TRANSIZIONE GREEN MA SALVANDO TERRENI FERTILI: AGRIVOLTAICO, SANCITO PATTO TRA MASAF E COLDIRETTI

CONVEGNO A ROMA CON MINISTRO LOLLOBRIGIDA E PRANDINI, E CON PARTNER ORGANIZZATIVO RENEXIA DEL GRUPPO INDUSTRIALE ABRUZZESE TOTO. “APERTURA PER UN PERCORSO COMUNE PRESERVANDO TERRENI FERTILI E SBARRANDO LA STRADA AD OGN FORMA DI SPECULAZIONE”. DG SOCIETÀ’ OPERANTE NELLE RINNOVABILI: “NORMA MINISTERO DEVE ESSERE COLTA COME UNA OPPORTUNITA’ PER RECUPERARE AREE PUBBLICHE DAGLI IMPRENDITORI DEL SETTORE”

9 Luglio 2024 21:16

Regione - AbruzzoGreen, Economia

ROMA – Apertura con un percorso comune all’agrivoltaico, ma preservando i terreni fertili, prediligendo solo quelli non produttivi, e in ogni caso dando priorità a impianti sui tetti, o comunque sospesi da terra, non togliendo nemmeno un metro quadrato alla produzione agricola, e sbarrando la strada ad ogni forma di speculazione, mettendo al centro le imprese agricole attraverso le comunità energetiche, e con regole condivise da tutte le realtà in campo.

Questo il solenne patto e convinto sancito oggi a Roma, tra ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), e la Coldiretti, nel corso del convegno a palazzo Rospigliosi a Roma, dal titolo “Agricoltura e fotovoltaico, per una giusta transizione ecologica”. Un evento promosso da Univerde e Coldiretti, che si è svolto alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, del presidente nazionale della Coldiretti, Ettore Prandini, dell’ex ministro dell’ambiente e dell’agricoltura ed attuale presidente della fondazione Univerde, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Todini, direttore Askanwes.

In prima fila anche Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, e Mauro Fabris, direttore delle relazioni istituzionali e mercato regolato della stessa società nata nel 2011 all’interno del gruppo capitanato da Carlo Toto, padre di Riccardo, che è tra le altre cose concessionaria, attraverso Strada dei Parchi, delle autostrade laziali e abruzzesi A24 e A25. In riferimento al focus del convegno, emerge che Renexia ha presentato un progetto pilota alla Regione Lazio.

Del resto Renexia, punta in particolare agli impianti eolici off shore, in mare aperto, avendo già realizzato il primo primo e unico parco eolico in Italia, dalla potenza di 30 megawatt, al largo Taranto in Puglia e in  vista c’è Med Wind, parco offshore da 2,7 gigawatt a 80 chilometri al largo di Mazara del Vallo, in Sicilia, il progetto più grande del Mediterraneo. E progetta ora la realizzazione di un grande hub italiano per la produzione di turbine eoliche per il quale ha partecipato, con lo stesso Riccardo Toto e Fabris, nei giorni scorsi ad una missione in Cina.

Ha dunque precisato il ministro Lollobrigida:  “Il nostro Governo ha chiarito che la produzione di energie rinnovabili è compatibile con l’agricoltura ma bisogna evitare speculazioni, perché quello che è successo in questi anni noi non lo abbiamo mai condiviso, come del resto non lo hanno fatto nemmeno le altre forze politiche normando negli anni, ma mai applicando normative che mettevano in condizione di produrre energia senza togliere terreno agricolo alla produzione a cui è destinato”.





E ha aggiunto: “Nell’ultimo Dl Agricoltura abbiamo sancito il principio che se un terreno è agricolo deve produrre, altrimenti se fa altro deve essere definito e tassato in un altro modo. Di contro il Masaf è leader nei progetti del Pnrr per la produzione di energie rinnovabili, siamo l’unico ministero che ha anticipato di 6 mesi i target posti dalla Commissione europea per la realizzazione di impianti legati all’agrivoltaico sui tetti, non togliendo nemmeno un metro alla produzione agricola, e triplicando quella energetica”.

Lollobrigida ha poi evidenziato “di aver stabilito quali sono le indicazioni di divieto di utilizzo di alcuni tipi di impianti, dopodiché è da quattro anni che si dovevano approvare le aree idonee. Il nostro ministero velocemente ha dato un’indicazione segnalando anche una puntualizzazione sulla tipologia dei terreni produttivi per buon cibo e quelli che non lo sono”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, per Coldiretti, il presidente Prandini.

“Gli agricoltori hanno dimostrato con i fatti di non essere contrari alle rinnovabili, importante è però come fare le dose. I fatti dimostrano che oggi è possibile produrre energia rinnovabile per sostenere la transizione green senza consumare un metro quadro di suolo agricolo fertile, mettendo al centro le imprese agricole attraverso le comunità energetiche, gli impianti solari sui tetti e l’agrivoltaico sostenibile e sospeso da terra. Si tratta di soluzioni che consentono di integrare il reddito degli agricoltori – ha precisato il presidente – con la produzione di energia rinnovabile, con una ricaduta positiva sulle colture e sul territorio”.

Importante in tale ottica, ha evidenziato Prandini, “è lo stop al fotovoltaico selvaggio venuto dal Dl Agricoltura e fortemente sostenuto da Coldiretti, che blocca lo scempio di distese di ettari di moduli fotovoltaici a terra o di tecnologie industriali camuffate da parchi agrivoltaici che sottraggono il suolo alla sua vocazione originale”.





“La transizione energetica deve avere una visione – ha poi proseguito – e i pannelli fotovoltaici vanno semmai installati in aree non coltivate e abbandonate. La priorità è quella di garantire alla popolazione il cibo. Non è un aspetto scontato, e le guerre ci hanno dimostrato che si può andare velocemente in difficoltà, in termini di approvvigionamento di beni alimentari di prima necessità. Dobbiamo pensare alla gente che non ha le possibilità, e questo è un valore che tutti dobbiamo rispettare. Il problema insomma non è fare, ma il come. E lancio una sfida: individuiamo insieme le aree per il posizionamento, saranno poi le regioni a dover fare le norme. Un fuori controllo non farebbe bene né all’agricoltura ma neppure a chi li installa e farebbe molto male al turismo”.

Renexia ha presentato un progetto sperimentale di agrivoltaico sostenibile in via di realizzazione nel Lazio, e ha dunque spiegato Riccardo Toto: “La norma voluta dal ministro Lollobrigida a tutela dei terreni agricoli, in approvazione finale alla Camera, deve essere colta come un’opportunità dalle aziende delle rinnovabili per recuperare aree pubbliche oggi non idonee per l’agricoltura, abbandonate, lasciate al degrado e alle occupazioni abusive del malaffare per renderle economicamente vantaggiose per il pubblico, investendo risorse private per farle ritornare coltivabili con l’agrifotovoltaico. In questo senso la disponibilità di Coldiretti a creare queste sinergie virtuose è un’ottima notizia. Noi abbiamo presentato alla Regione Lazio una proposta che va in questa direzione relativa alle centinaia di ettari oggi improduttivi di sua proprietà”.

Infine Pecoraro Scanio: “ho fatto il ministro dell’agricoltura e dell’ambiente, e ho sempre sostenuto che il fotovoltaico a terra debba essere la estrema ratio. In questo paese c’è stata la distorsione, con incentivi sproporzionati, e dobbiamo ora distinguere gli  imprenditori dagli speculatori. Privilegiamo gli agricoltori e gli imprenditori per bene. Una buona pratica è proprio l’offshore in Sicilia, progettato con l’accordo di tutti, a cominciare dai pescatori”, con riferimento al Med Wind di Renexia.

Un tema, quello della preservazione del terreno agricolo, di scottante attualità, anche per l’Abruzzo. Entro poco meno di sei mesi, tutte le regioni italiane dovranno infatti  individuare le aree idonee e non idonee per eolico, fotovoltaico e altre fonti, per centrare entro il 2030, in soli sette anni, l’obiettivo di una potenza aggiuntiva di energia rinnovabile prodotta sul suolo e nel mare italiani di 80 gigawatt rispetto a quella di fine 2020, come previsto dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) predisposto dall’Italia in attuazione dei regolamenti europei,  patrio fa parte anche degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

E in tale direzione vanno già le norme che hanno semplificato procedure e iter autorizzativi. L’Abruzzo deve contribuire con oltre 2 gigawatt in aggiunta al valore del 2020. A dettare i tempi della conversione ecologica è stato il Decreto interministeriale sulle Aree Idonee concordato in conferenza Stato Regioni e pubblicato ora in Gazzetta Ufficiale, voluto dal ministro dell’Ambiente e Sicurezza energetica Gilberto Picchetto Fratin, che individua per ciascuna regione gli obiettivi minimi e tassativi da raggiungere.

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