TERAMO: LE OPPOSIZIONI: “DUE SITI CULTURALI SU TRE SONO CHIUSI. DAL SINDACO SOLO PROMESSE”

15 Novembre 2022 11:30

Teramo - Cronaca, Politica

TERAMO – La situazione generale della città di Teramo è la peggiore che si sia mai verificata nella sua intera storia, e a dirlo sono i dati, i freddi numeri di un declino che non conosce alcun freno. Lo affermano i consiglieri comunali  Osvaldo Di Teodoro, Giovanni Luzii e Ivan Verzilli.

“Ci troviamo a sei mesi dalle prossime elezioni comunali, dopo quattro anni e mezzo di gestione della maggioranza D’Alberto, per cui è quanto mai opportuno iniziare a fare dei bilanci su quanto il Sindaco e i suoi Assessori siano riusciti a realizzare in concreto.

In particolare, ci preme soffermarci su quello che viene enfaticamente definito il “Polo Museale Città di Teramo”, al quale viene dedicata una pagina sul sito istituzionale del Comune (https://www.comune.teramo.it/amministrazione/luoghi/musei/26-92.html).

Scorrendo la pagina in parola, si nota come i siti culturali cittadini ivi analiticamente indicati siano 13, ai quali dovrebbe essere aggiunto il sito della Domus del Leone (simbolo più famoso del patrimonio archeologico della città di Teramo, dall’altissimo valore culturale riconosciuto a livello internazionale), che è di proprietà privata ma per il quale lo scrivente Gruppo consiliare – già dal 2018 – volle fortemente che venisse affidato alle cure manutentive e alla gestione della Fondazione Tercas, la quale si era impegnata a curarne l’apertura al pubblico.

Infatti, già nel lontano 5 agosto 2019, venne sottoscritto il Protocollo d’Intesa fra la Fondazione Tercas, l’Amministrazione Comunale, la famiglia Savini proprietaria dell’immobile e la Sovrintendenza, al fine di “garantire le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica della Domus del Leone ubicata all’interno di Palazzo Savini in Corso Cerulli”.

Tale protocollo impegnava i sottoscrittori “ad avviare congiuntamente, entro un massimo di 24 mesi, una serie di azioni al fine di: a) restaurare e recuperare il Mosaico e gli ambienti della Domus del Leone; b) garantire la tutela e la conservazione del suddetto sito archeologico e la salubrità degli ambienti in cui esso insiste; c) assicurarne la fruizione attraverso un’apertura al pubblico dei locali e/o altre forme di valorizzazione”.

In quella occasione, con una conferenza stampa caratterizzata dai soliti toni trionfalistici, il Sindaco di Teramo sottolineava “come già nel programma elettorale si fosse assunto l’impegno di individuare nella crescita culturale della città; uno dei volani principali della nuova identità da costruire. Il recupero e la fruizione del Mosaico del Leone costituiscono in questo senso una pietra miliare”.

D’Alberto era raggiante: “Con la firma dell’accordo, abbiamo posto il primo tassello di un ampio progetto la cui finalità è di ricostruire un percorso culturale che a partire dal patrimonio archeologico, artistico e monumentale, sappia poi articolare le sue dinamiche non solo per la crescita dei cittadini ma anche in termini turistici ed economici”.

Non vorremmo sembrare disfattisti o sollevare polemiche che vengono puntualmente e invariabilmente etichettate come “strumentali”, però la storia ha dato torto al Sindaco.

Dopo oltre tre anni dalla sottoscrizione del Protocollo sul Mosaico del Leone (non soltanto i 24 mesi promessi) nulla è stato realizzato e la Domus resta chiusa e inaccessibile sia ai teramani che ai turisti.

Ma quello che è ancora più grave è lo stato dei 13 siti culturali censiti nel sito istituzionale del Comune: di essi ben 8 sono chiusi stabilmente, mentre solamente 5 sono aperti alla pubblica fruizione.

In totale sono 9 i principali siti chiusi, pari al 65% dei 14 siti culturali teramani totali, tutti rintracciabili su internet, ma non visitabili per nessuno.

Chiediamo scusa preventivamente se gettiamo acqua gelata sul trionfalismo dalbertiano, ma vorremmo segnalare che le cure che il Primo cittadino e il suo ineffabile Assessore alla Cultura hanno dedicato al patrimonio storico-artistico-archeologico della nostra plurimillenaria città, pur essendo perfettamente riuscite (come loro stessi narrano con una profluvie di comunicati reboanti), hanno condotto alla morte del paziente, cioè a dire alla fuga dei residenti presso altri Comuni, al crollo del turismo, ad un declino economico e commerciale come non si era mai visto prima”.

 

 

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