DOPO LO STOP ARRIVATO A POCHE ORE DAL “LAVAGGIO” DEL TUNNEL, SDP E COMMISSARIO PER MESSA IN SICUREZZA GISONNI INSORGONO CONTRO L’ENTE. REGIONE NEL DIFFICILE RUOLO DI MEDIAZIONE

TRAFORO GRAN SASSO, PARCO VS TUTTI:
 OGGI INFUOCATO SUMMIT ALL’EMICICLO 

1 Ottobre 2020 08:16

L’AQUILA – Quella di oggi è probabilmente l’ultima occasione per cercare di comporre una frattura che al momento sembra davvero insanabile.

Il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è all’angolo dopo aver di fatto, bloccato il lavaggio preventivo del traforo, lungo l’A24, per poter poi effettuare le verifiche di sicurezza previste dalla legge, entro la fine settembre.

Oggi in Regione, all’Emiciclo, si terrà una seduta straordinaria della commissione Ambiente e Territorio del Consiglio regionale che si annuncia carica di tensione.

Il tema della messa in sicurezza della galleria, che rientra in quello, più generale, delle intere tratte di A24 e A25, è infuocato.

Anche perché è esploso dopo che due settimane fa il Parco, con una lettera formale inviata a Strada dei Parchi  Spa, concessionaria delle autostrade abruzzesi e laziali A24 e A25, al Commissario straordinario per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, Corrado Gisonni, ma soprattutto alla Procura di Teramo, che indaga sul presunto inquinamento dell’acquifero, ha stoppato l’avvio del lavaggio mentre i mezzi stavano per entrare in galleria.

Mandando su su tutte le furie Sdp che con la mancata attuazione della prescrizione rischia il peggioramento della situazione penale alla luce del coinvolgimento insieme a Ruzzo Spa e Istituto nazionale di fisica nucleare, e Gisonni che si sono rivolti alla Regione che ha deciso di scendere in campo per mediare con la iniziativa del vice presidente della giunta abruzzese con delega all’Ambiente, Emanuele Imprudente, della Lega.

La tesi dell’ente è ormai acclarata, come più volte ha ribadito il suo presidente, Tommaso Navarra, vertice nominato dalla amministrazione regionale di centrosinistra guidata da Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd: qualsiasi operazione si effettui in quell’area va prima fatta la Vinca, la Valutazione di incidenza ambientale. Una posizione, ferma, che ha irritato in particolare il commissario Gisonni.





Non tanto per la sostanza della richiesta, quanto per i tempi e le modalità. Il Parco, infatti, fa parte a pieno titolo del tavolo tecnico istituito dall’allora presidente vicario della Regione, Giovanni Lolli, che ha messo a punto un vero e proprio protocollo per ogni intervento da effettuare. E, almeno questa è l’accusa, il Parco molto spesso non interviene nelle riunioni nonostante poi voglia incidere suoi percorsi.

E poi, sarebbe emerso da fonti vicine al Parco, lo stesso Navarra, ufficialmente, abbia dichiarato di aver più volte fatto partecipe Gisonni della necessità di agire secondo le procedure previste dalla Vinca.

Dopo la lettera del Parco il vice presidente Imprudente ha preso in mano la questione e si è arrivati a una mediazione: Strada dei Parchi, la società del gruppo Toto che gestisce le autostrade abruzzesi, presenterà la Vinca, che dovrà essere esaminata dalla Regione.

L’accordo è di velocizzare al massimo l’iter. Nel frattempo la stessa società si sta preparando per iniziare le verifiche quando arriverà il via libera.

Su tutta la questione “vigila” il Ministero per le Infrastrutture e Trasporti (Mit) che prima dell’estate aveva minacciato, per il tramite del super dirigente Placido Migliorino, la chiusura del traforo, qualora non si fossero fatte verifiche. Indagine che poi è stata effettuata in forma “ridotta”, con il georadar, in modo da procrastinare il lavaggio a dopo la stagione turistica, per evitare possibili disservizi all’erogazione idrica nella fascia costiera.

Il summit di oggi in Regione, a cui sono invitati tutti i soggetti coinvolti (Mit incluso), dovrebbe servire a chiarire le posizioni, soprattutto sotto il profilo politico-istituzionale. Un’occasione anche per comprendere realmente i tempi dell’operazione. Per Strada dei Parchi un’ulteriore grana dopo quella del Pef, il Piano economico finanziario da 3,1 miliardi di lavori per la messa in sicurezza che giace nei cassetti dell’Europa dopo le mancate integrazioni chieste al governo italiano. Su questo è vicina la nomina del commissario ad acta sancito dal Consiglio di Stato.

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