“UMILIA I CATTOLICI, NON GUARDATELO”, SGARBI BOCCIA IL PRESEPE DI CASTELLI

14 Dicembre 2020 20:26

ROMA – “State a casa. Non lo guardate. Non andate a guardarlo. Il presepe del Vaticano, realizzato dagli artigiani di Castelli in Abruzzo, che solitamente producono degli autentici capolavori, non c’entra niente con la religione cattolica. I personaggi sembrano degli astronauti. Persino le pecore, il bue e l’asinello sono irriconoscibili. Con che faccia li avrà osservati, il Papa? Forse non ne sapeva nulla. Ma non saperne nulla non giustifica questa oscenità. Non giustifica l’umiliazione del cattolicesimo”.

Il critico d’arte e parlamentare Vittorio Sgarbi boccia così, in un videomessaggio, il presepe di Castelli inaugurato in piazza San Pietro venerdì 11 dicembre e si unisce al coro di quanti, in questi giorni, hanno espresso più di qualche perplessità sull’opera che avrebbe dovuto rappresentare “un messaggio di rinascita delle aree interne” secondo le intenzioni del vescovo della Diocesi Atri-Teramo Lorenzo Leuzzi, in collaborazione con la Regione Abruzzo, la Provincia di Teramo, il comune di Castelli, l’Ufficio Scolastico Regionale insieme al liceo artistico “F. Grue” di Castelli, la Fondazione Tercas, l’Università di Teramo e il Sodalizio degli abruzzesi a Roma.

“Rivedo il presepe di piazza Sa Pietro. Non guardate i Magi, non guardate Gesù bambino… Non guardate pecore, asino, bue e animali vari che girano senza ragione in questo spazio. Non guardateli perché non sapreste cosa state vedendo – incalza Sgarbi – Non riconoscereste nessuno dei personaggi che ho citato. Non guardateli. Non so con che faccia li vedrà il Papa, non so se li abbia visti ma se li vedrà penserà di appartenere ad un’altra religione”.




Il complesso scultoreo di 54 statue, è opera dell’Istituto d’arte di Castelli, e fu realizzato da docenti e allievi nell’arco di 10 anni, tra il 1965 e il 1975. Il direttore Serafino Mattucci affidò questo progetto in particolare ai professori Gianfranco Trucchia e Roberto Bentini, ma il Presepe rimane un’opera corale. Il primo gruppo a essere realizzato è costituito dalla Sacra famiglia (la Madonna, San Giuseppe, il Bambinello). L’Angelo, il Bue e l’Asinello sono immediatamente successivi. Le figure del Presepe, realizzate in argilla refrattaria, sono molto semplici dal punto di vista strutturale: un cilindro per il corpo e una sfera per la testa. Le parti anatomiche del corpo: braccia, gambe, piedi sono quasi completamente cancellate. L’opera sembra trarre ispirazione da epoche e stili diversi, soprattutto di provenienza orientale: la parte strutturale “a colonna” e alcuni particolari descrittivi come i capelli e la barba ricordano la scultura mesopotamica.

Ma già qualche giorno prima dell’inaugurazione in molti si sono espressi contro quel presepe “non-presepe”, come lamentato sui social, e oggi è arrivato anche il lapidario commento di Sgarbi che nei giorni scorsi ha annunciato la presentazione della lista “Rinascimento” per le prossime amministrative di Sulmona, ormai in aperta “guerra” contro il sindaco Annamaria Casini dopo la polemica per la passeggiata senza mascherina del critico d’arte in centro storico.

Sul presepe di Castelli Sgarbi fa fatica a contenersi: “Queste cose non riguardano il mondo cristiano, sono una caricatura, sono una finzione, una cosa che non si può guardare senza pensare con sofferenza a come è stato tradito il mondo religioso che nell’arte ha avuto la sua consacrazione. C’è un’umiliazione, gli stessi personaggi sono umiliati. Non guardate, state a casa”.

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