TUMORI: CON IMMUNOTERAPIA -40% MORTALITA’ CANCRO COLON AVANZATO

29 Maggio 2020 11:37

ROMA – L'immunoterapia ha ridotto il rischio di progressione della malattia o morte del 40% nei pazienti con tumore al colon retto metastatico e con mutazioni geniche, con prognosi infausta, che in Italia sono circa 1000 ogni anno.

Lo dimostra lo studio di fase III KEYNOTE-177, presentato in sessione plenaria al Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO). L'immunoterapia pembrolizumab ha inoltre raddoppiato la sopravvivenza senza progressione di malattia (16,5 mesi) rispetto alla chemioterapia (8,2) in questi pazienti.

Nel tumore del colon-retto il 20% delle diagnosi è in fase avanzata, ma l'immunoterapia – che mira a risvegliare il sistema immunitario contro il cancro – può dunque cambiare lo standard di cura.

La molecola immunoterapica pembrolizumab ha infatti ridotto il rischio di progressione della malattia o morte del 40% rispetto allo standard di cura rappresentato dalla chemioterapia, con una migliore tollerabilità. Ha inoltre raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione di malattia (16,5 mesi) rispetto alla chemioterapia (8,2).






Per la prima volta, dunque, l'immunoterapia è efficace nel tumore del colon-retto metastatico in pazienti mai trattati in precedenza (prima linea), che presentino alto numero di mutazioni geniche dei microsatelliti e con prognosi sfavorevole. Nel 2019, in Italia, sono stati stimati oltre 49.000 nuovi casi di tumore del colon-retto e 481.000 cittadini vivono dopo la diagnosi.

“Nella maggior parte dei casi – spiega il presidente Aiom Giordano Beretta – la malattia avanzata non è adatta a un intervento chirurgico potenzialmente curativo. Ma, grazie alle nuove terapie, la sopravvivenza di questi pazienti è più che raddoppiata rispetto a vent'anni fa e raggiunge i 30 mesi. Lo studio KEYNOTE-177 ha il potenziale per cambiare la pratica clinica, evitando la chemioterapia a una parte delle persone colpite dalla neoplasia in fase avanzata”.

Lo studio ha coinvolto 307 persone con carcinoma del colon-retto metastatico con mutazioni. 

Anche la percentuale dei pazienti che hanno riportato una diminuzione delle dimensioni del tumore (tasso di risposta obiettiva), afferma Fortunato Ciardiello, Ordinario di Oncologia Medica Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e sperimentatore principale dello studio per l'Italia, “era migliore con pembrolizumab, pari al 43,8% rispetto a 33,1% con chemio. L'11% dei pazienti trattati con l'immunoterapia ha mostrato risposta completa (nessun tumore rilevabile) e nel 30,9% la malattia si è mantenuta stabile. In confronto, il 3,9% e il 42,2% dei pazienti trattati con chemioterapia hanno evidenziato, rispettivamente, risposta completa e malattia stabile”.

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