EVASIONE FISCALE PER FINANZIARE AL NUSRA: INQUIETANTI CONTENUTI INTERCETTAZIONI DEI DIECI ARRESTATI; CAPO ORGANIZZAZIONE IMPRENDITORE TUNISNO AD ALBA ADRIATICA E GUIDA SPIRITUALE A MARTINSICURO; INDAGATO COMMERCIALISTA CIVITELLA DEL TRONTO

TERRORISMO, ARRESTI IN ABRUZZO: ”DIO BENEDICA BIN LADEN”, IN CELLA IMAM

8 Settembre 2019 09:53

TERAMO – “Dio benedica la sua anima”, riferendosi al terrorista islamico di Al Quaida Osama Bin Laden. E ancora: “Solo Jabhat al Nusra e i Mujahidin sono ribelli che contano, quelli che sono pronti per il martirio, sono una grande forza d'attacco. Gli uomini di Jabhat al-Nusra camminano senza guardare indietro verso la morte o il martirio e Dio li aiuta perché sa cosa c'è dentro il loro cuore. Quando i loro nemici li vedono tremano dalla paura e dal terrore”. Affermazioni in cui traspare la giustificazione degli attentati terroristici di Parigi del novembre 2015, che hanno provocato 130 morti.

Parole inquietanti, intercettate dagli investigatori nel corso dell'operazione “Zir-Money Transfer”, coordinata e diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed Antiterrorismo di L'Aquila, trascritte dell'ordinanza del gip Romano Gargarella. Sono le parole del tunisino Jameleddine Kharroubi, 57 anni, commerciante in tappeti e ristrutturazioni edili, residente  a Torino con dimora stabile ad Alba Adriatica, in provincia di Teramo, ora in carcere assieme all'Imam della  moschea “Dar Es- Salam” di Martinsicuro, Atef Ardubi, 40 anni, tunisino anche lui, residente a Castorano (Ascoli Piceno).

Figure chiave di una rete di presunti fiancheggiatori e finanziatori di Al Nusra, gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012, nel contesto della guerra civile siriana, in Siria e in Libano, affiliato ad Al-Qaida fino luglio 2016.

Indagato anche un commercialista di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo.

L'inchiesta partita nel 2015, coordinata dal pm David Mancini, ha portato in totale al controllo di 55 persone, a 10 arresti e 17 indagati, per reati tributari e di autoriciclaggio, con finalità di terrorismo. Ai domiciliari anche moglie di  Kharroubi, il figlio, il nipote e un parente, residenti ad Alba Adriatica, come pure un altro tunisino. Le somme raccolte, che servivano a finanziare Al Nusra, ed anche da devolvere a imam radicali, sfiorano il milione di euro. Sequestrati un immobile in via Dante Alighieri e Martinsicuro, un immobile in via Verona ad Alba Adriatica, ed altri immobili  a Martinsicuro e Alba Adriatica, riconducbili a Kharroubi, anche intestati ai parenti.

Sotto stretta osservazione proprio Kharroubi, per le sue posizioni radicali e anti-occidentali, come pure l'imam di Martinsicuro.

Ad Alba Adriatica e Martinsicuro, Kharroubi era solito invitare anche altri imam radicali tra cui l'algerino Yacine Gasri che nel 2017 è stato condannato in via definitiva a 4 anni per associazione con finalità di terrorismo internazionale.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il tunisino aveva contatti con l’iman della mosche di Bari (la moglie era dipendente fittizia di una società a lui riconducibile) e con quello di Aversa (Napoli) ospitato nella sua abitazione di Alba Adriatica (Teramo) in occasione di un sermone celebrato nella moschea di Martinsicuo (Teramo).

L'organizzazione, era dedita a raccogliere soldi, tramite evasione fiscale, per finanziare l'organizzazione terroristica “Al Nusra”, in particolare per agevolare l'ingresso in Siria dei miliziani. Uno dei metodi era quello dei contratti di lavoro falsi oppure di lavoratori assunti e pagati regolarmente di più, con somme che poi venivano prelevate in contanti e restituiti così da creare fondi neri.





Il denaro veniva trasferito a Ganziatep, in Turchia, a 70 chilometri dalla Siria, con operazioni illegali tra cui fatturazioni false, con trasferimenti fatti da corrieri e anche con il pagamento di somme superiori ai dipendenti di aziende che facevano capo a Kharroubi e ai complici: essi poi restituivano la parte eccedente che veniva utilizzato in modo illecito.

Ai domiciliari sono finiti la moglie di Kharroubi, Nicoletta Piombino, 51enne di Corato (Bari) residente a Torino, il figlio Omar Kharroubi, 26 anni, tunisino residente a Torino, Cristina Roina, torinese, commercialista e contabile del gruppo, 44 anni, Sahbi Kharaubi, tunisino di 36 anni, residente ad Alba Adriatica, un altro parente, Akram Mohamed Kharaubi, tunisino di 36 anni, nipote del capo, residente ad Alba Adriatica e Wissal Doss, 29 anni, residente ad Alba Adriatica, tunisino, Sabeur Jebril e Sofiene Ben Jebril, tunisini, di 41 e 40 anni, residenti a Torino,

Gli indagati, per contestazioni secondarie nell'ambito di operazioni finanziarie illecite, sono  Francesco Aquilani, 69 anni, ragioniere, di Civitella del Tronto (Teramo), e i tunisini Marouane Farat,di 30 anni che vive a Torino, Souhail Jebril, (42) residente a Milano, Sahah Yassin (30) residente a Torino, Foued Othmane (39) residente a Torino, Salah Hassen (27) residente ad Alba Adriatica. C'è, infine, un turco Halil Ibrahim Sayar di 40 anni.

Il gip scrive nell'ordinanza che Jameleddine Kharroubi “aveva rapporti con imam dimoranti sia in Italia che all'estero di chiara ispirazione radicale, li ospitava nelle abitazioni di sua proprietà in Abruzzo, si occupava dei loro spostamenti nonché delle lezioni che tali imam davano nelle moschee, lezioni finalizzate anche alla raccolta di fondi da trasferire all'estero. Tra questi Argoubi, imam tunisino della moschea “Dar Es- Salam” di Martinsicuro che, avrebbe avvicinato giovani musulmani sui quali operare un rapido processo di radicalizzazione aprendo loro, di fatto, la strada verso scenari di conflitto come quelli siriano”.

In una conversazione in auto, Kharroubi e l'imam Atef Argoubi dopo gli attentati di Parigi, questo è il tenore delle parole “Che botta a Parigi. Con loro che uccidono i nostri figli noi uccidiamo i loro figli, con loro che uccidono le nostre donne noi uccidiamo le loro donne, fino a quando…noi siamo diventati tanto deboli, non ci sono più uomini veri per combattere, cosa fa la Russia, colpisce la Siria; cosa fa l'America colpisce la Siria; cosa fa la Francia colpisce la Siria, è normale questo?”.

“Numerose le intercettazioni telefoniche – ha detto il generale di Divisione del Ros, D’Angelosanto – nelle quali gli indagati parlano della Siria e dell’Iraq, fanno riferimento ad una formazione combattentistica Al Nusra, molto radicata sul territorio siriano verso la quale indirizzavano gli aspiranti combattenti, aspetto che ha consentito all’autorità giudiziaria di contestare al tunisino K.J. l’aggravante della finalità di terrorismo. L’indagine – ha aggiunto l’ufficiale – ha evidenziato diversi livelli di difficoltà, a partire da quello tecnico per documentare i passaggi di denaro, poi le rogatorie internazionali per acquisire elementi all’estero. La durata di due anni dell’indagine – ha concluso D’Angelosanto – denota la difficolta’ di portarla a compimento”.

In riferimento alla pericolosità dell'organizzazione, il procuratore Michele Renzo, ha sottolineato che questa cellula terroristica è un punto di passaggio e una centrale operativa nello stesso tempo “perché la struttura e qualsiasi punto nevralgico sono punti di arrivo e di partenza di focolai di radicalismo”.

Renzo ha voluto poi fare i complimenti alle forze dell'ordine che hanno effettuato le indagini: “La grande capacità dei carabinieri di controllare il territorio e l'apporto indispensabile della Gdf per le competenze specifiche dimostrano che è indispensabile che le differenti forze di polizia debbano lavorare in maniera complementare per esaltare le loro competenze”.

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