UCRAINA, GUERRA PESA SU IMPRESE DELL’AQUILANO: CROLLO DELL’EXPORT E CRESCITA PIL SOTTO 2%

11 Aprile 2022 10:52

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – Oltre il 16% delle imprese della provincia dell’Aquila dichiara di aver già ridotto la produzione, in alcuni casi in maniera significativa, più del 33% stima di poter proseguire solo per altri 3 mesi.

È il dato più significativo emerso dall’Indagine del Centro studi di Confindustria sugli effetti e le difficoltà generate dal conflitto in Ucraina nel settore industriale.

Il 93% delle imprese ha indicato al primo posto, tra i problemi causati dal guerra in atto, l’aumento del costo dell’energia. Tre aziende su quattro non direttamente attive all’Estero e nove su dieci di quelle internazionalizzate hanno segnalato, al secondo posto, l’aumento del costo delle materie prime e le difficoltà di approvvigionamento.

I comparti più colpiti risultano la manifattura e le costruzioni. Dall’indagine emerge anche “un aumento, a febbraio, dei prezzi alla produzione industriale stimati in un +32,8% annuale”. “Nelle filiere più esposte all’intensità di consumo energetico, l’alternativa da un mese è continuare a produrre in perdita o decidere stop temporanei delle produzioni”, afferma in una nota Riccardo Podda, presidente di Confindustria L’Aquila, “dall’indagine emerge che il 22% delle imprese energivore già riporta riduzioni della produzione. Percentuale che in 3 mesi, ai prezzi attuali, può salire al 56%. Si rischia di passare da una crescita dell’export del 13,3% annua nel 2021 a un modesto 2,8% nel 2022, con un crollo dell’export che peserà  notevolmente sulle imprese locali”.

La crescita del Pil, nel 2022, sarà sotto il 2% e non più oltre il 4% come atteso, e dell’1,6% nel 2023, anno in cui si rischia la recessione conclamata. Nella migliore delle ipotesi, la produzione industriale passerebbe,  quest’anno, dal +11,7% del 2021 al +1,5%, a condizione che la situazione migliori nella seconda metà del 2022. Gli investimenti fissi lordi, dopo l’incoraggiante +17% del 2021, quest’anno  aumenterebbero solo del 4,5%, colpendo la propensione a investire delle imprese proprio in  questo 2022, che rappresenta il primo anno utile per partecipare e aggiudicarsi i bandi del Pnrr.

“Occorrono misure nazionali che mirino ad attenuare il fortissimo rallentamento che è in corso”, sottolinea Francesco De Bartolomeis, direttore di Confindustria L’Aquila, “i dati odierni dimostrano che il Pnrr da solo non è in grado di generare effetti di crescita tali da contrastare adeguatamente l’enorme contraccolpo generato dagli avvenimenti in corso. Alla sfida di realizzarlo al meglio, se ne aggiunge un’altra  di assoluta emergenza: approntare e varare subito un’efficace strategia strutturale di crescita aggiuntiva con misure nazionali per ridare competitività al sistema industriale. Un esempio è l’automotive, settore che richiede incentivi e ristrutturazioni industriali e politiche attive del lavoro per riqualificare gli occupati. Le aziende si aspettano misure di garanzia per delineare un quadro di rafforzamento della libertà di investimento e commercio.  Nella delega fiscale devono assolutamente comparire tagli strutturali e significativi al cuneo contributivo”.

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