TRA BOLLETTE, GREEN PASS E “NORME RIDICOLE”: “PEGGIO DEL LOCKDOWN, IN ABRUZZO STRADE VUOTE”

A DUE ANNI DALL'INIZIO DELL'EMERGENZA COVID, LIMITAZIONI E RINCARI RISCHIANO DI METTERE DEFINITIVAMENTE FUORI GIOCO LE ATTIVITA', PADOVANO (CONFCOMMERCIO PESCARA): "CITTA' DESERTE, CENTINAIA DI NEGOZI RISCHIANO DI ABBASSARE SARACINESCHE PER SEMPRE, TROPPI HANNO GIA' CHIUSO"

di Azzurra Caldi

25 Gennaio 2022 07:53

Regione: Cronaca

PESCARA – Tra covid e caro bollette, centinaia di negozi, bar e ristoranti abruzzesi si preparano ad abbassare le saracinesche, con la maggior parte delle aziende sull’orlo della crisi e diversi settori al tracollo, come il turismo, ormai in ginocchio.

È la fotografia scattata da Riccardo Padovano, presidente Confcommercio Pescara che definisce “ridicole” le ultime misure messe in campo dal Governo per contenere il contagio Covid: “con l’estensione del Super Green Pass a gran parte delle attività a pagare saranno ancora le piccole e medie imprese che continuano in massa, ogni giorno, a chiudere le partite iva”.

“L’ultima trovata del Governo è una delle più eclatanti – spiega Padovano ad AbruzzoWeb – per entrare nel negozio sotto casa c’è bisogno del green pass, mentre nei supermercati possono entrare tutti senza limitazioni. È chiaro che chi non potrà entrare in un negozio si accontenterà, ad esempio, di acquistare intimo, scarpe, abbigliamento nei punti vendita della grande distribuzione”.

Non un suggerimento al Governo per inasprire ulteriormente le restrizioni ma una constatazione che porta ad un’amara riflessione: “con le limitazioni disposte l’anno scorso, almeno nei supermercati, si era deciso di vietare la vendita di prodotti che non fossero esclusivamente generi alimentari per non penalizzare i negozi chiusi. Oggi invece si accetta questa concorrenza sleale senza neanche porsi il problema”.

Se si aggiungono i ristori insufficienti e tardivi, la considerazione è ancora più drammatica: “era meglio il lockdown”, osserva ancora Padovano.

“Sono vuote le strade di Pescara, dell’Abruzzo e dell’Italia intera, non gira nessuno. Tra ossessioni burocratiche e paura del covid è psicosi collettiva. Il timore del contagio, alimentato quotidianamente dai toni allarmistici della stampa, e le pratiche impossibili – quarantene, certificati, green pass, dpcm settimanali, zone colorate – paralizzano tutto, ormai le attività sono in ginocchio. Eppure dopo due anni di difficoltà, dopo i vaccini e le regole di distanziamento che abbiamo imparato a conoscere, la situazione dovrebbe essere diversa. Parliamo con commercianti e piccoli imprenditori e nemmeno loro riescono a capire come facciano a restare aperti, con l’unica certezza che sarà ancora per poco”.

Ci sono interi settori arrivati al punto di non ritorno: “pensiamo ai locali notturni, alle discoteche, agli alberghi. Il turismo è finito, abbiamo perso almeno il 75% di presenze”.

A lanciare l’allarme anche il presidente nazionale di Cna Turismo e Commercio, Marco Misischia: “I sostegni di cui si parla nel Dl omonimo sono rimasti praticamente solo nel suo titolo, nonostante la devastante crisi attraversata dal turismo e dal commercio. A quanto risulta, e in attesa della pubblicazione del testo definitivo, alle imprese di questi settori verrà riconosciuta solo una piccola parte delle perdite subite e previste. Il rischio concreto è quello di una ondata di chiusure e di licenziamenti, prima di tutto nelle città e nei borghi d’arte, un fenomeno destinato ad allargarsi a macchia d’olio in tutta Italia, che desertificherà ulteriormente i centri cittadini. Chiediamo che la politica si renda conto degli elevatissimi costi, anche sociali, che potrebbe avere sull’intero Paese la mancata risposta alle esigenze di due comparti fondamentali dell’economia nazionale”.

“Proprio per questo – dice Padovano – abbiamo chiesto al Governo di sbloccare i ristori, contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso zero”.

Tutte richieste che anche qualora dovessero essere approvate, nella più rosea delle ipotesi, dovrebbero seguire i lunghissimi procedimenti politici, tecnici e burocratici: un’eternità per chi non sa neanche se riuscirà ad arrivare a domani.

E se l’emergenza covid – diventata crisi burocratica – continua a tartassare le attività da due anni, a dare il colpo di grazia ci pensa il caro bollette: “abbiamo visto titoloni in questi giorni sull’aumento dei costi di caffè e colazione, ma i consumatori riescono a capire fino in fondo il perché? Ogni giorno si abbassa una saracinesca e rischiamo, a brevissimo, di vedere sempre meno vetrine, sempre meno negozi, sempre meno bar e ristoranti”.

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