TOMBOLO AQUILANO: BRAVI, ”SERVONO TECNICA E PASSIONE”

di Annalisa Casciani

13 Gennaio 2012 08:06

L'Aquila - Gallerie Fotografiche

L’AQUILA – Fili di lino, di seta, d’oro e d’argento riccamente intrecciati con la sapienza di un’arte antica e ormai quasi dimenticata ma che qualcuno, nel cuore della terra aquilana, nel piccolo borgo di Santi di Preturo, frazione dell’Aquila, ancora pratica per creare meravigliosi merletti e gioielli dal sapore antico ma non per questo incapaci di proporsi con forza sulla scena dell’artigianato contemporaneo: tutto questo è “Le mani d’oro”, bottega di tombolo aquilano di Maria Cristina Bravi.

“Il tombolo aquilano è un tipo di merletto a fuselli (le piccole bacchette di legno con cui s’intrecciano i fili, ndr) la cui presenza nell’Aquilano si rintraccia addirittura nel ‘400: fa parte della tradizione del nostro territorio e si dovrebbe fare di tutto per tramandarlo e assicurarne la sopravvivenza”, ha dichiarato la Bravi in un’intervista ad AbruzzoWeb, sotto la super visione del suo fido compagno a quattro zampe Britt, un golden retriever di sette anni.

“Per me il tombolo è pura arte – ha continuato la merlettaia aquilana – è matematica, perché bisogna avere attenzione, essere precisi e soprattutto pazienti: per alcuni merletti ci vogliono anni per portare a termine il lavoro. Ma il tombolo è anche una tecnica antica che si sposa benissimo con le tecnologie più moderne. I disegni dei miei merletti, negli ultimi anni, li cerco su Internet, ispirandomi alla moda e alle linee attuali dello stile dell’oreficeria, faccio anche gioielli, poi li passo sulla carta quadrettata su cui sviluppo l’intreccio”.

Il tombolo aquilano, conosciuto poco a livello nazionale e ancor meno a livello internazionale, è una tecnica unica nel suo genere perché si sviluppa su una rete di fondo all’interno della quale si fa contemporaneamente anche il disegno, “questo esiste soltanto nell’Aquilano”, ha precisato la Bravi.

I tipici cuscini cilindrici su cui s’intreccia il filato, da cui prende il nome la tecnica (“tombolle” in francese vuol dire cuscino) sono fatti a mano, “il nostro tombolo è riempito di paglia come nella tradizione, quelli in commercio sono in legno ma non vanno bene per la tecnica aquilana”, ha spiegato la Bravi.

Ci parli dell’idea di aprire una bottega di tombolo aquilano. Com’è nata “Le mani d’oro”?

Tutto è nato dalla mia passione per il tombolo. Nell’84 una mia amica, che conosceva la tecnica, mi ha insegnato i rudimenti del tombolo aquilano, poi ho fatto corsi regionali di perfezionamento e mi sono letteralmente innamorata. Io nasco come musicista, sono diplomata al Conservatorio, ma in poco tempo mi sono resa conto che quello che inizialmente era un hobby stava conquistando un posto importantissimo nella mia vita: stava diventato il mio lavoro ed ero una delle poche all’Aquila che sapeva farlo. Mi chiamavano per fare mostre e corsi nelle scuole. Oggi, infatti, è la mia principale occupazione.
 
La sua bottega si trovava in pieno centro storico, come ha superato il terremoto?
 
“Le mani d’oro” si trovava in una cantina in corso Vittorio Emanuele, ai piani bassi di palazzo Cappa: era un luogo antico per un’arte antica. Dopo il terremoto, sono stata un po’ alle casette di legno di Verdeaqua, ma era per passare tempo: i clienti non c’erano. La vera rinascita è stata con l’inaugurazione della bottega qui a Santi di Preturo, l’8 dicembre 2010. È stato possibile grazie ad Antonio Cicchetti del Golf club: voleva rilanciare il turismo nella zona e propose l’apertura di alcune botteghe d’artigianato. È nato così il progetto Le arti nel borgo, siamo tre botteghe, la mia di tombolo, “Terre d’Abruzzo”, di Gabriella del Pinto, laboratorio di ceramica artistica e “La bottega delle api operose”, che comprende artigiani, scultori, pittori, sarti, tutto ciò che è arte. 
 
Cosa le è rimasto del terremoto?
 
Dal terremoto mi sono portata un ventaglio che sto intrecciando dal 2008: un lavoro complesso che porta addosso il ricordo di quella notte, un buco causato da una parete che gli è caduta sopra. Spero di terminarlo a breve, ma è normale che per alcuni lavori ci vogliano anni.
 
Ci parli del vero protagonista dell’intervista, il tombolo aquilano.
 
Molti credono che il tombolo aquilano sia un ricamo, ma il tombolo non è un lavoro ad ago, bensì un intreccio di filato, che nella tradizione aquilana avviene attraverso i fuselli sul tipico “tombolle” che in aquilano si chiama “piumaccio”. Il tombolo dell’Aquila pretende rigorosamente l’uso del lino, nei colori bianco, ecrù (beige naturale della fibra del lino, ndr) e nero: le donne nell’antichità coltivavano e filavano personalmente il lino perché doveva essere estremamente sottile. Inoltre nell’Aquilano, fino all’800, si usava anche la seta perché in zona si allevavano i bachi: una malattia ne causò la morte e per un certo periodo la seta non fu più usata. Oggi la si può comprare e impiegare senza problemi.
 
Ma i suoi lavori sono anche policromi.
 
Sì, quando arrivi a possedere la tecnica come ce l’ho io, comincia la parte più divertente: la sperimentazione. Ho studiato tecniche straniere come la blonda catalana, per capirci i merletti delle mantillas, e tecniche francesi dove il colore è molto usato. Mi piace sperimentare disegni particolari e fare opere con filati colorati. Per la mostra di Natale nella chiesa di Santi ho fatto un presepe: non esistono modelli da seguire per questo genere di disegni, c’è solo la fantasia e improvviso di volta in volta. Il tombolo si presta a molte interpretazioni moderne.
 
Per quanto riguarda i disegni ci sono motivi tipici della tradizione aquilana?
 
La storia dei merletti si studia accanto alla storia della pittura. Basta vedere i vestiti ritratti nelle varie epoche per capire la tendenza delle trame dei merletti. Nel ‘700, ad esempio, andava molto l’ornato con i fiori, che noi riproponiamo, nell’800 invece si preferivano disegni più geometrici. Il tombolo aquilano ha tre tipologie distinte: geometrico o torchon che è la base, la parte “facile”, che viene chiamato anche commerciale; il punto antico aquilano, tutto ciò che non è geometrico; l’intaglio aquilano.
 
Lei fa anche gioielli al tombolo. Anche questa è una sperimentazione?
 
Sì, uso fili d’oro, argento, rame e pietre preziose naturali, come topazio, corallo, ametista, opale e quarzo. Intrecciare questi materiali è più difficile ma le creazioni meritano perché sono molto belle e sono pezzi unici come tutti i miei lavori.
 
Pensa che il tombolo possa tornare ad avere un peso nella moda contemporanea?
 
Basta guardare le collezioni 2011 dei maggiori stilisti italiani per capire che i merletti stanno tornando di moda. Il problema è che il tombolo aquilano è poco conosciuto. Potrebbe sposarsi benissimo con le grandi case di moda, un lavoro al tombolo costa molto, ma a quei livelli, per abiti unici, il prezzo non ha importanza: è arte. A oggi, non esistono associazioni di merlettaie di tombolo, invece potrebbe essere importantissimo per l’economia della nostra città: a Burano (Venezia) vivono di questo, perché non investire in questo senso anche qui?
 
Si potrebbe insegnare a scuola, al Conservatorio ad esempio c’è un corso di ciaramella per non far perdere la tradizione.
 
Verissimo e per un periodo c’è stato. C’erano corsi di tombolo in varie scuole aquilane e si prendeva anche il diploma in tombolo. Oggi non esiste più. Si potrebbero fare corsi extrascolastici per avvicinare i giovani a questa tecnica che fa parte della nostra tradizione culturale. Purtroppo si tende a considerarlo un “lavoro donnesco”: ai corsi che faccio, vengono tutte donne over 35. È un peccato perché le menti giovani sono molto più elastiche e apprendono prima.
 
Il tombolo si presta a molte applicazioni. Lei ha fatto un corso di Art coaching con il tombolo, in cosa consiste?
 
Io e le mie allieve, dopo il terremoto, ci incontravamo per le lezioni e in quelle occasioni oltre al tombolo passavamo ore a parlare di noi, dei nostri problemi e di quella terribile notte del 6 aprile 2009. Ci siamo accorte che parlarne ci aiutava a superare l’evento, così abbiamo pensato che molte altre avrebbero potuto beneficiare di quella speciale terapia. È nata una collaborazione con alcune psicologhe di Roma, tra cui Emanuela del Pianto, e nell’aprile del 2011 abbiamo fatto il primo incontro del corso che è stato completamente gratuito e per principianti: tombolo e psicologia per rinascere.
 
È stata una bella esperienza?
 
Bellissima. Quando a settembre 2011 si è concluso, grazie all’aiuto della scultrice Pamela Cento che ci ha procurato una sala a Palazzo Odescalchi a Roma a metà del prezzo usuale d’affitto, abbiamo fatto una mostra di tutti i merletti creati dalle allieve: un giorno di mostra e più di 300 visitatori, L’Aquila vista all’esterno da un punto di vista diverso dal solito pianto per il terremoto. Proprio per questo successo stiamo cercando di proporre la mostra anche qui: in fin dei conti il tombolo è la nostra storia. Abbiamo creato anche un’associazione: Un momento tutto mio.
 
I suoi lavori in media quanto costano? Il tombolo è un’arte per tutti?
 
Per i merletti si parte da un minimo di 25 euro e si va all’infinito. Faccio molti lavori per corredi e battesimi, il prezzo dipende dalle ore di lavoro, si va dalle tre-quattro ore per un ornato semplice, a mesi per i lavori più complessi. Per i gioielli si parte da 50 euro: i materiali sono più preziosi, niente pietre sintetiche, e poi si lavorano con maggiore fatica.
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