa, su un social ad opera di chi ha deciso di criticare la classe dei medici del territorio apertamente e con affermazioni pubbliche, inesatte e fuorvianti. Nessuno deve e può arrogarsi il diritto di accusare a priori, pubblicamente, l’operato di una intera categoria di medici di famiglia, della continuità assistenziale e medici dell’Usca, quest’ultimi additati con ironico disprezzo, come: ‘ragazzetti laureati, con poca o nulla esperienza e competenza’ e colpevolizzati di ‘fare i tamponi con grandissimo ritardo’. Purtroppo, l’accusatore solitario non sa che l’Usca, a tutt’oggi, almeno nel nostro territorio, non esegue i tamponi”.




Una pandemia che ha travolto i medici di famiglia che nonostante i limiti burocratici ed economici, ribadiscono di essere in prima linea a combattere un “nemico invisibile”, quale è il virus da sars-cov-2: “non abbiamo percepito alcun tipo di incentivo economico a sostegno e potenziamento della nostra professione nella battaglia contro il Covid. Non lo abbiamo chiesto, né lo pretendiamo; l’impegno professionale, di fronte a tragedie umanitarie come l’attuale emergenza, deve essere dato scevro da ogni mero interesse economico”, scrivono i medici di famiglia chiedono rispetto “perché rischiamo la vita esponendoci quotidianamente al contatto ravvicinato con un nemico biologico invisibile, e svolgiamo la nostra missione con totale spirito di abnegazione. E’ un gravoso carico lavorativo quello della gestione della pandemia sul territorio, per tutti, medici, dirigenti ed amministrativi, che si è sommato al nostro lavoro ordinario che non abbiamo tralasciato, come le vaccinazioni anti-influenzale, la gestione dei pazienti con patologie croniche ai quali regolarmente vengono effettuate visite periodiche programmate, la gestione delle urgenze, che spesso affrontiamo pur sapendo che l’urgenza, sul territorio, non ci compete, e senza dimenticare, infine, la sconfinata attività burocratica-amministrativa che è lievitata a livelli esponenziali negli ultimi mesi”.

“Non va dimenticato – prosegue la lettera che abbiamo assecondato tutte le numerose richieste lavorative che ci sono state fatte ed anche imposte come: la reperibilità giornaliera per 7 giorni a settimana, senza interruzioni, fatta a distanza tramite strumenti telematici, la sorveglianza dei pazienti in isolamento, i modelli Inps per la quarantena e l’isolamento, la gestione dei pazienti fragili, l’esecuzione dei test sierologici alla riapertura delle scuole, nonché, ultima richiesta arrivata, l’esecuzione dei tamponi che a breve inizieremo”.

Al coro dei medici teramani si uniscono le voci dei dottori Paolo Trentini, segretario provinciale Smi Teramo, e Silvio Basile, presidente regionale Smi Abruzzo, che in una lettera aperta si rivolgono direttamente all’avvocato Giordano: “le sue parole disseminano insidiosamente la sfiducia nel sistema sanitario e nei confronti degli operatori cominciando dai più giovani. Nella nostra veste di rappresentanti dei medici e molti, molti anni di servizio sulle spalle sempre nella medicina territoriale, abbiamo il dovere di farle notare che lei certamente, non pienamente consapevole, con la sua frase denigratoria e lesiva offende il sistema universitario italiano che forma e abilita professionisti e personale sanitario, offende e denigra il sistema sanitario regionale e nello specifico quella aziendale di Teramo e offende e denigra nella dignità della persona i professionisti nel sillogismo giovani = inesperti/incapaci”.

I due dottori difendono i giovani medici tirati in ballo da Giordano nel suo sfogo, riferendo di essere impegnati “in prima persona a trasferire le pratiche e parte del nostro bagaglio di esperienze ai giovani colleghi, e le possiamo garantire del loro elevato livello di preparazione e di competenze” e concludono “diciamo queste cose consapevoli come con la perdita della fiducia dei cittadini nei confronti dei medici e nel sistema sanitario pubblico, si alimentano le paure e le divisioni che – ”  utilizzando la stessa frase dall’avvocato la rinviano al mittente- uccidono più del Covid-19”.

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