TRUFFA A PESCARA: 36ENNE DERUBATA DA FALSO ADDETTO DELLE POSTE

21 Ottobre 2020 12:57

PESCARA – Si finge un addetto di Poste italiane e in pochi minuti svuota il conto corrente di una giovane.

Il fatto è avvenuto a Pescara. Una truffa on line, come si legge sul quotidiano Il Centro, ben congegnata e immediatamente segnalata alle Poste, a seguito di cui la 36enne, P.L., si è immediatamente rivolta alla polizia per sporgere denuncia.

Il 12 ottobre scorso, la donna ha ricevuto una telefonata dal numero verde delle Poste. L’operatore, dal marcato accento del nord, ha detto di dover eseguire un aggiornamento finalizzato a evitare le clonazioni della carta. La giovane ha controllato in tempo reale, su Google, che quello che lo aveva contattato fosse davvero il numero verde delle Poste e, una volta risultato corretto, ha iniziato a seguire la procedura indicata dall’interlocutore.




I primi sospetti sono emersi quando ha provato a entrare all’App tramite riconoscimento digitale e, una volta poggiato il dito sul cellulare, il telefonino non ha consentito l’accesso. Dopo aver inserito manulamente nome utente e password, alla giovane è stato chiesto di digitare alcuni codici che le venivano dettati per telefono. L’operatore ha a quel punto spiegato, con fare tranquillizzante, che non c’era nulla da temere perché “il sito su cui stava procedendo era protetto, e d’altronde compariva un lucchetto che io stesso potevo vedere”. Ma, dopo aver continuato a inserire codici, la donna ha spiegato ad altavoce che la procedura le puzzava e a quel punto è caduta la linea. Composto subito il numero da cui aveva ricevuto la chiamata, la 36enne si è accorta che era inesistente, è andata ad aprire il conto e si è accorta che era stato svuotato.

In seguito ha scoperto che con i suoi risparmi «non sono stati fatti acquisti, ma dalla lista movimenti si vedono 12 transazioni su carta, effettuate tutte lo stesso giorno, da Winco, per importi compresi tra 180 e 199 euro per un totale di oltre duemila euro. L’accaduto è stato segnalato con posta elettronica certificata alle Poste che, dopo due giorni, hanno respinto la richiesta di rimborso precisando che le transazioni risultavano legittime.

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