TERREMOTO L’AQUILA: “UNA VERGOGNA, LO STATO SI AUTOASSOLVE E CONDANNA LE VITTIME”

MANIFESTAZIONE ALLA VILLA COMUNALE CONTRO SENTENZA SHOCK; VITTORINI: "E' ABOMINIO, PERICOLOSISSIMA IN UN PAESE PIENO DI STRAGI"; COMITATO RIGOPIANO: "TANTE TRAGEDIE, UN SOLO COPIONE" BIONDI: "FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI E NEL SISTEMA GIUDIZIARIO"; FINA (PD) DEPOSITA DDL A FAVORE FAMILIARI

di Azzurra Caldi

23 Ottobre 2022 11:58

L'Aquila - Gallerie Fotografiche, Terremoto e Ricostruzione

L’AQUILA – “Vergogna”: un grido unanime e spontaneo dopo la lettura dei titoli di giornale di 13 anni fa e l’ascolto degli ormai famosi audio delle telefonate che hanno preceduto la tragedia, materiale sul quale si è a lungo discusso con il processo alla Commissione Grandi rischi.

Centinaia di persone oggi all’Aquila per la manifestazione tra la Villa comunale e palazzo dell’Emiciclo per dire che le vittime del terremoto del 6 aprile 2009 non hanno alcuna colpa, come recita invece la sentenza shock in sede civile del Tribunale riferita ad alcune delle vittime morte nel crollo di uno stabile in via Campo di Fossa, in cui persero la vita 24 persone sulle 309 complessive.

La richiesta di risarcimento da parte dell’Avvocatura dello Stato è stata accolta dalla sentenza del giudice del tribunale civile dell’Aquila, Monica Croci, ma il tribunale ha anche riconosciuto una corresponsabilità di alcuni dei ragazzi morti, pari al 30%, perché ha ritenuto siano stati imprudenti a non uscire dopo la seconda scossa,  e ha condannato i Ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e gli eredi del costruttore del condominio, deceduto, dell’impresa Del Beato, mentre ha respinto le domande nei confronti del Comune dell’Aquila e nei confronti del condominio.

E così, dopo l’indignazione, è scattata la mobilitazione: “Le vittime non hanno colpa”, hanno ribadito i partecipanti.

Tra loro molti parenti delle vittime del terremoto e comitati sorti nel Paese all’ indomani di altre catastrofi come quella del ponte Morandi, di Rigopiano o quella relativa all’inquinamento di Taranto.

Davanti all’Emiciclo, sede del Consiglio regionale, presenti, tra gli altri Vincenzo e Federico Vittorini, in rappresentanza dei familiari delle vittime.

È stato lo stesso Vincenzo Vittorini, che nel terremoto ha perso moglie e figlia, a ripercorrere i momenti drammatici che hanno portato alla notte del 6 aprile.

“Lo Stato salva se stesso, assolve chi aveva responsabilità e condanna le vittime di una strage di Stato. Condannare le vittime con il 30% di colpa è un abominio considerate le troppe stragi italiane per le quali non è stata fatta né verità né giustizia”.

Il primo a prendere la parola è stato il figlio, Federico: “Una sentenza che crea un precedente pericoloso – ha detto – giudici del genere non devono continuare a esercitare, mi prendo la responsabilità di quello che dico. Perché una sentenza del genere attribuirebbe la colpa persino a Falcone e Borsellino per il fatto di aver combattuto la Mafia. Chi c….. gliel’ha fatto fare di combattere la mafia?”.

“Prima rassicura poi condanna le vittime e il popolo aquilano, ennesima vergogna dello Stato italiano”, recita uno striscione dei Red Blue Eagles, mentre un altro con scritto “Le vittime non hanno colpa” ha affiancato il palco da cui sono partiti gli interventi.

Presente anche l’avvocato Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambaldi, studentessa di Ingegneria rimasta uccisa nel crollo della palazzina di via
Campo di Fossa. Dal suo caso, unito a quello di altre 4 vittime, ha avuto origine la sentenza civile che attribuisce il 30% delle colpe a chi è rimasto schiacciato dalle macerie.

“Mi auguro che questa sentenza non abbia seguito. D’altra parte, si tratta di un provvedimento senza precedenti da parte di un magistrato che più volte si è occupato del terremoto, senza mai peraltro attribuire alle vittime alcuna responsabilità né del 30% né del 15% o del 5%. Sono per questo meravigliata. Le domande che mi faccio, dunque, è per quale motivo questa sentenza? Perché proprio adesso? Perché proprio a noi?”.

Presente anche l’avvocato Wania della Vigna che ha seguito le vicende dei parenti delle vittime per la Casa dello Studente o per altri fabbricati di via Campo di Fossa: “Mi auguro che questa sentenza venga ribaltata in appello – ha spiegato – anche per scongiurare possibili ripercussioni in sede processuale riguardo questa tragedia, ma anche altre vicende come il disastro di Rigopiano o il terremoto di Amatrice”.

“Noi cittadini e soprattutto noi familiari delle vittime siamo solidali fra noi – ha detto Carla Esposito, zia di Francesco giovane scomparso la notte del 6 aprile 2009 – Questa sentenza non è affatto giusta anche perché rivanga un passato che facciamo fatica anche solo a ricordare”.

Tra gli interventi anche quello di Lilli Centofanti, sorella di Davide, morto nel crollo della Casa dello Studente: “È un provvedimento che getta fango sulle vittime e incertezza sui vivi – ha valutato – ma una sentenza che al contempo ci riscopre come comunità, in grado di portare avanti insieme le stesse battaglie”.





Nel corso degli interventi è stata ricordata più volte anche Antonietta Centifanti, venuta a mancare a 65 anni ad aprile dello scorso anno, una delle protagoniste più importanti della battaglia di giustizia e verità sul sisma che ha ucciso il nipote Davide.

VITTORINI: “SENTENZA E’ ABOMINIO, PERICOLOSISSIMA IN UN PAESE PIENO DI STRAGI”

“È una sentenza pericolosissima, soprattutto in una nazione come la nostra, tappezzata di stragi da nord a sud, come dimostrano le tante persone  qui presenti oggi”.

Così, ad AbruzzoWeb, Vincenzo Vittorini, volto simbolo per 13 anni della battaglia per il riconoscimento dei diritti delle vittime: “Condannare le vittime con il 30% di colpa è un abominio laddove qui in Italia e in altre stragi italiane non è stata fatta né verità né giustizia”.

“Siamo tutti ancora alla ricerca di verità e giustizia e invece ci siamo trovati davanti ad una sentenza del genere, con la quale vengono condannate le stesse vittime. Se dovesse succedere qualsiasi cosa, spero di no, qualsiasi giudice potrebbe ricordarsi di questa sentenza. Ancora altro male, oltre a quello che è già stato fatto”.

COMITATO VITTIME RIGOPIANO: “TANTE TRAGEDIE, UN SOLO COPIONE”

Anche il comitato dei parenti delle vittime di Rigopiano ha partecipato all’Aquila alla manifestazione per protestare contro la sentenza riguardante le vittime del terremoto del 2009.

Un provvedimento che ha attribuito parte della responsabilità delle morti proprio alle vittime, scatenando polemiche e reazioni.

Il comitato che unisce parenti e amici delle 29 persone morte il 18 gennaio 2017 con il crollo dell’hotel Rigopiano a Farindola (Pescara) ha portato uno striscione e testimonianze, anticipate da una dichiarazione sui social ripetuta al microfono, nell’arco degli interventi che si sono alternati all’Emiciclo.

“In Italia – hanno detto i membri del Comitato – ogni anno si verificano tragedie che si potrebbero e si dovrebbero evitare, dovute all’incuria, all’imperizia, alla mala gestione e al profitto. Per ognuna di esse il copione è più o meno lo stesso: si contano numerose vittime e altrettante famiglie distrutte, condannate all’ergastolo del dolore e allo stillicidio di processi penali che durano decenni e che, quando non si concludono con la prescrizione, portano a condanne irrisorie degli imputati, tra sconti e saldi vari”.

“Questa è la triste realtà della giustizia italiana, adesso aggravata da una sentenza del processo civile che ritiene alcune vittime del terremoto del 2009 all’Aquila in parte responsabili della propria morte … cioè da vittime a colpevoli”.

Un provvedimento definito “Assurdo, indicibile e disumano verso chi ha perso la vita quella notte e verso chi da allora sopravvive a questo immane dolore”.

La signora Angela Spezialetti ha esibito il cartello “Le vittime non hanno colpa” sul giubbino rosso che apparteneva a sua figlia Cecilia Martella, morta a Rigopiano. La zip sbottonata lascia intravedere un medaglione con l’immagine della ragazza. “Già il nostro processo fa i conti con continui ritardi e scioperi – ha detto – Ora temiamo di fare i conti con questa situazione che rischia paradossalmente di far passare le vittime come colpevoli”.

BIONDI: “FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI E NEL SISTEMA GIUDIZIARIO”

“Ritengo doveroso sottrarre l’istituzione che rappresento dal giudizio verso l’operato di un’altra istituzione, indipendente, dello stato di diritto e custode del potere giudiziario, sancito dalla nostra Costituzione”.





È un passaggio della lettera del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, letta questa mattina durante la manifestazione da Rita Innocenzi, candidata indipendente del Pd alle elezioni del 25 settembre scorso.

“Non mi è sfuggito – si legge in uno dei passaggi della lettera -, d’altro canto, come una parte della città abbia ravvisato un ritardo nell’espressione del mio pensiero riguardo alla vicenda. A tal proposito, coerentemente con il criterio appena esposto, approfitto di questa occasione, esclusivamente a voi dedicata, per precisare che ho ritenuto di dover attendere un confronto con l’associazione rappresentate dei magistrati per parlarvi. In maniera concreta, proprio perché confido nelle istituzioni, perché so quanto incidono sulla vita delle persone, perché la legge prevede più gradi di giudizio, a garanzia dell’equità, e perché è su queste basi normative che la convivenza civile si poggia”.

“In attesa che si risolvano i gradi di giudizio che, mi auguro, facciano piena chiarezza sulla vicenda, ogni aquilano, ogni esponente delle istituzioni, può fare la sua parte per rinsaldare la memoria, onorare la sua storia, curare il ricordo delle nostre vittime”.

“Credo fortemente nella giustizia e nel sistema giudiziario italiano, nei confronti dei quali i sentimenti di reiterata fiducia vanno riposti anche quando vengono messi in discussione”, ha concluso Biondi.

FINA (PD) DEPOSITA DDL A FAVORE FAMILIARI VITTIME: “LO STATO È IN DEBITO”

“Ho risposto all’appello come cittadino perché qui non conta l’appartenenza. Ma un parlamentare può fare qualcosa. Io ho depositato in queste ore un disegno di legge, a partire da quello proposto alla Camera da Stefania Pezzopane nella precedente Legislatura, per Disposizioni in favore dei familiari delle vittime dei terremoti del 2009 e del 2016”.

Lo ha detto Michele Fina, senatore del Partito Democratico, segretario del Pd Abruzzo, che ha partecipato manifestazione. Prevedendo 40 milioni nel 2023, il ddl depositato da Fina dispone indennizzi e facilitazioni al collocamento lavorativo per i familiari delle vittime.

“Spero che questa legge possa essere condivisa da tutti e intendo non solo le parti politiche ma anche le altre parti del Paese. Per la dignità e la giustizia e il rispetto che le vittime meritano. Il punto non è solo avere riconoscimenti economici e collocamento obbligatorio ma riconoscere che lo Stato è in debito verso le vittime”.

Fina ha anche ringraziato gli organizzatori della manifestazione che “nasce dal basso e che ha coinvolto spontaneamente tantissime cittadine e cittadini. Ad una sentenza incomprensibile si poteva rispondere con l’avvilimento o con l’indignazione. Solo la seconda fa reagire, combattere, per non piegarsi all’idea che fa comodo a troppi che tutto questo finisca in ombra, senza più rompere troppo le scatole. Dietro questo 30% di responsabilità c’è un’idea di società che rimette al centro il senso di colpa. Un senso di colpa che le vittime conoscono bene, alimentato da chi ti guarda a volte con paternalismo”.

PEZZOPANE: “LE VITTIME NON POSSONO AVERE COLPA, CONTINUEREMO A COMBATTERE”

“Abbiamo più volte chiesto verità e giustizia in questi 13 anni, tutto potevamo immaginare ma non che una sentenza potesse dare colpa alle vittime. Le vittime non possono avere colpa”.

Così, ad AbruzzoWeb, Stefania Pezzopane, già parlamentare Pd e consigliere comunale dell’Aquila: “Tutti quella notte restammo a casa perché eravamo stati rassicurati – ha aggiunto Pezzopane – Pensare che restare a casa possa essere una colpa è obiettivamente ingiusto. Siamo qui come cittadini e come ogni giorno di questi ultimi 13 anni continueremo a combattere per la verità e la giustizia”.

SCIMIA (FDI): “SENTENZA DIFFICILE DA ACCETTARE, VICINI A PARENTI VITTIME”

“La nostra presenza è doverosa, come consiglieri comunali e come cittadini, perché oggi vestiamo la casacca neroverde. La sentenza ci ha lasciato senza parole ed è difficile da accettare”.

Così Leonardo Scimia, capogruppo di FdI al Consiglio dell’Aquila presente insieme al suo gruppo alla manifestazione: “Vogliamo esprimere vicinanza ai parenti delle vittime, ad una città che ha sofferto e merita maggior rispetto. Restiamo comunque fiduciosi sull’operato delle istituzioni e della Magistratura”, ha aggiunto.

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