TOUR POMERIDIANO CONCLUDE CONVEGNO NAZIONALE ARCIDIOCESI E CARITAS; TAPPE A SAN MASSIMO, COLLEMAGGIO, SAN GIUSEPPE ARTIGIANO E SAN BERNARDINO. D'AMICO, ''PER DUOMO IMPEGNO PER GARA NEL 2020''

TERREMOTO DELL’ANIMA: TRA I LUOGHI DI CULTO RICOSTRUITI E QUELLI ANCORA FERITI

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

26 Ottobre 2019 19:18

L'AQUILA – “Non si può abbozzare un cronoprgramma esatto per stabilire gli inizi lavori, contiamo di indire la gara di appalto nel 2020. Manca l'acquisizione di pareri della soprintendenza, e del genio civile, per avere filalmente un progetto appaltabile”.

Con “cicerone” il segretario regionale Mibac Abruzzo, l'architetto Stefano D’Amico, è stata la cattedrale metropolitana dei Santi Massimo e Giorgio, il Duomo dell'Aquila, dove i lavori di ricostuzione post-sisma, a dieci anni dal 6 aprile 2009, ancora non partono, l'ultima tappa del tour tra le chiese dell'Aquila, che ha segnato la sessione pomeridiana del congresso nazionale “Il terremoto dell'Anima”, organizzato dall’Arcidiocesi dell'Aquila in collaborazione con la Caritas Italiana e l'Università degli Studi dell'Aquila, a cui hanno partecipato oltre 350 persone da tutta l'Italia, dopo i due convengi della mattina nella sala Ipogea dell'Emicilcio, sede del consiglio regionale.

Le altre tappe sono state basilica di Collemaggio, San Bernardino, San Giuseppe artigiano, spedidamente restaurate a differenza del Duomo, ancora scoperchiato, e delle pietre antiche in attesa di tornare al loro posto. 

E per ogni monumento, a confermare il nesso tra ricostuzione materiale e interiore, le testimonianze del giornalista aquilano Giustino Parisse, dell'ex studente e ora medico Luigi Fusco, originario del Lazio, il parrucchiere Angelo Ottavi, di Ponzano, frazione di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, sfollato anche lui dalla frana del febbraio 2017.

Nella basilica di Collemaggio, restuita al mondo nel dicembre 2017, ad accogliere i relatori e i tanti cittadini uditori, è stato il girnalista del quotidiano il Centro, Giustino Parisse, che la notte del 6 aprile 2009, a Onna, perse i figli Domenico, 18 anni, Maria Paola, 16 anni, e il padre, Domenico, 75 anni. 

“Ritengo importante questa iniziativa della Caritas che pone l'attenzione sulle macerie del cuore Per quelli co e me hanno perso i loro cari, il terremoto non finirà mai, le ferite possono anche rimarginarsi, ma nulla e nessuno le potra mai cancellare”, ha detto il giornalista. 

A seguire, San Bernardino, gioello del barocco, il cui restauro si è concluso nel 2015. 

“Sono originario di Aquino, nel Lazio – ha affermato Fusco – all'Aquila mi sono iscritto a Medicina, e l'ho trovata bellissima, viva, stimolante e accogliente, e anche abbastanza economica. Qui ho incontrato anche la fede, e sono entrato a rar parte della Fuci. Le tante scosse non ci hanno allarmato, le vivevamo quasi come un  gioco. Quella notte sappiamo cosa è accaduto  – ha continuato il racconto con la voce rotta dall'emozione – Io ero ad Aquino, subito telefonate su telefonate ad amici e conoscenti. Ho avuto un senso di impotenza, ci sconsigliavano di venire, per non essere di intralcio ai soccorsi. In quel momento ho deciso che mai avrei abbandonato la città, non mi sono trasferito altrove, come tanti colleghi. Sono andato a vivere alla residenza San Carlo Borromeo, realizzata dopo il sisma. Ora sono medico, mi sono sposato e ho un bimbo piccolo. L'Aquila mi ha dato tantissimo”.

A San Giuseppe Artigiano – a pochi metri dal Duomo – la prima chiesa che ha riaperto le porte nel post-sisma, la testimonianza non poteva che essere di un artigiano, il parrucchiere Angelo Ottavi.





“I miei genitori – ha detto Ottavi – sono emigrati in Svizzera per mettere soldi da parte e costruire la nostra casa, così ho fatto io e così hanno fattoi i miei fratelli. E tutti i nostri sacrifici sono crollati da un giorno all'altro. Senza risparmi messi da parte. Poi, però, è arrivata la solidarieta di amici e parenti, del nostro parroco e della Caritas, che mi ha dato un contributo economico per riaprire la mia attività in una struttura provvisoria. Ma l'aiuto più grande non sono stati i soldi, bensì il sentirmi dire da Anna, volontaria Caritas, 'noi ti staremo vicini'. Questo ha innescato mia reazione, mi ha dato la forza di reagire”.

Infine, come in un viaggio a ritroso, la visita al Duomo ancora squarciato dal sisma, dove i cantieri sono ancora nella fase preliminare e si è in attesa del bando da 33 miloni di euro di cui si occuperanno Mibact e Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia.

“Questa è una ferita ancora aperta, siamo rimasti al 6 aprile di dieci anni fa. Un curioso destino, quello del Duomo, già ricostruito dopo essere stato raso al suolo dal sisma del 1703. Restano poche parti, della chiesa trecentesca. La facciata è stata completata nel 1923. I tempi lunghi, appunto sono nel suo destino”, le parole di Stefano D'Amico.

Poi, la visita silenziosa all'interno della Cattedrale, in gruppi da trenta, momento forse più intenso di un evento che si è snodato tra il filo sottile che lega morte e resurrezione.

La giornata si è conclusa con la celebrazione della Messa per le vittime del sisma, nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio (per tutti le Anime Sante), presieduta dal cardinale Giuseppe Petrocchi e concelebrata dai vescovi e sacerdoti presenti.

Seconda parte

Terza parte

Secondo momento : Il terremoto dell'anima

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