TUMORI AL SENO, IL COVID BLOCCA LA PREVENZIONE: “20MILA SCREENING IN MENO IN ABRUZZO”

LA SITUAZIONE NELLE 4 ASL NELL'ANNO DELLA PANDEMIA: CROLLO 50 PER CENTO DELLE PRESTAZIONI, PROBLEMI ORGANIZZATIVI MA ANCHE PAURA DEL CONTAGIO. I DATI EMERSI DALL'INCONTRO DI KOMEN

di Azzurra Caldi

11 Aprile 2021 09:11

L’AQUILA – Ritardi organizzativi legati al riordino della rete ospedaliera, ma anche una scarsa propensione a sottoporsi agli esami per timore del contagio: l’anno dell’emergenza covid ha cancellato in Abruzzo, come nel resto d’Italia, migliaia di prestazioni sanitarie ostacolando il percorso di prevenzione, come nel caso dello screening mammografico, primo step per la lotta ai tumori del seno.

Se ne è parlato nei giorni scorsi nel corso del webinar organizzato dal Comitato Abruzzo di Komen Italia, con la presidente del Comitato Abruzzo, Isabella Marianacci, il coordinatore del comitato clinico-scientifico Abruzzo, professor Ettore Cianchetti, l’assessore alla Salute della Regione Abruzzo Nicoletta Verì, per fare il punto sullo “status quo” dello screening mammografico nelle quattro province abruzzesi, insieme ai responsabili screening delle quattro Asl: il professor Carlo Masciocchi per la Asl 1 Avezzano -Sulmona -l’Aquila, la dottoressa Marzia Muzi per la Asl 2, Lanciano-Vasto-Chieti, la dottoressa Maria Carmela Minna per la Asl 3 di Pescara, e la dottoressa Maria Paola Di Bartolomeo per la Asl 4 di Teramo.

“Abbiamo voluto fornire informazioni utili e dare risposte chiare e concrete in materia, in un momento di grande difficoltà e confusione in cui i riflettori sono tutti puntati sull’emergenza Covid-19. Proprio ora, chi come noi è impegnato in prima linea nel portare avanti progetti di diffusione della cultura della prevenzione e di supporto alle donne in rosa, non può e non deve assolutamente abbassare la guardia”, ha spiegato Marianacci.

Nel corso dell’incontro è stato annunciato l’avvio di un percorso con l’Agenzia sanitaria regionale che coinvolgerà le 4 asl per dare vita a un protocollo d’intesa che snellisca e semplifichi l’iter burocratico per le future tappe della carovana della prevenzione in Abruzzo e per agevolare la partecipazione di specialisti, medici e volontari.

“Nei giorni scorsi abbiamo concordato di istituire un tavolo tecnico di oncologia – ha spiegato l’assessore Verì – perché nella nostra regione manca una rete oncologica, sarà mia premura convocarlo quanto prima. Abbiamo dati a disposizione nel dipartimento regionale che ci raccontano di un calo degli screening del 50%: sono passati da 37mila del 2019 a 17.500 del 2020. È importante recuperare questi ritardi, anche perché negli ultimi anni c’era stato un trend continuamente positivo per quanto riguarda le adesioni. Sono fiduciosa perché so che le Asl sono molto attive per recuperare questo ritardo ma soprattutto il messaggio che voglio mandare alle donne che hanno rinunciato per timore del covid è che questi luoghi sono sicuri, ci sono percorsi dedicati e in sicurezza, spero possa essere uno stimolo in più per partecipare e recuperare”.

Per Ettore Cianchetti, coordinatore Comitato clinico-scientifico della delegazione abruzzese di Komen: “È davanti agli occhi di tutti quello che è successo in questo anno. In Italia la ripartenza con gli screening non è stata omogenea, la sensazione è che anche in Abruzzo le Asl siano ripartite in ordine sparso. È fondamentale che i responsabili degli screening contribuiscano a fornirci un quadro della situazione di quali siano stati i danni nel 2020. Lo screening mammografico è una metodica messa a punto 40 anni fa, quando del tumore alla mammella si conosceva tanto, ma non tutto. Ora sappiamo molte più cose: sappiamo riconoscere quali sono le fasce di età più colpite, quali sono le donne più a rischio, e quindi continuare a parlare di screening a tappeto a cadenza regolare dai 50 anni, forse non è la maniera più corretta per affrontare il problema”, ha osservato.

LA SITUAZIONE NELLE ASL ABRUZZESI

ASL L’AQUILA

Carlo Masciocchi, della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila:

“La nostra popolazione target è di circa 43mila donne e abbiamo come obiettivo 21mila esami mammografici l’anno. Se la domanda è: come è andato lo screening mammografico nel 2020 nella provincia dell’Aquila, devo rispondere stranamente molto bene se paragonato al 2019 quando abbiamo avuto problemi grossi nell’organizzazione. A gennaio 2020, quindi prima dell’inizio della pandemia, ci siamo resi conto che l’organizzazione non riusciva a soddisfare bene le richieste e quindi abbiamo iniziato un percorso sia in termini di persone che di attrezzature e di strutture. Per fortuna questo è coinciso con una organizzazione logistica che ci è tornata utile successivamente”.

“Abbiamo iniziato di fatto a giugno, con un apio di mesi di ritardo causa covid, abbiamo fatto una prima verifica a settembre che ha dato i risultati che volevamo raggiungere, abbiamo ricontrollato l’attività a dicembre e stiamo ormai andando verso un’organizzazione più completa che ci permette di raggiungere il target che ci eravamo prefissati. Abbiamo ancora problemi, come l’aggiornamento delle anagrafiche e di reclutamento che però adesso stiamo decisamente superando. Prevediamo che nella seconda metà di quest’anno entreremo a pieno regime, arrivando all’obiettivo delle 21mila mammografie annuali”.

“Negli ultimi due mesi la partecipazione allo screening è stata molto alta, ad esempio nel territorio del San Salvatore dell’Aquila la risposta è dell’87%, che è molto superiore alla risposta media nazionale e la media della Asl si aggira tra il 72 e il 76%. Stiamo anche lavorando ad un ammodernamento della tecnologia, anche se eravamo già partiti con macchine molto buone, adesso stiamo aumentando il numero, stiamo aggiornando gli ecografi”.

ASL CHIETI

Marzia Muzi, referente screening Asl Lanciano-Vasto Chieti:

“In realtà in Abruzzo non abbiamo una realtà così diversa rispetto alla fotografia nazionale, purtroppo. Questo perché se confrontiamo i dati della nostra azienda sanitaria nel 2019, con una popolazione target di circa 28mila donne l’anno, nel 2020 – lavorando solo gennaio e febbraio con lo stop fino a giugno – abbiamo raggiunto circa 7.600 donne, che è esattamente la metà delle donne che hanno effettuato lo screening nel 2019. Sono numeri pesanti ma che attestano comunque come nonostante un arresto di screening a livello regionale e nazionale, c’è stata una ripartenza. Quella che è la fotografia al 31 dicembre del 2020 è già fortunatamente datata, perché già nei primi mesi del 2021, ci attestiamo sugli 800 esami al mese, considerando che nel 2019, quindi pre-covid, la media era di 1.300 esami al mese, quindi comunque non raggiungiamo i dati pre-covid, quando si raggiungeva una media di copertura dell’84%, ma è comunque importante se teniamo conto delle norme che impongono distanziamento e sanificazione costante”.

“Rifacendoci alle linee guida nazionali abbiamo necessariamente dovuto ridurre il numero degli inviti che fino a un mese fa abbiamo fatto telefonicamente. Ora siamo tornati alla lettera di invito aperta, in questo modo cerchiamo di raggiungere il secondo obiettivo: quello di convincere le donne che hanno paura di entrare negli ospedali ad effettuare la mammografia. Perché il problema fondamentale è che molte donne hanno paura, in particolare dopo la seconda ondata covid, ad accettare l’invito dello screening. A tal proposito spero, anche a livello regionale, che possa nascere una nuova campagna informativa che possa servire a far capire che si tratta di un percorso sicuro”.

Per quanto riguarda l’aggiornamento di anagrafica è un problema importante. Nella nostra azienda non viene fatto da tempo e ciò impedisce alle neo 50enni di entrare nello screening se il programma non ne conosce l’esistenza”.

ASL PESCARA

Maria Carmela Minna, Asl Pescara:

“Le donne nella fascia di età compresa tra i 50 e i 69 anni sono 47mila circa, siccome lo screening è biennale abbiamo una popolazione annua target di circa 23.500, siamo riusciti a fare l’estensione degli inviti al 100%. Per quando riguarda le adesioni, al 31 dicembre sono state 2.904, a fronte delle 6.086 el 2019, un’adesione notevolmente più bassa. Le donne che però sono state invitate nel 2020 hanno potuto eseguire, hanno potuto eseguire l’esame entro marzo 2021, quindi siamo riusciti a recuperare 1.509 esami per un totale di 4.413 mammografie, quindi con un adesione del 18.7%, a fronte di un’adesione dell’anno precedente pari al 52%”.

“Il numero delle adesioni rispecchia una minore propensione alla partecipazione, infatti nel 2020 hanno aderito 1.603 donne in meno rispetto al 2019, quindi il 27.4% in meno, a fronte di un -21% a livello nazionale. Il ritardo che abbiamo accumulato, pari a 3.9 mesi, siamo riusciti a recuperarlo nell’arco dei primi 3 mesi del 2021. Il dato più importante che interessa la stima delle adesioni perse, ma soprattutto lo stadio di gravità in cui possono essere diagnosticate, è stato calcolato dall’Oms, per la Regione Abruzzo, pari a 59 tumori. Per quanto riguarda la Asl di Pescara, a marzo 2021 abbiamo identificato 30 nuovi tumori. Siamo ripartiti con difficoltà all’inizio di questi mesi pr quanto riguarda gli inviti ma adesso stiamo recuperando. Al momento, tra le criticità, il fatto che abbiamo attivo solo un centro, quello di Pescara nord. Ci stiamo adoperando per la sostituzione del mammografo presso l’ospedale di Penne, siamo in gara per acquisirne un altro a breve e siamo in dirittura di arrivo per attivare gli esami mammografici all’ospedale di Popoli”.

“Per quanto riguarda le problematiche delle anagrafiche, abbiamo scelto di fare gli aggiornamenti con l’anagrafica certificata e tutti gli operatori di screening regolarmente e manualmente cercano di aggiornare gli indirizzi”.

ASL TERAMO

Maria Paola Di Bartolomeo, Asl Teramo:

“Lo screening mammario nel 2020 è stato sospeso per 4 mesi circa anche se nella prima parte dell’anno si era ina fase di riassetto organizzativo tale per cui i numeri erano già ridotti. Siamo ripartiti a luglio 2020, con un mese di ritardo rispetto all’ordinanza del presidente della Regione ed è stata una ripartenza in sordina, non solo per le difficoltà logistiche e organizzative ma anche per il doversi ricalibrare su situazioni inedite. L’obiettivo erano complessivamente 50 mammografie a settimana per i presidi ospedalieri di Teramo, Sant’Omero, Atri e Giulianova. C’è stata poi una lieve riduzione delle prestazioni dovuta alla seconda ondata della pandemia e i problemi sono stati sicuramente importanti. Il riavvio dello screening mammografico è avvenuto con contatti telefonici diretti e con una lettera di invito senza appuntamento. Da inizio gennaio del 2021 le mammografie che complessivamente possiamo assicurare sono circa 450 al mese, anche grazie all’utilizzo dell’unità mobile”.

“Per quanto riguarda i numeri, che sono la nota dolente del 2020, la riduzione delle mammografie è stata molto importante rispetto all’anno precedente, dell’85%. Abbiamo fatto 1.859 mammografie nel 2020 rispetto alle 12.260 del 2019. Non abbiamo ancora un numero reale delle prestazioni perse nel 2020 ma facendo una stima retrospettiva delle prestazioni mensili, possiamo valutare che durante il periodo di sospensione dei 4 mesi, me mammografie perse sono circa 4mila. È probabile poi che altre 4.700 mammografie siano state perse nel secondo semestre del 2020, e quindi complessivamente è possibile l’ammontare delle prestazioni che abbiamo perso sia di circa 9mila. A queste dobbiamo scalcolare quelle che siamo riusciti a recuperare finno al primo trimestre del 2021, che sono circa 3.200. Di conseguenza possiamo stimare che se le mammografie da recuperare attualmente ammontassero a 5.500-6mila, con il ritmo di prestazioni erogate mensilmente, si potrebbe accumulare un ritardo importante di 12 mesi. Oltre a recuperare i ritardi dobbiamo calendarizzare anche i nuovi screening, quindi la situazione potrebbe essere ancora più difficile”.

 

“I contraccolpi della pandemia sulla lotta ai tumori del seno sono purtroppo notevoli ed hanno determinato un rallentamento delle opportunità di prevenzione e dei percorsi di cura – ha aggiunto Marianacci – A livello nazionale si stima che un milione e mezzo di donne non abbia potuto svolgere i regolari controlli ed a causa di questo ritardo, saranno in molte a ricevere una diagnosi oncologica in uno stadio più avanzato, quando il tumore è più difficile da curare”.

“Il fattore tempo è determinante nell’affrontare una patologia oncologica come questa che, se presa ai suoi stadi iniziali, presenta il 90% di possibilità di guarigione, con percorsi di cura meno invasivi, che impattano in maniera minore sulla psiche e sul corpo delle donne colpite.
Come Comitato Abruzzo, stiamo cercando di potenziare uno dei progetti di punta di Komen Italia, la Carovana della Prevenzione, programma nazionale itinerante di tutela della salute in rosa, dedicato alle donne appartenenti a categorie socio-economiche svantaggiate e fuori dalle fasce screening, per erogare prestazioni clinico-diagnostiche di prevenzione delle principali patologie oncologiche su tutto il territorio abruzzese e lo stiamo facendo anche con il supporto della Regione Abruzzo”.

“L’idea del Question Time con le associazioni ‘friends of Komen Italia’ con cui facciamo rete è stata una preziosa occasione di confronto e di condivisione dei principali dubbi e quesiti che ci vengono posti in materia di screening da parte di molte donne in rosa direttamente con i referenti dello screening mammografico delle quattro province abruzzesi che hanno dato risposte molto puntuali, chiare ed esaustive. Voglio ringraziarli di cuore per la loro professionalità – ha concluso Marianacci – e ci tengo anche a ringraziare le associazioni e le numerose persone che hanno preso parte al nostro evento virtuale con spirito costruttivo ed entusiasmo”.

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