DOPO DIMISSIONI PRESIDENTE CONGNITTI E CONSIGLIERI FORLINI E GROTTA, GRANDI MANOVRE PER LA CONQUISTA DELLA SOCIETA' DI GESTIONE IDRICA; SINDACO D'ALBERTO GRANDE SCONFITTO

TERAMO: NASCE ASSE ITALIA VIVA E GATTIANI PER NUOVO CDA DEL RUZZO, PD ALL’ANGOLO

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

16 Gennaio 2020 08:07

TERAMO – Un nuovo “partito dell'acqua”, sta nascendo nella battaglia per la conquista dei vertici della Ruzzo reti, società che gestisce il ciclo idrico integrato in 35 comuni del teramano, e dove tutti e tre i componenti si sono dimessi, nei giorni scorsi.

Un partito liquido, che potrà dire la sua anche in altre occasioni, comprese quelle elettorali, formato da Italia Viva, che da pochi giorni ha costituto un gruppo a tre nel comune capoluogo, e dal centrodestra, quella parte di esso che non vuole declinare con il berlusconismo, e non vuole morire sovranista al traino della Lega trionfnte. O per voler essere più precisi, una convergenza che ha come registi due intramontabili della politica teramana: il rosetano Tommaso Ginoble, ex parlamentare Pd, passato armi e bagagli con i renziani da pochi mesi, e l'ex assessore regionale di Forza Italia, Paolo Gatti, che è in trepidante attesa di sapere se la Corte dei conti nazionale darà l'ok alla sua designazione a componente della sezione di controllo della Corte dei Conti della Regione Abruzzo – incarico retribuito con circa un milione di euro lordo per cinque anni  , ottenuta, tra le polemiche delle opposizioni M5s e del centrosinistra, da parte del presidente della Regione, Marco Marsilio di Fratelli d'Italia, e dal presidente del consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, di Fi. Entrambi non ricoprono attualmente incarchi politici istutuzionali, ma restano in pista, e mantengono un forte ascendente, per non dire controllo, sulla maggioranza dei sindaci che dovranno votare il nuovo cda del Ruzzo.

Un patto che metterà fuori gioco in primis il Partito democratico, e il sindaco civico di centrosinistra Gianguido D'Alberto, grande sconfitto della partita.

Al Ruzzo l'ex presidente e poi consigliere Antonio Forlini, che fu nominato in quota centrosinistra, sostenuto dall'ex senatore montiano Giulio Cesare Sottanelli, altro storico caporione della politica teramana, si è dimesso il 7 gennaio scorso. Per ragioni professionali: Forlini è infatti manager dell'Amadori,e dovrà occuparsi a tempo pieno dell'azienda. Pare che abbia avuto, in tal senso, un aut aut dalla proprietà. ll suo è un addio autentico.

Sarà solo un arrivederci, invece quello arrivato due giorni dopo le dimissioni di Forlini, dall'altro consigliere, Alfredo Grotta, politicamente vicino a Paolo Gatti, e sopratutto dalla presidente Alessia Cognitti, nominata a dicembre 2018, ed ora in quota Italia Viva, ovvero vicina a Ginoble, e al vicesindaco Maria Cristina Marroni, che ha lasciato la civica Teramo 3.0, aderendo anche lei nuova formazione renziana portandosi dietro i consiglieri Osvaldo Di Teodoro, Giovanni Luzii, e Flavio Bartolini.





Le loro sono state “dimissioni tattiche”, a causa di un ricorso al Tribunale delle imprese, presentato da D'Alberto contro la nomina del nuovo cda. Decisione solitaria, che ha fatto entrare in rotta di collisione il sindaco teramano con gli altri sindaci che avevano invece compattamente votato per il cda. Il motivo alla base le ricorso è che alla luce della legge Madia, al Ruzzo doveva essere nominato un amministratore unico, e non un cda a tre, ipotesi percorribile, solo se sostenuta da “motivazioni gestionali valide e riferimenti normativi certi”.

Ora, con le loro dimissioni, Cognitti e Grotta di fatto azzerano il contenzioso. Defilandosi dal retro e pronti a rientrare dal portone principale.

Infatti la maggioranza dei sindaci è di centrodestra, e in questo caso a farla da padrone sono i “gattiani”, mentre la Lega, in questo caso è fuori dai giochi non avendo sindaci eletti in provincia di Teramo, ad eccezione di Silvi, che però non è Comune socio del Ruzzo. Pesanti politicamente anche i sindaci di Italia viva, come ad esempio quello di Cortino, Gabriele Minosse, ex segretario provinciale del Pd e quello di Castellalto, Vincenzo Di Marco.

Il destino è dunque segnato, come testimonia la ridda di dichiarazioni stampa diramate di molti primi cittadini: Cognitti sarà confermata presidente, o come minimo  consgliere, e anche Grotta tornerà al suo posto. Sarà nominato un nuovo consigliere, o un nuovo presidente, indicato dal centrodestra, ma non sgradito ad Italia viva. Il che significa che il Pd resterà a bocca asciutta, e c'è chi nel partito accusa D'Alberto di aver giocato male le sue carte, impuntandosi sul ricorso, isolandosi da tutti gli altri sindaci.

 

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