TERREMOTO L’AQUILA: 309 RINTOCCHI DELLE CAMPANE E UN FASCIO DI LUCE VERSO IL CIELO

5 Aprile 2021 21:39

L’AQUILA – Trecentonove rintocchi delle campane, come le vittime del terremoto, l’accensione del braciere da parte di un vigile del fuoco, davanti alla Chiesa di Santa Maria del Suffragio, e da Piazza Duomo un fascio di luce che si staglia verso il cielo.

A 12 anni dal terremoto del 6 aprile del 2009, L’Aquila non dimentica i terribili momenti vissuti quella notte e le 309 vittime che pagarono il prezzo più caro. E dalla piazza simbolo della città una luce tocca il cielo, in segno di ricordo e di speranza, ancora di più nel secondo anno in cui,  a causa dell’emergenza covid, le cerimonie si svolgono in forma ristretta.

Oltre al vigile che ha acceso il braciere, presenti il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, il sindaco di Cugnoli (Pescara), Lanfranco Chiola, in rappresentanza dei Comuni del cratere, il prefetto Cinzia Torraco e il cardinale Giuseppe Petrocchi.

“Questa liturgia, in cui commemoriamo le Vittime del sisma del 6 aprile 2009, non è dominata da una mestizia reclinata su sé stessa, ma è avvolta dalla luce e dalla grazia della Pasqua”, le parole dell’omelia del cardinale Giuseppe Petrocchi durante la messa nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio.

“Le Vittime del terremoto sono stati e continuano ad essere – a pieno titolo – membri del Popolo che noi formiamo. Perciò non appartengono soltanto ai ‘loro’ parenti, ma sono e rimangono ‘nostri’ fratelli e con-cittadini, nella grande Famiglia aquilana. Perciò, insieme a noi, ‘ri-costruttori’ di una Comunità, ecclesiale e civile, impegnata nel tessere iniziative di ‘risurrezione’: infatti la ‘ricostruzione’, senza ‘risurrezione’, sarebbe un’attività solo edilizia e architettonica, destinata a non ricomporre e consolidare il Popolo Aquilano”.

“Le luci accese sulle finestre diventano espressione esterna delle lampade che ardono nel cuore, alimentate dalla condivisione d’anima e da vicinanza partecipe. I rintocchi delle campane,  non rappresentano segnali di lutto, ma un richiamo ad un ‘patto’ sociale – scritto non sulle carte, ma nelle coscienze – che ci impegna a tendere, insieme, non solo al ‘come prima’, ma al ‘di più’ e al ‘meglio'”.

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