TERREMOTO L’AQUILA, BIONDI: “COME 12 ANNI FA, DOBBIAMO REIMPARARE A VIVERE NELLA NORMALITA'”

di Azzurra Caldi

5 Aprile 2021 20:12

L’AQUILA – “Sono due anni che questo rito del dolore, della speranza, è stato registrato dall’emergenza sanitaria da cerimonia corale a evento in solitudine. Una pandemia che oggi, su esplicita richiesta dei familiari delle vittime del 6 aprile 2009, ha portato alla decisione di rinviare l’inaugurazione del Parco della Memoria a quando potrà di nuovo esserci un momento comunitario. È desiderio dei familiari, infatti, che l’intera città possa vivere da subito il Parco della Memoria, pensato per accogliere la rifioritura della vita, il ricordo di un dolore privato che si è trasformato nella sofferenza di tutti”.

È un passaggio del discorso, durato poco meno di 7 minuti, che il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha pronunciato al termine della Santa Messa celebrata dal cardinale Giuseppe Petrocchi nella Chiesa di Santa Maria del Suffragio, nel 12esimo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009.

Dopo aver ringraziato Petrocchi, il parroco don Daniele Pinton e i tutti presenti, Biondi ha ricordato le 309 vittime e rivissuto i momenti drammatici della notte del 6 aprile, parlando anche del Parco della Memoria che finalmente prende forma dopo 12 anni e la cui inaugurazione, però, è stata rinviata a causa dell’emergenza sanitaria. A tal proposito, un pensiero è andato ai giovani “che oggi si affacciano, sia pure con affanno, nel mondo del lavoro”. Ha sottolineato come, “ancora una volta, dopo il 6 aprile di 12 anni fa, oggi dobbiamo fare ricorso alla nostra forza interiore di gente di montagna. Dobbiamo reimparare a vivere nella normalità”. Ha ricordato i due operai stranieri morti nel tragico crollo a San Pio delle Camere e, come a loro, a tutto i lavoratori che “hanno contribuito con il loro lavoro a fare dell’Aquila una città ancora più sicura e ancora più bella”. E ancora, il messaggio di cordoglio e un pensiero commosso per Giovanna Di Matteo, simbolo dello storico corteo della Perdonanza, che si è spenta oggi 70 anni a causa di una malattia.

DI SEGUITO IL DISCORSO COMPLETO

La ringrazio per questa opportunità che ha dato al popolo aquilano di poter e non solo di poter seguire questa celebrazione in forma contenuta come il periodo impone.

Un grande riformatore che ha illuminato il 900, San Paolo VI, ebbe a dire che l’uomo contemporaneo ascolta più i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni.

I nostri cari, sacrificati sotto le macerie, sono diventati parte di noi, testimoni in un dialogo tra anime, di una visione della vita che attraverso la forza del lutto, dell’emozione che scaturisce dal dolore, produce la speranza di apertura al futuro.

Sono due anni che questo rito del dolore, della speranza, è stato registrato dall’emergenza sanitaria da cerimonia corale a evento in solitudine. Una pandemia che oggi, su esplicita richiesta dei familiari delle vittime del 6 aprile 2009, ha portato alla decisione di rinviare l’inaugurazione del Parco della Memoria a quando potrà di nuovo esserci un momento comunitario. È desiderio dei familiari, infatti, che l’intera città possa vivere da subito il Parco della Memoria, pensato per accogliere la rifioritura della vita, il ricordo di un dolore privato che si è trasformato nella sofferenza di tutti.

È esemplare quanto magnifico questo gesto dei familiari che dimostra come la sofferenza fatta di tante croci possa portare ad azioni che mitigano e leniscono il dolore, stemperandolo nella forza di una popolazione coraggiosa, nei sorrisi melanconici quanto spensierati degli adolescenti che erano bambini al tempo delle devastazione. E nella voglia di contribuire alla rinascita dei ragazzi di allora che oggi si affacciano, sia pure con affanno, nel mondo del lavoro.

Credo sia giusto in questa serata così carica di emozioni e di significati, rivolgere il nostro pensiero anche agli operai italiani e stranieri che hanno contribuito con il loro lavoro a fare dell’Aquila una città ancora più sicura e ancora più bella. E voglio pensare che il Parco della Memoria possa dare spazio anche al ricordo degli operai vittime nei cantieri della ricostruzione, come il lavoratore romeno e il lavoratore macedone travolti e uccisi dal crollo di un edificio a San Pio delle Camere.

In queste ore così evocative e di grande afflato, un segno di condivisione va rivolto anche a quelle categorie, come gli operatori economici, messi a dura prova dalla pandemia e che non sono stati opportunamente ristorate. E poi ai lavoratori dello spettacolo, alle piccole realtà culturali, strategiche per il nostro tessuto sociale. Alle famiglie con persone non autosufficienti o con figli con disabilità. Un mondo di persone per bene alle quali la vita continua a sottrarre certezze.

‘Prega come se tutto dipendesse da Dio e agisci come se tutto dipendesse date’, ci insegna sant’Ignazio di Loyola. Oggi più che mai è il tempo della preghiera, comunque la si voglia intendere e praticare. Preghiera che è corresponsabilità, ma anche la forza che permette di affrontare la complessità della vita. Tutto dipende da noi, Dio non vive al posto nostro. Ma come un buon padre ci aiuta a capire che ognuno di noi è più grande del proprio dolore per le persone care che il terremoto ci ha portato via e siamo più grandi dello smarrimento che la pandemia ci affligge. Che siamo più grandi del timore di non farcela, che siamo più grandi di chi, attraverso i social, alimenta le nostre paure sfruttandole per basse finalità.

La speranza può essere intesa non solo come l’aspettativa di un futuro migliore del presente. Ma come la virtù di chi non molla, di chi non si fa sopraffare dalla pandemia e comprende che è il momento di affidarsi alla scienza e a quei valori di civiltà e rispetto per gli altri che ci suggeriscono un’adesione convinta alla campagna di vaccinazione.

Ancora una volta, dopo il 6 aprile di 12 anni fa, oggi dobbiamo fare ricorso alla nostra forza interiore di gente di montagna. Dobbiamo reimparare a vivere nella normalità. Il dolore non ferisce soltanto ma stimola le nostre risorse più profonde per affrontarlo e viverlo all’altezza di una dignità umana che la storia continua a riscattare tra le pieghe di avvenimenti carichi di orrori ma anche che successi e rinascita.

In questi giorni di profonda riflessione, un altro lutto ha pervaso la comunità aquilana: Giovanna Di Matteo, purtroppo,  non ce l’ha fatta e perdiamo una figura di altissimo spessore culturale. Una personalità dalla valenza poliedrica, storica dell’arte e della sovrintendenza. Per noi era la donna che ha rivoluzionato l’aspetto estetico e storico del corteo della Bolla del Perdono, per noi ne era diventata la vera anima, contribuendo in maniera importante al riconoscimento della nostra Perdonanza quale patrimonio immateriale culturale dell’umanità Unesco. La ringraziamo per tutto quello che ha fatto, ci mancherà molto.

E insieme ringrazio tutta la comunità aquilana, tutte le comunità dei comuni del cratere che qui sono rappresentate dal sindaco di Cugnoli che ringrazio e a cui prego di estendere i saluti a tutti i colleghi sindaci, e ringrazio tutti voi.

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