“TORTURE E CONDIZIONI DISUMANE”: APPELLO PER 31ENNE PESCARESE DA UN ANNO INCARCERATO IN EGITTO

10 Luglio 2024 09:59

- Cronaca

PESCARA – “Rinchiuso per ore in una cella piena di feci, urine, scarafaggi, con le manette talmente strette da non far più scorrere il sangue nelle dita”, “trasferito in un’altra gabbia con 12 detenuti accusati di omicidio, tentato omicidio”. Operato d’appendicite e “abbandonato senza cure per giorni tra agenti che mi tiravano acqua addosso e mi minacciavano in arabo”. accuse che sono una barzelletta, “per cui mi sto fracicando il cervello qua dentro, tra sta merda strapiena di mosche come ci fossero cadaveri”.

E’ il terribile racconto, in una lettera recapitata ad uno dei suoi quattro fratelli, di Luigi Giacomo Passeri, 31 anni pescarese, che si trova da quasi un anno in carcere de Il Cairo in Egitto. Dopo essere stato trovato in possesso di una piccola quantità di marijuana, accusato però dalla magistratura egiziana di detenzione e traffico di stupefacenti.





La famiglia chiede che lo Stato si interessi a lui,  e “se ha fatto qualcosa è giusto che paghi, ma può farlo in Italia, riportandolo a casa”.

Al ministro Antonio Tajani ha presentato un’interrogazione il vicecapogruppo di Avs, Marco Grimaldi: “L’Ambasciata deve garantire assistenza e supporto e muoversi per un equo e giusto processo in tempi celeri. Il governo deve riportarlo in Italia. Non vogliamo altri casi Salis, tantomeno altri Regeni”.





L’avvocato egiziano che lo assiste ha emesso una parcella di 30 mila euro, pagata attraverso il crowdfunding dai familiari, ma di fronte a tale faraonico compenso, rispetto agli standard egiziani  non è mai andato a trovare in cella l’assistito e sarebbe stato in grado di inviare solo pochi documenti e verbali scritti in arabo.

L’Ambasciata italiana in Egitto, al momento, è riuscita a fare solo una visita in carcere, tramite un responsabile dell’unità di crisi, in quasi un anno di detenzione al Badr 2, il carcere del Cairo. Dalle scarse lettere che il 31 è riuscito a mandare ai famigliari, intanto, si evince un peggioramento delle condizioni psicologiche di Luigi: il timore, dicono, è che il loro parente possa commettere atti di autolesionismo.

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