TERREMOTO L’AQUILA: “UNA NOTTE DI PAURA E LA NASCITA DI SOFIA, TANTI SACRIFICI PER LA NOSTRA CITTA'”

5 Aprile 2021 15:19

L’AQUILA – “In questa tranquilla giornata del 2009 mi apprestavo a preparare la valigia e a sistemare la cameretta tutta rosa con gli ultimi ritocchi per l’arrivo da un momento all’altro di Sofia, primogenita dei nostri tre bambini. Nulla fu come pensavo, fummo svegliati come tutti da un tuono e un rumore assordante che a stento ci faceva fuggire fuori mentre tutto intorno a noi ci crollava addosso. La paura, il buio, l’odore e la polvere su di noi, e una bimba che volevamo ancora proteggere, fino all’ultimo, ma che invece aveva deciso di venire a conoscere il mondo proprio in quella notte tragica e così fu”.

Anna Moscardi rivive così il suo personale ricordo della notte del 6 aprile del 2009, 12 anni dopo il terremoto che a Paganica distrusse la casa nella quale abitava con il marito Marcello De Angelis che lo scorso 18 luglio, ha aperto in onore del negozietto che suo nonno – del quale porta il nome e che gli ha trasmesso i talenti per il commercio – aprì nel lontano 1945 in piazza Duomo numero 27, “La Bottega da Marcello”.

Quella stessa mattina del 6 aprile, Anna diede alla luce, all’ospedale di Rieti, perché quello dell’Aquila era in condizioni terribili, la splendida Sofia, la prima di tre figli (gli altri sono Leonardo e Nicole).

“Nacque nella peggiore delle notti che abbia vissuto la nostra città – dice oggi Anna – Mio marito ci ha salvate in ogni modo possibile, intorno il vuoto. Un vuoto che per 12 anni la nostra L’Aquila con forza sta riempiendo, ricostruendo pezzetto per pezzetto. Gli aquilani, gente seria che non molla, colpita dal terremoto prima e come tutto il mondo dal covid poi. Noi aquilani siamo abituati a soffrire, tutti abbiamo avuto perdite in famiglia che ci hanno distrutto l’anima, ma stiamo rinascendo e supereremo anche questo maledetto virus. Abbiamo tre bimbi, il terremoto non ci ha fermato, l’incertezza di riaprire ‘La Bottega Da Marcello’ in centro storico in piena pandemia, in una città invernale fantasma, non ci fa arretrare di un millimetro perché la nostra città ha bisogno di coraggio, di vita, di forza ed iniziative”.

“Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri giovani che da 12 anni stanno sopportando una città in sofferenza, una città che deve rivivere e brillare ancor più di prima. Vogliamo contribuire ad esportare la nostra tradizione, la nostra cultura e i nostri sapori in tutto il mondo. Amiamo L’Aquila, le nostre radici sono qui e faremo di tutto per valorizzarla, costi sudore e sacrifici, ma non importa perché la speranza e la rinascita della nostra città ci ripagherà di tutto. Noi non ci fermiamo, per L’Aquila”.

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