“TURISMO VITTIMA ANCHE INDECISIONI GOVERNO”, CARUSO “RECOVERY PLAN, POCHE COSE MA BUONE”

di Filippo Tronca

1 Marzo 2021 16:57

L’AQUILA – “L’economia legata al turismo nella provincia dell’Aquila e del comprensorio dell’Alto Sangro non ha pagato solo le chiusure rese necessarie per contrastare la pandemia, ma anche le indecisioni, gli stop and go, la mancanza di chiarezza da parte del governo centrale. Ora l’unica speranza per ripartire è il veloce e ottimale utilizzo delle risorse Recovery Plan, non dimenticando però che i fondi per i mondiali del 1990 li abbiamo finiti di spenderli nel 2016. Mi pare evidente che serva un cambio di passo…”.

Tra amarezza e ironia, queste le parole nell’intervista in diretta streaming di Abruzzoweb, di Angelo Caruso, 56enne avvocato, presidente della Provincia dell’Aquila e sindaco di Castel di Sangro, rieletto a settembre 2020 primo cittadino dell’importante città nel cuore del comprensorio turistico dell’Alto Sangro con la civica di centrodestra “Continuità per il progresso”.

Il suo mandato da presidente della Provincia  si concluderà invece a luglio, e per una eventuale ricandidatura non si sbottona, “vedremo, non dipende solo da me”, si limita ad affermare.

Nel suo comune, Castel di Sangro, aggiorna Caruso “ad oggi abbiamo una quindicina di persone positive, a preoccupare il vicino comune di Ateleta in zona rossa e con Ben 70 contagiati su una popolazione di poco più di 1000 che sta vivendo un vero e proprio dramma”.

E aggiunge, “in questa fase, in provincia dell’Aquila,  l’epidemia ci concede una boccata di ossigeno, ma non possiamo in nessun modo abbassare la guardia, occorre rispettare rigorosamente le misure anti-contagio, se non vogliamo ritrovarci a vivere l’incubo vissuto in autunno. E il mio appello è rivolto in particolare ai giovani, più restii a rispettarle”.

La preoccupazione di Caruso, da sindaco e da presidente della Provincia, va però anche ai devastanti effetti della pandemia sull’economia della montagna.

“Basti partire da una cifra: 100 milioni di euro, che sono  i mancati guadagni del comparto turistico della montagna su cui ruota la nostra economia. Un conto pagato dagli operatori, dai lavoratori stagionali, dai fornitori, da tutto l’enorme l’indotto. La stagione del 2019 e 2020 si è chiusa in anticipo, quella del 2020 e 2021 non è partita per niente, e si può dire che è già finita. Ma si può tranquillamente affermare che chi di dovere ha illuso gli operatori, li ha convinti che forse qualcosa si poteva fare, e così ci si è predisposti alla programmazione, all’organizzazione in vista di aperture che poi non ci sono state e non ci saranno.  E questo ha rappresentato un costo aggiuntivo. Vi assicuro che non è facile restare fermi per oltre un anno per un albergo che ha 70 camere e che ha costi per  100mila euro, anche con la porta serrata”.

Da qui la richiesta di aiuti adeguati e di un forte cambio di passo al nuovo governo, e da uomo del centrodestra Caruso esprime apprezzamento per il nuovo premier Mario Draghi.

“Diciamo che è l’ultima grande risorsa del Paese, in termini di competenza e prestigio internazionale, non possiamo certo permetterci di sprecarla. Il nuovo governo, diciamo di larghe intese, almeno questo è l’auspicio, favorirà una maggiore condivisione delle scelte, meglio calate nei territori”, commenta Caruso.

La sfida da vincere oltre a un piano di vaccinazione veloce ed efficace è dunque anche l’utilizzo dei fondi del recovery Plan.

“Parliamo di risorse paragonabili solo a quelle del piano Marshall – sottolinea Caruso-, e vorrei ricordare però che in Italia abbiamo finito di spendere i fondi per i Mondiali nel 1990 solo nel 2016. La programmazione è determinante, in Abruzzo dovremmo lasciare alle spalle il campanilismo. Dobbiamo puntare su poche idee chiare. Capire cosa vogliamo diventare nei prossimi anni”.

E dunque ecco la lista della spesa ipotetica, almeno per grandi capitoli, proposta da Caruso, per la sua regione.

“Prima di tutto dobbiamo adeguare tutto il sistema dei trasporti alternativo alla rete autostradale. E non intendo solo la ferrovia Pescara-Avezzano-Roma, quanto piuttosto dotare ad esempio la rete interna  di treni elettrici, più veloci, economici e sostenibili. Dobbiamo puntare su un sistema ciclopedonale, sull’ ammodernamento delle nostre strutture alberghiere e ricettive per adeguarle agli standard europei e farle diventare davvero competitive. Dobbiamo essere capaci di puntare su una progettualità all’avanguardia sul settore dell’agroalimentare, che rappresenta il vero futuro per la nostra regione, per nulla togliere alla metalmeccanica della Val di Sangro. Poi ovviamente dovremo puntare sull’efficientamento energetico del patrimonio edilizio e connettività. Ma in ogni caso non dobbiamo fare l’errore di disperdere in mille rivoli le risorse” .

Alla domanda: “si ricandiderà alla guida della Provincia?”, Caruso si si limita a rispondere, “non lo so ancora, non dipende solo da me, vedremo se ci saranno le condizioni. Per ora sono concentrato nel chiudere nel migliore dei modi il mandato. In questi anni abbiamo fatto cose importanti: abbiamo archiviato il capitolo emergenza strade, quando mi sono insediato erano ben 24 quelle chiuse, ora sono tutte aperte e perfettamente fruibili. Abbiamo effettuato un’importante riorganizzazione della macchina amministrativa, sul fronte della ricostruzione post-simica 2009 del nostro patrimonio,  abbiamo bruciato i tempi e recuperato anni di ritardi avviando gli iter progettuali. A breve ci sarà la gara tanto attesa per il restauro del palazzo dei portici ai quattro cantoni a L’Aquila, per quanto riguarda la porzione di proprietà della provincia. Stiamo intervenendo sulla strada circonducente che diventerà di rango provinciale. Siamo intervenuti su tanti edifici scolastici messi in sicurezza e anche realizzati ex novo”.

Infine tornando alle aree interne, Caruso non crede che la pandemia favorirà il mitico ritorno nei paesi.

“Dovrebbe verificarsi un miracolo. Nell’ultima estate abbiamo beneficiato di un importante flusso turistico, ma è stata una eccezione determinata dall’emergenza covid, che ha indotto a disertare le mete balneari, non sarà un trend di lungo periodo. Per frenare lo spopolamento serve ben altro, occorrono massicci investimenti per elevare lo  standard di vita e sociale delle famiglie, servono asili, scuole, presidi medici, trasporti e servizi di vario genere”.

LA DIRETTA

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