STRAGE FAMILIARE A L’AQUILA:
MEDICO UCCIDE MOGLIE E FIGLI E SI SUICIDA

LA STRAGE SCOPERTA NEL POMERIGGIO IN UNA VILLETTA NELLA FRAZIONE DI TEMPERA, POTREBBE RISALIRE ALMENO A 24 ORE PRIMA DEL RITROVAMENTO; POLIZIA SUL POSTO, TESTIMONIANZE VICINI DI CASA: "NON ABBIAMO SENTITO NULLA"

31 Marzo 2023 16:06

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – Sgomento, incredulità, profonda tristezza nel cuore di una piccola comunità per la strage familiare che si è consumata in una villetta alla periferia dell’Aquila.

Qui, nella frazione di Tempera, Carlo Vicentini, 70 anni, medico urologo di estrazione universitaria molto noto e stimato, da circa un mese in pensione, ha sterminato la sua famiglia con una pistola regolarmente denunciata, uccidendo la moglie, Carla Pasqua, di 63 anni, ex funzionario amministrativo della Asl dell’Aquila, la figlia Alessandra, di 36, nutrizionista nel reparto di oncologia dell’ospedale di Teramo, e il figlio Massimo di 43 anni, disabile dalla nascita, attaccato ad un respiratore e in condizioni gravissime. Poi ha puntato l’arma contro se stesso e si è suicidato.

La drammatica scoperta nel pomeriggio. Alla base della tragedia, secondo quanto trapela dalle primissime indagini, ci sarebbero proprio le condizioni molto gravi del figlio Massimo. Per questo motivo, e forse anche perché avrebbe vissuto male l’andare in pensione, il professionista avrebbe perso la testa compiendo la strage.

La tragedia risalirebbe ad almeno 24 ore prima della scoperta dei cadaveri da parte delle forze di polizia, avvenuta intorno all’ora di pranzo. L’ultimo contatto telefonico, su una piattaforma social, con uno dei membri della famiglia risalirebbe alle 13,30 di ieri.

A fare la drammatica scoperta sono stati alcuni amici e parenti che hanno deciso di cercare la famiglia nella villetta, che è stata aperta con una copia delle chiavi in possesso ad uno dei parenti.

Al vaglio il movente e le circostanze: non è ancora chiaro che si sia trattato di un raptus o di un gesto premeditato.

Vicentini, secondo quanto si è appreso da fonti investigative, avrebbe lasciato un biglietto con pensieri farneticanti. Questo lascerebbe intendere che il medico, dopo il pensionamento depresso e introverso secondo molti per le gravi condizioni di salute del figlio, non avrebbe premeditato la strage ma avrebbe agito in preda ad un raptus di follia.

Ma le indagini della polizia coordinate dal pm Guido Cocco, proseguono per stabilire moventi e dinamiche.





A tale proposito, stando ad una prima ricostruzione, il noto urologo avrebbe con la sua pistola regolarmente denunciato, sparato ai suoi familiari mentre erano al letto: il figlio disabile è stato ritrovato sotto le coperte, la figlia che evidentemente ha tentato di nascondersi, è stato ritrovata sotto il letto e la moglie, invece, nel corridoio nel disperato tentativo di mettersi in salvo. Il medico si sarebbe tolto la vita nella sua stanza.

Al momento gli inquirenti stanno ascoltando le testimonianze dei vicini.

“Mi aveva detto due giorni fa che con tutta la famiglia sarebbe andata al mare a Tortoreto (Teramo), ieri ho provato a contattarlo senza ricevere risposta. Ho solo visto che le finestre erano abbassate e ho pensato fossero già partiti. Solo oggi, con delle chiavi secondarie sono andati ad aprire, rendendosi conto della tragedia”, ha riferito Giovanni Vicentini, fratello dell’urologo Carlo.

Risalirebbe a circa le 2 della notte tra mercoledì e giovedì l’ultimo accesso su WhatsApp del telefono della figlia Alessandra. Questo quanto si apprende dalle testimonianze dei vicini di casa.

Al vaglio degli inquirenti tutti i telefonini. Nessuno dei vicini potrebbe indicare con certezza l’ora dell’omicidio-suicidio.

“Viviamo in una zona dove il rumore dei colpi può essere facilmente confuso – spiega un vicino nella villetta di fronte – Non abbiamo sentito nulla di particolare, pur notando che la casa del dottor Vicentini è rimasta chiusa per tutta la giornata di ieri”.

Sul posto anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi: “Sono profondamente colpito e addolorato. È un dramma incommensurabile, che strazia il cuore della comunità temperese e aquilana di angoscia, turbamento e interrogativi a cui difficilmente potrà essere data risposta. Le mie preghiere e i miei pensieri sono rivolte alle vittime di questa tragedia e ai familiari che restano a piangerla. L’amministrazione è pronta a garantire tutta l’assistenza e il sostegno possibili”.

L’avvocato di famiglia, Emilio Bafile, racconta: “Era un professionista straordinario, ha sofferto sicuramente per la situazione clinica del figlio che stava poco bene e questa vicenda lo ha segnato. Ovviamente, la sofferenza è arrivata all’estremo e ha maturato questa idea. Ci avevo parlato qualche giorno fa – aggiunge – anche in quell’occasione si è confermato una persona di livello, di tanti interessi. Una persona di spicco, ma le condizioni del figlio hanno pesato molto sulla sua esistenza”.





“Siamo devastati. È una tragedia he non riusciamo a spiegarci: il professor Vicentini era un urologo molto bravo ed apprezzato oltre che un uomo gentile, sensibile e disponibile”, le prime parole del direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia.

“Era andato in pensione circa un mese fa, dopo aver fatto un grandissimo lavoro nella nostra azienda, nel reparto di urologia a gestione universitaria – continua il dg – al momento del pensionamento il reparto è tornato a gestione ospedaliera, ma ha continuato con il grande lavoro impostato da Vicentini che era medico ricercato da fuori Teramo e fuori regione”.

Per il rettore dell’Università dell’Aquila, Edoardo Alesse, Vicentini era “un professionista di riferimento anche per il nostro ateneo”. Alesse ha raggiunto nel pomeriggio la villa accompagnato dal direttore amministrativo Univaq, Benedetto Di Pietro e si è intrattenuto a lungo con parenti e familiari, abbracciando anche il fratello Giovanni: “Era andato in pensione da poco come professore ordinario era un bravo professionista, schietto, anche un po’ burbero ma sicuramente una persona genuina. Sono profondamente colpito da questo fatto apparentemente senza avvisaglie”.

Non appena si è diffusa la notizia, in tanti si sono ritrovati nei paraggi, per cercare di capire e per dare conforto ai familiari.

“Una storia incredibile”, dice un uomo ad alta voce davanti all’auto della polizia posta all’inizio del vialetto. “Mio figlio che vive in California ha letto di questo fatto e mi ha chiamato, io da qui non sapevo nulla – spiega – poi sono andato al bar qui vicino e mi hanno detto tutto quello che sapevano”.

“Qui a due passi erano pronti per organizzare un’attività legata alla caccia – commenta Claudio Alfonsetti – naturalmente si è deciso di annullare tutto per rispetto a questa famiglia che tutti conoscevano. Io scherzavo spesso con il figlio Massimo che era milanista. Ogni tanto gli mandavo un messaggio per commentare questa o quella partita”.

Tra i primi ad arrivare alla villa, una volta appreso della tragedia, l’ex consigliere comunale Giustino Masciocco: “Ci conosciamo tutti qui nella zona – sottolinea – ed era doveroso per me portare un po’ di conforto a tante persone con cui sono cresciuto. Mi mancano le parole per descrivere quello che è successo, un fatto che non si può spiegare. Sicuramente la situazione legata alle condizioni del figlio ha influito”.

Il cane della famiglia, un pastore tedesco, è stato accudito sin dal pomeriggio nella villa dei Vicentini. Altri cani sarebbero stati dati in affidamento dall’uomo nei giorni scorsi.

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