TERREMOTO: PSICOLOGA, ”A L’AQUILA SI STA BENE”, FERMENTO E FANTASIA

Autore dell'articolo: Elisa Marulli

5 Aprile 2015 09:02

L’AQUILA – Una delle città d’Italia in cui si vive meglio è L’Aquila.

Un assunto paradossale, visto che si celebra il sesto anniversario dalla tragedia che ha portato distruzione e morte, annientato centri storici e spezzato vite.

Ma all’Aquila, nonostante le difficoltà e i problemi del post terremoto, si costruisce in maniera tangibile il futuro, con la speranza in un domani diverso, positivo.

“Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità”, diceva Albert Einstein, in uno degli aforismi che meglio sintetizza il senso di quanto accade nel capoluogo abruzzese.

Basta cambiare punto di vista, vedere il rovescio della medaglia di un fatto negativo, osservando la forza che dal caos si sprigiona e prende forma.

“La situazione in Italia è drammatica: la crisi economica ha bloccato qualsiasi processo di crescita ed è difficile per gli italiani avere speranza nel futuro – spiega Enrica Strippoli, psicoterapeuta che lavora nel capoluogo abruzzese – Anche qui, all’Aquila, le difficoltà sono molte. Ma quello che abbiamo e che altre città non hanno è il movimento, il fermento, dato dalla ricostruzione in atto. Altri luoghi implodono, noi esplodiamo”.

Il processo di ricostruzione è avviato, “sono sempre più numerosi i palazzi del centro in cui i lavori sono terminati, molti sono in procinto di essere riconsegnati, le persone piano piano stanno ripopolando il centro. Tutto questo trasferisce un senso di continuità, di speranza nel ‘domani’, prospettive senza le quali l’essere umano si deprimerebbe”.

Un fermento positivo che genera, come sostiene la dottoressa, una creatività che non ha eguali rispetto a prima del terremoto.

“Il movimento verso il futuro è come benzina per l’essere umano – spiega – Le iniziative culturali in città si moltiplicano, ci sono nuove idee e progetti. Sempre più locali fanno musica dal vivo, teatri anche piccoli sono sempre pieni di gente desiderosa di cultura, in generale c’è più spazio per la creatività dei singoli cittadini”.

Accanto a questo fermento, ovviamente restano gli “ostacoli” alla concretizzazione, a volte, di questa dinamicità. Basti pensare alla mancanza di cinema (c’è solo un multisala in città), di luoghi per le rappresentazioni teatrali, sebbene qualche spazio abbia aperto.





“Ma questo è legato ad aspetti che esulano dalla natura dell’uomo – aggiunge la dottoressa Strippoli – Sono problemi che esistono, così come la mancanza di lavoro e la crisi che avvertiamo pesantemente anche all’Aquila, gli anziani che soffrono l’isolamento perché ‘confinati’ nei progetti C.a.s.e.”.

Ma il punto è che, escludendo ovviamente lutti e perdite importanti, anche le criticità si possono guardare da un’angolazione diversa, scorgendone le bellezze.

“Lo stesso fatto di poter rientrare a casa, per esempio, dopo averla ricostruita, arredarla di nuovo, dà questa sensazione di ‘ricominciare’ che genera piacere e proietta verso il nuovo, il futuro”, spiega.

Insomma, si può sperimentare questa nuova prospettiva: vedere ciò che di buono il terremoto ha portato.

“C’è chi si piange addosso e chi vede le opportunità in ogni cosa, dipende dalla natura di ognuno. L’invito è proprio a ‘sfruttare’ questo fermento”, conclude.

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