TRUFFA COMMERCIALISTA TERAMO IN FALLIMENTI, SEQUESTRO CONTI CORRENTI E CASE PER 2 MILIONI

21 Novembre 2022 09:52

Teramo - Cronaca

TERAMO – Dopo l’esecuzione delle misure cautelari nei confronti di alcuni indagati, prosegue l’operazione denominata “Due di Denari” con l’aggressione ai patrimoni riconducibili direttamente o indirettamente al commercialista teramano che avrebbe sottratto fraudolentemente ingenti capitali nell’ambito delle procedure fallimentari affidategli.

La Guardia di Finanza non ha reso noti i nomi delle persone indagate, a cominciare da quello del “noto” commercialista e del figlio

A seguito dell’emissione da parte del G.I.P. di Teramo del sequestro preventivo, in parte anche per equivalente, nei confronti del commercialista, del figlio e delle società ad essi riconducibili, per un valore pari a 2.060.898 euro costituenti il profitto dei reati contestati, il Nucleo Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Teramo ha, ad oggi, sottoposto a vincolo cautelativo n. 9 conti correnti, una cassetta di sicurezza e n. 8 immobili di prestigio siti a Roseto degli Abruzzi.

Di recente, i menzionati immobili erano stati fittiziamente intestati ad una società di diritto inglese che, come è stato riscontrato nel corso delle indagini, sarebbe stata appositamente costituita dagli indagati per “schermare” i beni da eventuali misure cautelari.

IL Nucleo Polizia Economico-Finanziaria della  Guardia di Finanza di Teramo aveva eseguito le due misure cautelari personali degli arresti domiciliari, il 25 ottobre.

In base alle indagini della magistratura svolte anche nei confronti di altri  soggetti coinvolti nella vicenda, un avvocato e un imprenditore, sono state ricostruite alcune operazioni finanziarie ideate e attuate dal professionista nell’ambito di diverse procedure fallimentari iscritte presso il  Tribunale di Teramo.

In  particolare, è emerso che il professionista teramano, avvalendosi di società costituite ad hoc ubicate in Italia ed all’estero, riconducibili a lui e al  figlio, avrebbe acquistato, nell’ambito delle predette procedure fallimentari, crediti deteriorati; successivamente, in virtù della propria posizione privilegiata di curatore, avrebbe provveduto, mediante una nuova ripartizione dell’attivo  fallimentare, appositamente pilotata, ad assegnare a detti crediti un maggiore valore economico, incassando così, tramite le citate società, consistenti somme di denaro.

Il giudice ha ritenuto di accogliere la richiesta dei pubblici ministeri, attesa la reiterazione e la sistematicità nel tempo dei comportamenti lesivi posti in essere, nonché l’estrema gravità dei fatti contestati, tali da ipotizzare la sussistenza dei reati di interesse privato del curatore negli atti del fallimento e peculato.

 

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