TUMORE DIAGNOSTICATO IN RITARDO: MUORE 14ENNE AQUILANA, CHIESTO MAXI RISARCIMENTO ALLA ASL

12 Febbraio 2020 08:00

L'AQUILA – Un calvario durato tre anni, il ritardo nel diagnosticare il sarcoma di Ewing, “negligenza e gravissima imperizia” che avrebbero portato alla morte una ragazza aquilana di soli 14 anni.

Inizia così la battaglia legale di una mamma che ha perso la propria figlia quando era nel pieno della vita. 

Per i familiari, assistiti dall'avvocato Maria Teresa Di Rocco, dietro il calvario della giovane ci sarebbe una presunta responsabilità dei medici e della stessa Asl chiamata civilmente a risarcire una somma che, come riporta Il Messaggero, supera abbondantemente i 3 milioni di euro.





La condotta dei medici che hanno visitato la 14enne, secondo il legale, sarebbe “connotata da totale negligenza e gravissima imperizia in particolare nella fase dell'approccio diagnostico, con il conseguente significativo ritardo di ben 17 mesi dall'insorgenza della sintomatologia, reiteratamente lamentata dalla giovanissima ma del tutto ignorata”, spiega al quotidiano abruzzese. 

In particolare, secondo i familiari della ragazza, i professionisti non avrebbero condotto una indagine strumentale specifica dell'intero arto destro, nonostante la giovane paziente lamentasse la localizzazione del dolore in maniera precisa, “non sono stati sfiorati dal dubbio diagnostico che potesse trattarsi di un tumore osseo a fronte di una sintomatologia tipica e comunque ingravescente”, sottolinea l'avvocato.

Per la Di Rocco, una precoce o comunque tempestiva diagnosi avrebbe salvato la 14enne.

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