TERAMO: LAVORATORI ASP 1 SENZA STIPENDIO DA 3 MESI, DOMANI INCONTRO IN REGIONE

14 Settembre 2020 19:20

L’AQUILA – Il Presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, ha accolto la richiesta di audizione delle rappresentanze sindacali dell’ Asp 1 di Teramo., da tre mesi senza stipendio, inlotrata da Sandro Mariani di Abruzzo in comune.

Domani lavoratori e Sindacati saranno ascoltati in conferenza dei Capigruppo dove potranno esporre la complessa e delicata situazione venutasi a creare a causa dei drammatici ritardi nel pagamento degli stipendi.

“Il blocco del rinnovo del Cda dell’Asp 1, dopo l’assemblea di aprile, ha determinato un impasse istituzionale che auspichiamo sai al più presto superato con un intervento risolutore da parte dell’Assessore competente Piero Fioretti.  Certamente non possono essere i lavoratori, e di conseguenza i fruitori dei servizi, a pagare il conto di una situazione per la quale non hanno responsabilità.  È fondamentale che domani la maggioranza regionale dia risposte chiare e proponga soluzioni rapide ad un problema che ha già creato fin troppo disagio e preoccupazione”, spiega Mariani. t





Sulla drammatica situazione alla ASP 1 della Provincia di Teramo, interviene anche il consigliere Marco Cipolletti, del Movimento 5 stelle.

“Ho presentato un’interpellanza al fine di conoscere cosa intenda fare questa Giunta Regionale per tutelare i lavoratori e per scongiurare il rischio dello stop dei servizi nella ASP 1 , prossima a non poter più garantire i servizi dovuti ad una fascia di popolazione tra le più deboli. Ritengo sia necessario dar voce anche in Consiglio Regionale al grido d’allarme lanciato dai lavoratori nei giorni scorsi che da mesi non ricevono le spettanze e che non possono più fornire i servizi minimi agli ospiti delle strutture nonché alla mancanza di qualsiasi certezza sul futuro gravato da una pesante condizione debitoria. Una situazione davvero allarmante che dovrebbe preoccupare questa Giunta Regionale e spingerla a trovare tutte le possibili soluzioni per evitare il rischio di chiusura e la inevitabile ricaduta occupazionale”.

 

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