TERREMOTO L’AQUILA, 12 ANNI DOPO: “IO NON RIDEVO”

6 Aprile 2021 16:44

L’AQUILA – “Io non ridevo”.

Tre parole per riassumere lo sdegno, il dolore lacerante e la rabbia che non abbandonano gli aquilani, e nel giorno del 12esimo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009, i momenti di quella tragedia devastante tornano prepotentemente a riaffiorare, e L’Aquila piange i 309 morti sotto le macerie.

E tra i tanti messaggi arrivati in questo giorno di lutto, le stesse parole corrono ancora, insistentemente, sui social. Si riferiscono alla telefonata tra l’imprenditore edile napoletano Francesco Maria De Vito Piscicelli, coinvolto nell’inchiesta sui lavori per il G8, che si ricorda per aver riso, anche se lui ha sempre negato, insieme al cognato, Pier Francesco Gagliardi, la notte del 6 aprile del 2009 quando venne intercettato, sperando di ottenere nuovi appalti.

Piscicelli, che secondo il legale, Marcello Melandri, “ha subito un’esposizione mediatica eccessiva”, a causa delle intercettazioni, ed ” è stato evidentemente frainteso… e vive un grande disagio”, è stato minacciato più di una volta, e in un caso la minaccia si è tradotta in attentato, quando gli è stato bruciato un elicottero. L’imprenditore campano lo scorso anno ha tentato il suicidio, ingerendo barbiturici, in quanto, sempre secondo l’avvocato, l’inchiesta sui Grandi eventi ne avrebbe segnato molto le condizioni psicologiche.

Quell’intercettazione all’Aquila non è mai stata dimenticata e oggi, ancora una volta, la città ricorda che “Non rideva” alle 3.32 del 6 aprile.

L’INTERCETTAZIONE:

PISCICELLI: sì

GAGLIARDI: …oh ma alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito… non è che c’è un terremoto al giorno

P: …no…lo so (ride)

G: …così per dire per carità…poveracci

P: …va buo’ ciao

G: …o no?

P: …eh certo…io ridevo stamattina alle 3 e mezzo dentro il letto (il riferimento è all’ora del sisma, ndr).

G: …io pure…va buo’…ciao.

Successivamente, l’imprenditore ha smentito di essere lui quello che rideva, sottolineando che si trattava invece del cognato, definito la “metastasi della mia vita” e ha inviato comunque una lettera di scuse per “quella frase scioccante”.

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