RIMPALLO NEL TEMPO TRA IL SINDACO E GLI ASSESSORI DI STEFANO E MORONI
GLI AQUILANI ESASPERATI SCELGONO LE VIE LEGALI, LE CARTE IN PROCURA

TERREMOTO: CASE POPOLARI CON CREPE,
DOPO 4 ANNI NON SANNO SE RICOSTRUIRLE

Autore dell'articolo: Elisa Marulli

16 Ottobre 2013 08:09

L’AQUILA – “Bisogna valutare quale è il rischio della faglia che passa sotto il paese di San Gregorio per decidere se ricostruire o meno”.

Le dichiarazioni dell’assessore alle Opere pubbliche Alfredo Moroni non farebbero una piega se fossero state pronunciate nel 2009, qualche mese dopo il sisma.

A quattro anni e mezzo dal terremoto, invece, suscitano rabbia e sdegno nella popolazione visto che riguardano il destino di un’intera frazione, su cui insiste un centro storico tra i più devastati la notte delle 3.32, con una casa-famiglia gestita dalle suore proprio ai margini della zona rossa, e un quartiere popolare dove vive una cinquantina di famiglie, rientrate in abitazioni agibili (classificate “A con lavori”) ma piene di crepe.

Famiglie che, esasperate dal silenzio e dal menefreghismo dell’amministrazione comunale, qualche giorno fa hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica attraverso l’avvocato Carlotta Ludovici per denunciare il Comune per i ritardi nei lavori di sistemazione delle case, per le quali lo stesso ente ha persino richiesto il pagamento del canone d’affitto.

E mentre gli abitanti delle case popolari chiedono che si proceda con i lavori di riparazione, il Comune non ha ancora deciso quale deve essere il destino del complesso popolare e, a questo punto, di tutta la frazione: sotto San Gregorio infatti passa la faglia che da Paganica arriva a San Demetrio, la stessa che secondo alcuni esperti ha originato il terremoto del 6 aprile 2009.

“Capisco perfettamente il problema e i disagi che vivono gli abitanti del complesso, ma se dovesse rusultare che la faglia è pericolosa dovremmo prendere delle decisioni diverse”, spiega Moroni.






In poche parole, le case classificate E potrebbero non essere mai ricostruite e quelle agibili, seppur con lavori da fare, potrebbero comunque non essere abitabili a causa del grande pericolo rappresentato dalla vicinissima faglia. A quel punto, la scelta più probabile sarebbe di trasferire le famiglie nei vari alloggi del progetto C.a.s.e. e Map.

Su eventuali studi in corso circa l’effettivo rischio, l’assessore rimpalla ad altri le responsabilità: “So che se ne stava occupando l’assessore Piero Di Stefano e che poi le redini sono state prese dal sindaco”.

A rendere il tutto ancora più paradossale è il fatto che per alcuni edifici, la volontà di ricostruire non è stata mai messa in dubbio: come per la chiesa dedicata a San Gregorio Magno, che si trova nel centro storico del paese, per la quale è stato dato l’avvio al bando per l’affidamento dei lavori, ben 2 milioni di euro raccolti dal governo russo.

Se studi specifici non sono stati ancora condotti o quantomeno resi noti dall’aministrazione comunale, come si è potuto decidere che ricostruire la chiesa lì dov’era prima del terremoto, quindi anche questa sulla faglia, non sia pericoloso?

Insomma, quale deve essere il destino degli abitanti di San Gregorio, non è dato saperlo. Che una faglia attiva passasse sotto il paese, non è una scoperta recente. Perché non si è fatto nulla finora?

Gli abitanti pretendono chiarezza e una risoluzione veloce della situazione da parte della politica, completamente assente in questi quattro anni e mezzo.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©






Ti potrebbe interessare anche:

Gli articoli più letti in queste ore:

Do NOT follow this link or you will be banned from the site!