ADESIONE ALLO SCIOPERO DI OLTRE IL 70 PER CENTO; FIOM, ''VOGLIAMO CONOSCERE PIANO INDUSTRIALE NUOVO ASSETTO'', USB, ''SACRIFICI SENZA NESSUN RICONOSCIMENTO ECONOMICO, RIDURRE ORARIO IL SABATO''

TIMORE FUSIONE FCA-PSA, TURNI MASSACRANTI OPERAI SEVEL INCROCIANO LE BRACCIA

9 Novembre 2019 21:37

ATESSA – Turni massacranti, ma anche incertezze sul futuro produttivo dello stabilimento più grande d’Abruzzo, soprattutto dopo la decisione di Fca di fondersi con la Peugeot. 

Queste in estrema sintesi le ragioni del nuovo sciopero, il quarto in un mese, alla Sevel di Atessa, che per Fca produce i Fiat Professional Ducato. Ad incrociare oggi le braccia ben oltre il 70 per cento dei lavoratori, tanto che l’azienda ha dovuto trattenere i lavoratori interinali per poter avviare le linee di produzione.

I lavoratori, nello scioperare, hanno rinunciato alla giornata di salario con l’obiettivo di avere un confronto con l’azienda e decidere sul loro futuro. 

“Chiediamo all’azienda di fare al più presto chiarezza su quello che sarà il futuro dello stabilimento e allo stesso tempo una seria discussione sulla turnazione – spiega il responsabile provinciale Usb Fabio Cocco – che sta penalizzando solo una parte dei lavoratori che stanno sul primo e secondo che sono costretti a fare sacrifici senza nessun minimo riconoscimento economico, per cui si chiede la rotazione sui tre turni e la riduzione dell’orario di lavoro sui turni del sabato”. 

“I lavoratori hanno respinto al mittente un imposizione venuta dall’alto – prosegue Cocco – senza nessuna contrattazione sindacale, questa vicenda mette in evidenza tutti i limiti e la crudeltà di un contratto e allo stesso tempo anche il servilismo di alcuni sindacati firmatari che tradiscono i lavoratori perché non hanno nessun margine di contrattazione e nessuna possibilità di rappresentare le esigenze degli operai”. 

Alfredo Fegatelli, segretario generale Fiom Cgil di Chieti sostiene che “oggi, i lavoratori hanno ribadito la volontà di essere coinvolti sul futuro dello stabilimento. La Fiom, seriamente preoccupata per il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori della Sevel e dell'indotto, ritiene urgente un confronto istituzionale per capire le reali intenzioni dell'azienda”.

“La decisione di Fca e Psa di avviare un negoziato per la fusione dei due gruppi – ha ribadito Fegatelli -, ha suscitato facili entusiasmi da parte di alcuni, bisognerebbe usare un po' di cautela visto che non si conosce il piano industriale. Anche nella vicenda Magneti Marelli si parlava di risultato positivo e oggi, dopo aver cambiato azionisti, alcuni stabilimenti sono in cassa integrazione. La prudenza dovrebbe essere d’obbligo vista la decisione presa da Psa qualche mese fa di avviare la produzione di furgoni in Polonia. È evidente che l’accordo tra Fca e Psa genererebbe da subito un risultato positivo per gli azionisti che si aggiungerebbe ai risultati ottenuti dalla vendita di Magneti Marelli. Proprio per questo diventa urgente avviare un confronto con l’azienda per capire quali sono le reali prospettive dello stabilimento Sevel a partire dal 2023“.

Una posizione quella del sindacato, che non collima con quanto sostenuto da Mauro Febbo, assessore regionale alle Attività produttive. 

“L’aggregazione tra questi due colossi – ha affermato con ottimismo – creerebbe il 4° costruttore automobilistico al mondo per vendite annuali (8,7 milioni di veicoli) con ricavi congiunti di quasi 170 miliardi di euro, senza chiusure di stabilimenti, e unirebbe la forza dei brand dei due gruppi nei vari segmenti con particolare riferimento ai veicoli commerciali leggeri rendendoli ancora più forti. Oggi la sfida è globale quindi bisogna essere forti e grandi per competere. E’ evidente – aggiunge Febbo – che si aprirebbero dei nuovi scenari e il 2023 non rappresenterebbe più una data a rischio per Sevel”.

Il coordinatore della Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi gli ha risposto che invece “prima dell’annuncio della fusione Psa aveva già formalizzato investimenti in Polonia, a Gliwice, per la produzione di oltre 100mila furgoni anno. Dal 2021 saranno dunque due gli stabilimenti europei che produrranno il Ducato, con scenari di mercato e produttivi che sono tutti da verificare, perché di fatto Sevel perderà il monopolio della produzione del Ducato. L’accordo Fca-Psa è positivo, ma in ogni caso, bisognerà verificare le prospettive future nell’ambito di una società unica”.

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