TERAMO: UN PRESEPE PER RINASCERE E FORMAZIONE “SENZA CONFINI” PER LE NUOVE GENERAZIONI

di Ilaria Muccetti

10 Dicembre 2020 08:37

TERAMO – “Questo evento, in un momento così difficile che si sta vivendo con la pandemia, credo possa essere una grande occasione per tutta la comunità di ripartire. Il Presepe monumentale di Castelli è il simbolo di rinascita, a partire dal comune teramano ai piedi del Gran Sasso colpito duramente dagli eventi sismici del 2009 e del 2016 e 2017, e senso di ricostruzione non soltanto strutturale ma anche di sé stessi. Per poter ripartire bisogna mettere insieme tutte le istituzioni e realtà, come ad esempio l’università, da qui infatti il convegno di oggi nel quale Teramo sancisce un gemellaggio con l’Università di Lubiana e di Novo Mesto, in Slovenia. Dunque un’internazionalizzazione fondamentale per la formazione dei nostri giovani, ma non nel senso di fuga di cervelli ma di esperienza e messa a disposizione degli altri dei propri talenti”.

Lo ha affermato il Vescovo di Teramo-Atri, Monsignor Lorenzo Leuzzi, nel corso della diretta trasmessa nel pomeriggio di ieri da Abruzzoweb, durante il 5° convegno internazionale online “Teramo Lubiana e Novo Mesto: una collaborazione accademica al servizio di uno sviluppo sostenibile” e che si inserisce nell’evento principe “Da Castelli a San Pietro: un presepe per (ri)nascere”, organizzato dalla Diocesi stessa e in collaborazione con l’Università degli studi di Teramo. Un convegno che ha siglato il gemellaggio tra realtà accademiche, quali l’Università di Teramo e l’Università di Lubiana e quella di Novo Mesto, coinvolti quindi due Paesi europei, Italia e Slovenia, che sono uniti anche dall’evento di inaugurazione, di venerdì 11 dicembre, in Vaticano del Presepe monumentale di Castelli e dell’accensione dell’Albero di Natale, proveniente dalla Slovenia.

Nel corso del convegno è intervenuto anche il rettore dell’Università degli studi di Teramo, Dino Mastrocola che ha sostenuto l’importanza di nuove forme di collaborazione, come quella tra la comunità slovena e quella italiana nella prospettiva della Carta di Teramo, quest’ultima firmata il 22 giugno 2019, nell’ambito del II Forum internazionale del Gran Sasso, organizzato dalla diocesi e in collaborazione con l’università di Teramo, alla presenza del presidente Giuseppe Conte.

Si accendono dunque i riflettori sul territorio Teramano e il merito va in particolare ai buoni uffici, e all’influenza del vescovo Leuzzi, ex cappellano della Camera dei deputati, attento alle dinamiche economiche, sociali e culturali del territorio aprutino, fortemente ferito prima dagli eventi sismici del 2009 e del 2016 e 2017, e ora dalla emergenza sanitaria Covid-19. Per volontà del vescovo Leuzzi, infatti, sono state organizzate una serie di iniziative volte a coinvolgere il più possibile il territorio in un progetto di ampio respiro e in collaborazione con la Regione Abruzzo, la Provincia di Teramo, il comune di Castelli, l’Ufficio Scolastico Regionale insieme al liceo artistico “F. Grue” di Castelli, la Fondazione Tercas, l’Università di Teramo e il Sodalizio degli abruzzesi a Roma.

Iniziative che ruotano tutte attorno ad uno strumento chiave, in tempo di pandemia, che è il Presepe monumentale, un complesso scultoreo di 54 statue in ceramica, che vuole essere un “segno di speranza e di fiducia per tutto il mondo”, realizzato dai talenti dell’Istituto d’arte di Castelli, comune teramano tra le capitali mondiali della ceramica.

“Il presepe è una grande occasione per ripartire e lo facciamo con le eccellenze del territorio: Castelli si colloca in un contesto territoriale che ha molto sofferto per gli eventi sismici passati, e la realizzazione a Piazza san Pietro è un dono importante per tutta la comunità diocesana, per poter incrociare quelle motivazioni che l’aiutino a ritrovare sé stessa. Il cammino che stiamo vivendo verso l’11 dicembre lo abbiamo fatto aiutando le diverse realtà coinvolte, così come in questo momento stiamo facendo attraverso il convegno online per il gemellaggio tra l’Università di Teramo e quelle di Lubiana e di Novo Mesto”, ha detto Leuzzi.

“Tutto questo nella consapevolezza che, per ripartire, occorra mettere insieme tutte le istituzioni e realtà che possono favorire lo sviluppo delle nuove generazioni”, e ha aggiunto “in questo modo si crea un’internazionalizzazione fondamentale per la formazione dei nostri giovani, ma non nel senso di fuga di cervelli ma di esperienza e messa a disposizione degli altri dei propri talenti, poiché viviamo in un mondo globalizzato all’interno del quale bisogna camminare insieme. Soprattutto si devono creare occasioni di confronto fra diverse esperienze e formare i giovani ad essere cittadini del mondo, proprio come ci sta insegnando la pandemia: se non ci fosse una visione di insieme diventerebbe difficile risolvere isolatamente le difficoltà che si incontrano”.

Proprio per questo motivo il convegno sul gemellaggio tra le diverse realtà accademiche riunite per affrontare, il ruolo delle università nella cooperazione internazionale è stato “accolto immediatamente con entusiasmo dagli ambasciatori d’Italia e Slovenia, oltre che dalle università interessate e questo anche per fare esperienza di una comunione in Europa, come ha anche sottolineato l’ambasciatore sloveno presso l’Italia, Tomaž Kunstelj, che a breve inizierà la presidenza slovena presso l’Unione Europea”, ha riferito il vescovo che ha tenuto a sottolineare l’importanza di forme intermedie che favoriscano il senso di appartenenza alla comunità Europea: “la dimensione europea non deve essere vissuta solo dai vertici istituzionali ma anche dal mondo universitario e la chiesa ha il compito di favorire questo sentirsi accolti e valorizzati reciprocamente”.

Secondo Leuzzi, “in questo modo si mobilitano tanti giovani, docenti universitari e si comprende che l’esperienza europea non è un’astrazione ma può essere un cammino che ci coinvolge pienamente”. E tornando sul significato del presepe il vescovo ha spiegato che “dopo il cammino verso Piazza san Pietro vorremmo realizzare il sogno di una Cittadella della Carità, uno dei progetti a cui la Caritas di Teramo-Atri sta lavorando, luogo per accogliere le persone con difficoltà. Lo scopo è anche quello di favorire la risoluzione di problemi attraverso il coinvolgimento di quelle istituzioni che operano sul piano sociale nel territorio; intervenire quindi non solo in emergenza ma anche per il futuro. Lavoreremo su un grande tema: attenzione verso i bambini e gli adolescenti, questo perché l’esperienza della pandemia, credo porterà difficoltà sulla crescita psicologica”.

“La collaborazione tra l’Università di Teramo e quella di Lubiana e Novo Mesto è fondamentale perché generatrice di opportunità, tanto da caratterizzare questo piccolo Ateneo come un punto di internazionalizzazione importante nel quale si mira a dei percorsi formativi, di ricerca e di terza missione per le nuove generazioni provenienti da paesi diversi e da paesi in via di sviluppo, e questo lo dobbiamo anche alla collaborazione con la diocesi e in particolare con il vescovo Leuzzi che interagisce quotidianamente con il territorio”, ha aggiunto Mastrocola.

“In questo momento – ha continuato – stiamo vivendo l’esperienza del presepe monumentale di Castelli a Piazza San Pietro attorno al quale ruotano diversi eventi, come il convegno di oggi sulla unione tra realtà accademiche di diversi Paesi e che sulla scia della Carta di Teramo affronta il ruolo delle università nella cooperazione internazionale. Proprio su questo ultimo punto posso dire che sarei molto felice di riuscire a realizzare, dopo la lettera destinataci dal sindaco di Lampedusa, un progetto di rilievo europeo: portare una seduta della conferenza dei rettori africani a Lampedusa, il tutto sempre in collaborazione tra Università e Diocesi di Teramo.  Un sogno che vorrei si realizzasse, coinvolgendo anche ragazzi rifugiati”.

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