TURISMO INVERNALE, DECOLLANO PRENOTAZIONI MA NELL’AQUILANO “MANCA PERSONALE”

di Mariangela Speranza

12 Dicembre 2021 08:37

L'Aquila - AbruzzoWeb Turismo, Economia

L’AQUILA – Si annuncia un dicembre da “tutto esaurito” nell’Abruzzo aquilano. Già questo weekend, il secondo del mese, in tanti si sono riversati in montagna e nei borghi sparsi sul territorio, con la neve che continua a scendere e la maggior parte degli gli impianti sciistici che stanno man mano riaprendo. Il problema, semmai, emerso in questi primi giorni di anticipo delle vacanze invernali e, in generale, da qualche mese è la mancanza di personale.

A dirlo gli stessi operatori del settore, molti dei quali stanno tornando in attività in concomitanza della riapertura degli impianti sciistici, per i quali si prospetta un secondo Natale nel segno della pandemia, divisi tra il soddisfare le esigenze degli ospiti in crescita e la necessità di avvalersi di lavoratori stagionali.

“Il settore del turismo invernale sta ripartendo e, a mio avviso, avrà un’impennata repentina – dice ad AbruzzoWeb Fabiano Accatino, titolare dell’albergo Campo Felice, situato in località Casamaina di Lucoli (L’Aquila). L’hotel Campo Felice è tornato in attività all’inizio di dicembre, ben prima della riapertura degli impianti sciisitici, e spiega lo stesso gestore, “a due settimane dalle festività, sta già registrando già il tutto esaurito sia per Natale che per Capodanno, nonostante l’entrata in vigore delle nuove norme sul green pass”.

Un trend, quello della provincia aquilana, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, dove il settore alberghiero stenta a tornare ai livelli pre-pandemici invernali. La conferma è arrivata solo qualche giorno fa da Nicola Scolamacchia, vice presidente vicario di Assohotel-Confesercenti, che in un’intervista all’Adnkronos ha parlato di dati deludenti quanto alle prenotazioni in vista della festa dell’Immacolata.

“Un ponte lungo – ha commentato – ma abbiamo avuto meno prenotazioni di quelle che ci si aspettava. Negli alberghi sono occupate solo il 50-60% delle camere. Siamo al di sotto del 30-40% rispetto al ponte del 1 novembre, che era andato molto bene e dove abbiamo avuto quasi il sold out”.

Secondo Scolamacchia, questo calo è dovuto a più fattori. Uno su tutti, la preoccupazione legata alla variante Omicron. “C’è stata una frenata delle prenotazioni nel momento in cui sono uscite uscite notizie allarmistiche”.

Nell’Abruzzo aquilano, spiega ancora Accatino, “i turisti vengono per la maggior parte dal centro sud ed è chiaro che non vedono l’ora di muoversi e di usufruire dei bonus vacanze in scadenza a fine mese”.

“L’unico problema – precisa – rimane la carenza di personale, tanto che, per quanto riguarda il mio albergo, sono stato costretto addirittura costretto a reperirlo da fuori regione”.

Situazione decisamente meno caotica “ma comunque positiva” anche a valle. Come dichiara infatti Eugenio Masci, titolare del ristorante e b&b Paneolio a Poggio Picenze (L’Aquila), “nonostante alcune disdette all’ultimo minuto dopo l’ultimo dpcm, le prenotazioni continuano ad esserci e sono molti sono molti i colleghi che, al momento, stanno facendo fatica a trovare collaboratori”.

“Si tratta in realtà di una tendenza che dura da qualche mese – dice -. Al momento non sono personalmente alla ricerca attiva di nuovi dipendenti, ma la scorsa estate mi sono trovato anche io in difficoltà”.

Una grossa offerta di lavoro, in pratica, che da qualche tempi resta senza risposta. Un fenomeno complicato, figlio di diversi fattori e degli effetti indiretti della pandemia, quando tutte le imprese del turismo, a cominciare dai pubblici esercizi, hanno subito una drastica riduzione di operatori, che o si sono spostati in altre aree considerate più sicure “in epoca covid”, oppure hanno usufruito e stanno ancora usufruendo dei diversi ammortizzatori sociali e delle coperture messe in campo dallo Stato nei periodi di inattività.

“Probabilmente – conclude Fabiano Accatino – è l’effetto del reddito di cittadinanza e delle disoccupazioni erogate in concomitanza della pandemia. So di molti preferiscono percepire il sussidio che lavorare ed ecco perché, a mio avviso, servirebbero maggiori incentivi proprio con l’obiettivo di incoraggiare i giovani al lavoro”.

 

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