UN ANNO DI GUERRA IN UCRAINA, CRONOLOGIA DI UN MASSACRO, RISOLUZIONE ONU CONDANNA INVASIONE RUSSA

IN ABRUZZO OSPITATI FINO A 4MILA PROFUGHI, OGGI MANIFESTAZIONI PER LA PACE A L'AQUILA, PESCARA E SULMONA. NEL CAPOLUOGO FONTANA LUMINOSA COLORATA DI GIALLO E BLU

24 Febbraio 2023 08:17

Regione - Cronaca

ROMA – La notte fra il 23 e il 24 febbraio di un anno fa,  il mondo ha saputo che sì, la Russia di Vladimir Putin aveva davvero scatenato un’invasione vecchia maniera su larga scala in Ucraina. Da allora sono trascorsi 12 mesi di morte, distruzioni, atrocità ed escalation; e di quella guerra – ribattezzata in principio “operazione militare speciale” nella neolingua orwelliana del Cremlino – non si vede la fine Da quel 24 febbraio sono arrivati in Italia 173mila profughi ucraini, molti di loro sono scappati convinti che sarebbero tornati presto a casa. In Abruzzo si è arrivati a punte di 4.ooo profughi, ospitati in tutta la regione.

Oggi previste numerose manifestazioni per la pace.  L’Associazione Liberi Oltre, in collaborazione con Associazione Ucraina 24 Febbraio e Comitato Ventotene, organizza sabato il it-In per la Libertà “Stand with Ukraine”, in Piazza Duomo del L’Aquila dalle ore 17:00 alle 18:30. “La manifestazione nasce dalla volontà di mettere fine alla guerra, rispondendo contestualmente ad una domanda di giustizia, con la consapevolezza che gli Ucraini stanno combattendo per la propria libertà. Scenderemo in piazza chiedendo e mostrando l’importanza del sostegno alla resistenza del popolo ucraino, consapevoli delle atroci conseguenze che una sconfitta comporterebbe. Quello che chiediamo con questa manifestazione è che la guerra finisca, non con la scomparsa dalle mappe dell’Ucraina, ma con il ristabilirsi della giustizia, degli equilibri e dei confini, con gli Ucraini che tornino nelle loro case e con i soldati russi che facciano ritorno nella loro patria”, si legge nella nota.

La piattaforma “L’Aquila per la pace” da appuntamento invece alle 18:30 a Piazza Regina Margherita.  “La grande maggioranza degli italiani è contro questa escalation e contro ogni ulteriore coinvolgimento militare dell’Italia. Anche perché ogni euro destinato alle spese militari è sottratto alle nostre scuole, alla nostra sanità, ai bisogni delle persone più deboli. Pensare che la guerra si vinca sul campo, sconfiggendo il nemico con missili, droni o armi nucleari è semplicemente folle, diventa per i popoli, un’agonia crudele, lunga e penosa”, il loro convincimento.

La rete Europe for peace di Pescara sarà in piazza Sacro Cuore a Pescara alle ore 18 per chiedere “il cessate il fuoco alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina e, contestualmente, per sollecitare l’apertura di un tavolo di negoziato al fine di risolvere il conflitto e ripristinare i confini”.

L’Assemblea Valle Peligna per la Pace che invita a partecipare al presidio organizzato invece per sabato prossimo, 25 febbraio dalle 11 alle 12.30 davanti la Fontana del Vecchio in corso Ovidio.

Fino a domenica prossima, il monumento storico della Fontana luminosa, in piazza Battaglione Alpini, sarà illuminato con i colori giallo e blu: un gesto simbolico, ma significativo, che testimonia la vicinanza del capoluogo abruzzese alla città di Kiev e ai suoi abitanti.

Ad un anno dalla guerra l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato con 141 voti a favore, 7 contrari e 32 astenuti una risoluzione in cui si sottolinea “la necessità di raggiungere, il prima possibile, una pace completa, giusta e duratura in linea con la Carta delle Nazioni Unite”.

Il testo “ribadisce l’impegno per la sovranità, l’indipendenza, l’unità e integrità territoriale dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti” e chiede “la cessazione delle ostilità e il ritiro immediato, completo e incondizionato delle forze militari russe”. Tra i 75 co-sponsor anche l’Italia.

Sono sette i paesi che hanno votato contro la risoluzione in Assemblea Generale Onu che chiede una pace giusta in Ucraina. Oltre alla Russia, come già avvenuto in altre occasioni, i no sono arrivati da Siria, Bielorussia, Eritrea, Nord Corea, Nicaragua e, per la prima volta, il Mali.

Trentadue gli astenuti, tra cui la Cina, l’India – nonostante il forte pressing delle ultime ore – l’Iran, Cuba, l’Armenia e molti Paesi africani, dal Congo all’Uganda, e poi il Kazakistan e l’Uzbekistan. Il Brasile ha invece votato a favore della risoluzione per una pace giusta in Ucraina, contro alcune previsioni.

L’Assemblea Generale dell’Onu ha respinto gli emendamenti proposti dalla Bielorussia. Il primo emendamento ha ottenuto 11 sì, 94 no e 56 astenuti, mentre il secondo ha ottenuto 15 voti a favore, 91 contrari e 52 astenuti.

“Siamo grati a tutti i paesi che hanno sostenuto l’importante risoluzione dell’Assemblea generale ‘Principi della Carta delle Nazioni Unite alla base di una pace globale, giusta e sostenibile in Ucraina’. Questa è una potente testimonianza della solidarietà della comunità mondiale con il popolo ucraino nel contesto dell’anniversario dell’aggressione su vasta scala della Federazione Russa. Una potente manifestazione di sostegno globale alla #PeaceFormula ucraina!”. Lo afferma su Twitter il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo il voto all’Onu.

“La Russia fermi lo spargimento di sangue. Dare una possibilità alla pace in Ucraina. Anche oggi l’Assemblea generale dell’Onu ha parlato chiaramente. La Russia deve fermare la guerra e rispettare la Carta delle Nazioni Unite”. Così su twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.

“Oggi l’Assemblea Generale ha parlato in modo molto chiaro, chiedendo di raggiungere una pace completa, giusta e duratura in Ucraina in linea con la Carta Onu”. Lo ha detto l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Ue, Josep Borrell, dopo il voto, insieme ai ministri degli Esteri dei paesi europei tra cui Antonio Tajani.

“Sono 141 paesi ad aver votato con l’Ucraina, l’Ue e tutti i suoi stati membri hanno giocato la loro parte”, ha aggiunto, sottolineando che il risultato odierno è una “conferma agli occhi del mondo che l’aggressione della Russia deve fermarsi”.

“L’Italia ha votato a favore della “Risoluzione per la pace” in Ucraina che è stata adottata dalle Nazioni Unite con ben 141 voti. Un testo che difende l’Ucraina ma che è soprattutto in favore della pace. Una grande vittoria in nome della libertà”.  Così il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commenta il voto all’assemblea dell’Onu sulla risoluzione per la pace in Ucraina.

Gli Stati Uniti si aspettano che la Cina presenti domani il preannunciato piano di pace in 12 punti per la soluzione politica della guerra in Ucraina. Lo ha detto il sottosegretario di Stato americano, Victoria Nuland, parlando con il “Washington Post”. “Aspettiamo di vedere cosa i cinesi metteranno sul tavolo, si presume che sarà annunciato domani”, ha anticipato Nuland, sostenendo di non sapere come verrà presentato.

Domani è prevista una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sull’Ucraina alla quale sarà presente anche il segretario di Stato americano Antony Blinken e non si esclude che possa essere quella la sede. Nuland ha poi sottolineato l’importanza che ogni accordo, per mettere fine alla guerra, preveda una pace giusta e duratura: “Non può essere semplicemente un cinico cessate il fuoco che concede ai russi il tempo di andare a casa, riposare, rifornirsi e tornare. Ma se Xi Jinping riuscisse a far uscire Putin e il suo esercito dall’Ucraina, credo che tutti applaudiremmo”.

CRONOLOGIA DI UN ANNO DI GUERRA (fonte Agi)

La sera del 21 febbraio,  dopo le 20 ora italiana, il presidente russo Vladimir Putin pronunciò un discorso che gettava le basi alla guerra, anzi: all’ “Operazione speciale” come continua a chiamarla lui e tutti quelli che non vogliono finire nei guai con la giustizia russa. Al termine del discorso-fiume alla nazione, Putin firma il decreto di riconoscimento delle due repubbliche separatiste dell’Est ucraino, Donetsk e Lugansk, alla presenza dei due leader ribelli.

“La leadership ucraina dice costantemente che non vuole applicare pienamente gli Accordi di Minsk”, ha detto poco prima parlando alla nazione, “a loro non interessa una soluzione pacifica del conflitto e continuano a colpire i civili nel Donbass”. E ha spiegato che “aumentano atteggiamenti neo-nazisti” da parte dell’Ucraina: “Non cambia l’atteggiamento aggressivo e nazionalista del regime ucraino che non vede che soluzione col sangue del conflitto”.

“Per quanto la Russia deve sopportare?”, si è chiesto con tono retorico. Di qui la conclusione: è “necessario” riconoscere Donetsk e Lugansk. Al confine con l’Ucraina sono ammassati oltre 180.000 soldati russi, con artiglieria e carri armati. Immediata, via Twitter, la reazione di Bruxelles: “Il riconoscimento dei due territori separatisti in Ucraina è una palese violazione del diritto internazionale, dell’integrità territoriale dell’Ucraina e degli accordi di Minsk.

L’Ue e i suoi partner reagiranno con unità, fermezza e determinazione in solidarietà con l’Ucraina” hanno scritto il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen aprendo la strada alle reazioni via social di tutti i Paesi occidentali.

E il 22 e 23 febbraio sono giorni di frenetiche consultazioni e del varo delle prime sanzioni contro la Russia. Un approccio comunque ‘soft’ e destinato, nelle intenzioni degli occidentali, a tenere aperta la porta del negoziato. Diametralmente opposta, l’interpretazione di Putin che vede nelle sanzioni una provocazione fatta da un branco di pavidi e decide di passare all’azione.

Il 24 febbraio, l’attacco. Alle 3, fu chiuso lo spazio aereo per voli civili in Ucraina a causa di possibili minacce per l’aviazione civile, secondo il sistema di allerta internazionale per il personale aereo NOTAM.

“I voli di aerei civili entro i confini delle regioni di Kiev, Dnipro, Lvov, Odessa, Simferopol sono limitati a causa di una potenziale minaccia per l’aviazione civile”. Alle 3 e mezzo, il presidente russo Vladimir Putin annuncia in televisione un’operazione militare in Ucraina per difendere i separatisti nell’est del Paese. “Ho preso la decisione per un’operazione militare” nel Donbass, ha detto in una dichiarazione a sorpresa in televisione.

Nel giro di pochi minuti comincia la pioggia di missili: su Kiev, Kharkhiv, Odessa e altre città sono bersaglio degli attacchi. Un gruppo di paracadutisti tenta di conquistare l’aeroporto di Kiev ma non ci riesce: i difensori sono organizzati e pronti a respingere i russi. E’ il primo segnale che non si tratterà di quell’operazione-lampo progettata al Cremlino.

Scatta l’invasione dell’Ucraina. Dopo avere riconosciuto le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, con un discorso alla nazione il presidente russo Vladimir Putin ordina l’invasione dell’Ucraina e le truppe russe entrano nel Paese.

– 25 febbraio – Kiev si prepara all’avanzata dell’esercito russo. Il sindaco: “Ci aspettano ore molto difficili”. Spiraglio dal portavoce di Zelensky: “Si tratta un incontro con Putin per a tregua”. Il presidente ucraino si mostra in divisa militare in città con l’esercito: “Non ho paura”.

– 26 febbraio – Colpita Kiev, Mosca prende Melitopol. L’esercito russo prosegue la sua offensiva a tutto campo. A Kiev un edificio viene colpito da un missile russo. Mosca annuncia la presa di Melitopol, nel Sud del Paese. L’Europa interviene in sostegno dell’Ucraina inviando forniture militari per sostenere la resistenza.  L’Occidente rafforza le sanzioni contro Mosca e trova l’accordo per escludere le banche russe dal sistema di pagamenti Swift.

– 27 febbraio – Mosca evoca la minaccia nucleare Vladimir Putin alza il livello della tensione con la minaccia nucleare mettendo le proprie forze in pre-allerta. Si combatte a Kherson e Kharkiv, dove la resistenza riesce a contenere l’avanzata dell’esercito di Mosca.  Da Bruxelles, von der Leyen apre le porte a Kiev: “La vogliamo nell’Unione Europea”.

– 28 febbraio – Il negoziato e le condizioni di Putin. Le delegazioni russe e ucraine si incontrano in Bielorussia a Gomel. Mosca apre e parla di “terreno comune su cui lavorare” ma in un colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron Vladimir Putin detta le condizioni per fermare l’attacco: il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea e la demilitarizzazione dell’Ucraina, con l’assicurazione della neutralità del Paese.

– 1 marzo – L’esercito russo intensifica il suo bombardamento sulle città ucraine. Un missile russo colpisce il palazzo del governo a Kharkiv. Attaccata anche la torre tv nella capitale. Zelensky si rivolge all’Europarlamento con un videomessaggio. “Qui ogni può essere l’ultimo”.

– 2 marzo – Slitta il secondo round di negoziati. L’esercito russo annuncia la presa di Kherson ma le forze di Kiev smentiscono.

– 3 marzo – Slitta il secondo round di negoziati. L’esercito russo annuncia la presa di Kherson. La resistenza di Kiev frena l’avanzata di Mosca nelle altre città.

– 4 marzo – I russi occupano la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande del Paese. Proseguono gli attacchi sulle altre città  a Kharkiv il presidente del consiglio regionale parla di oltre 2000 morti, tra cui 100 bambini.





– 5 marzo – Falliscono i corridoi umanitari, riprende offensiva su Mariupol. Atteso nuovo round negoziale. Molti mezzi di informazione internazionali lasciano la Russia. I russi avanzano a Sud, vicini a Kiev.

– 6 marzo – Un cessate il fuoco e’ entrato in vigore dalle 10 del mattino, le 9 in Italia, a Mariupol per permettere l’evacuazione dei civili. Nella notte le forze russe hanno intensificato i bombardamenti notturni delle citta’ del centro, nord e sud dell’Ucraina.

– 7 marzo – Mosca dichiara la tregua. Aperti sei corridoi umanitari. Il governo annuncia l’apertura di via di fuga per le principali città a partire dalle 10, ma i piani di Mosca prevederebbero corridoi soltanto verso Russia e Bielorussia e Kiev si oppone a questo schema.

– 8 marzo – Zelensky apre a un negoziato su Donbass e Crimea 13 esimo giorno di guerra, l’evacuazione dei civili dalle città ucraine resta difficile per le continue violazioni del cessate il fuoco.

– 9 marzo – A Mariupol bombardamenti continui: 1300 vittime, distrutto un ospedale pediatrico. Le forze russe si sono avvicinate alle città di Kharkiv e Mykolaiv. Attivi corridoi umanitari in alcune citta’ fino alle 21

– 10 marzo – L’incontro ad Antalya, in Turchia, tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l’omologo ucraino Dmytro Kuleba. La Cina accusa la Nato di aver spinto la Russia al conflitto. E mentre L’Eni sospende l’acquisto di petrolio russo, Chernobyl resta senza corrente.

Un edificio distrutto da un bombardamento con i droni in Ucraina
– 11 marzo – Segnalate esplosioni di missili e di cannonate nelle città di Ivano-Frankovsk, Dnipro e Lutsk. Il ministero della Difesa dell’Ucraina afferma di avere notizia che i russi starebbero obbligando alcuni prigionieri di guerra ucraini a combattere per loro, nella regione russa di confine a Rostov

– 12 marzo – Respinto attacco a Dnipro. Bombardamenti a Kiev e Mykolaiv. Rapito il sindaco di Melitipol, Mariupol è circondata mentre Kiev lancia l’allarme su un possibile attacco da parte della Bielorussia.

– 13 marzo – Esplosioni a Leopoli. Attacco aereo lanciato sulla base militare ucraina vicino al confine polacco. Mosca aperta a negoziati a Gerusalemme. Telefonata tra Macron, Scholz e Putin. Parigi avverte: “La Russia non vuole fermare la guerra”.

– 14 marzo – Bombardato l’aeroporto Antonov di Kiev. Bombe sulla base di Yavoriv a 20 chilometri dal confine della Nato Le forze navali russe hanno isolato l’Ucraina dal commercio marittimo internazionale. La Russia oltre all’assistenza militare ha chiesto alla Cina assistenza economica.

– 15 marzo – Esplosioni nel centro di Kiev. Mariupol sotto assedio. Corridoi di evacuazione da quattro città nella regione nord orientale di Sumy.

– 16 marzo – Bombe a sud di Odessa e a Mariupol: bombardati un teatro convertito in rifugio per centinaia di civili e una piscina con donne incinte e bambini. Biden promette nuovi aiuti militari. Ma i negoziati continuano

– 17 marzo – Zelensky: “Il mondo riconosca la Russia come stato terrorista”. Per la Francia la Russia sta solo fingendo di negoziare. Sindaco di Melitopol liberato in cambio di nove soldati. Usa pronti a fornire all’Ucraina droni Switchblade, piccoli e leggeri

– 18 marzo – Tre forti esplosioni nella zona dell’ aeroporto di Leopoli. Bombardamenti nella provincia di Lugansk. Vasto incendio al mercato di Kharkiv. Intelligence Usa: rischio di minaccia nucleare dalla Russia se la guerra si prolunga

– 19 marzo – Fermato l’accerchiamento di Kiev. Mosca: usato missile ipersonico per distruggere arsenale ucraino Zelenzky in un video su Telegram si rivolge a Putin: “E’ tempo di incontrarsi”. La replica del Cremlino: “Prima un trattato fra governi”.

– 20 marzo – Sirene d’allarme in quasi tutte le regioni. Colpita a Mariupol una scuola dove si erano rifugiate 400 persone. Zelensky: “I Crimini di guerra a Mariupol passeranno alla storia”.

– 21 marzo – Bombe su un centro commerciale a Kiev. L’Ucraina respinge l’ultimatum per Mariupol. Oltre 7mila evacuati da Mariupol a Zaporizhzhya.

– 22 marzo – Allarmi antiaerei in quasi tutte le regioni Kiev: “Liberata Makariv, i russi con scorte solo per 3 giorni”. Zelensky: 100mila persone intrappolate a Mariupol

– 23 marzo – I russi continuano l’avanzata nel Donetsk. In arrivo nuove sanzioni contro Mosca. Zelensky: “Negoziato difficile ma prosegue”. Da Ue via libera agli aiuti di Stato per sostenere le imprese.

– 24 marzo – Distrutto il ponte per Kiev. Rogo vicino a Chernobyl. Zelensky: protestate. Onu, Pechino vota con Mosca Il presidente ucraino lancia un appello a tutto il mondo: “Scendete in piazza contro la guerra”. Il Consiglio di sicurezza boccia una risoluzione russa, ma Pechino vota con Mosca. Biden crea un Tiger team contro attacchi chimici

– 25 marzo – Fallito il tentativo russo di accerchiare la capitale. Ue pronta a nuove sanzioni. Kiev accusa Mosca di aver deportato 400mila civili

– 26 marzo – La Russia: “Il nostro obiettivo è il Donbass” Secondo Kiev, sono 16mila i soldati di Mosca uccisi. Teatro di Mariupol, 600 i sopravvissuti, 300 le vittime. Sirene d’allarme stamattina a Kiev e in altre città

– 27 marzo – Continuano gli attacchi in tutto il Paese, bombe a grappolo sulla regione di Donetsk. Kiev: “Recuperato terreno nella zona di Zaporizhzhia e di Sumy”. Biden: “Putin macellaio, non puo’ restare”.

– 28 marzo – Riprendono i negoziati in Turchia. Kiev: “Truppe russe in ritirata in Bielorussia”. Bloccati i corridoi umanitari. Zelensky apre sulla neutralità: “Su Crimea e Donbass intesa possibile”

– 29 marzo – In corso i negoziati di pace a Istanbul. Zelensky si è detto disposto a discutere della futura neutralita’ del paese senza rinunciare all’integrità territoriale.

– 30 marzo – Spiragli di intesa dai negoziati di Istanbul. Ancora bombe su Kiev. All’Onu le accuse a Mosca: responsabile della crisi alimentare mondiale

– 31 marzo – Mosca annuncia un cessate il fuoco a Mariupol La Russia è pronta ad aprire un corridoio umanitario verso Zaporizhzhya. Le forze russe si spostano dalla zona di Chernobyl

– 1 aprile – Attacco ai depositi Rosneft in territorio russo. Quattordici tonnellate di cibo e medicinali, destinati ai civili di Melitopol, sono stati confiscati dalle forze russe. Vola il prezzo del gas in Europa dopo la firma del decreto da parte di Putin sul pagamento delle forniture russe in rubli.

APRILE, IL MASSACRO DI BUCHA

All’inizio del mese viene scoperto il massacro di Bucha, i russi respingono le accuse e parlano di messinscena. Ma comincia ad affacciarsi l’ipotesi di un tribunale internazionale per i crimini di guerra. Mariupol è sotto assedio. Guterres va a Kiev che viene bombardata mentre la visita del segretario generale dell’Onu era in corso. L’Onu sospende la Russia dal Consiglio per i Diritti umani.

In Europa si lavora al quinto pacchetto di sanzioni contro la Russia e alla frenetica ricerche di alternative al gas russo. Zelensky chiede l’embargo su petrolio e gas russi. Von der Leyen accelera sull’ingresso di Kiev nekll’Unione. I negoziati di pace appaiono sempre più vuoti e fragili. Lavrov modera i toni e dice che mosca “non è in guerra con la Nato. Crescono gli aiuti occidentali e per il ministro degli Esteri russo “i Paesi Nato impediscono l’accordo”.

MAGGIO, L’UE DISCUTE SULL’EMBARGO A PETROLIO E GAS RUSSI

Lavrov contro l’Italia: “In prima fila con le sanzioni alla Russia”. Mario Draghi chiede che Bruxelles si esprima sull’obbligo del pagamento in rubli per i contratti su petrolio e gas russo, non ancora bloccati da embargo. Gli Usa continuano a inviare migliaia di droni. L’Unione europea comincia a discutere sullo stop al petrolio e al gas russi. L’Ungheria si oppone, la Bulgaria chiede tempo.

Il traguardo sarà raggiunto molto più avanti e lo stop al petrolio russo scatterà a fine anno (5 dicembre). Intanto l’Ue lavora al sesto pacchetto di sanzioni. Il 10 maggio Biden riceve Draghi e lo ringrazia “per aver unito Nato ed Europa. Una Ue forte è nell’interesse degli Usa”. Accelerazione per l’allargamento della Nato a Finlandia e Svezia, che incontrano il freno della Turchia per l’asilo a membri del Pkk.

Si intensificano gli attacchi hacker russi, in Italia colpito il sito del Senato. A meta’ mese, il capo del Pentagono Austin telefona al ministro della Difesa russo Shoigu per la prima volta dallo scoppio della guerra. Finisce con l’evacuazione degli ultimi resistenti la battaglia all’acciaieria Azovstal. Sale la tensione Usa Cina su Taiwan. Putin chiede che l’Eurasia abbandoni il dollaro e il sistema di pagamenti Swift.

Telefonata Draghi-Putin per l’accordo sull’esportazione di grano ucraino ma non ci sono spiragli per la pace. Lavrov, la liberazione del Donbass è la nostra priorità assoluta. “Il dialogo con L’occidente non è chiuso” Il ministro degli Esteri russo: i territori liberati dovrebbero poter decidere da soli il loro futuro. A fine mese, si raggiunge l’accordo sull’embargo del petrolio russo, stop immediato a 2/3 delle importazioni.

GIUGNO, L’ACCORDO SUL GRANO





Si arriva all’accordo sul grano, è così scongiurata una drammatica carenza alimentare soprattutto per i Paesi africani. Kiev ammette che i russi controllino circa il 20% del territorio ma il risultato è comunque lontanissimo dalla ‘guerra lampo’ ipotizzata dal Cremlino. L’11 giugno Matteo Salvini va a Mosca. Platealmente contestato in Polonia e si innesca una polemica per l’acquisto dei biglietti.

Gazprom continua a tagliare la fornitura di gas e il prezzo riprende a galoppare, toccherà in massimi in estate. Fed e Bce continuano ad alzare i tassid’interesse, l’inflazione vola comunque. Il 15, a Kiev Draghi, Macron e Scholz. Sale la tensione fra Lituania e Russia per l’exclave di Kaliningrad. Alla fine del mese, l’Ue riconosce a Ucraina e Moldavia lo statu di “Paese candidato”.

LUGLIO, SI ACCELERA SULLE FORNITURE DI ARMI ALL’UCRAINA

Cade il Lugansk e Putin ordina di continuare con gli attacchi. L’accordo Draghi-Erdogan sui corridoi per i cereali salva 53 Paesi dalla carestia. Putin, “non abbiamo ancora iniziato a fare sul serio. L’Occidente ha fallito i suoi obiettivi” Il capo del Cremlino: “Saremo in grado di ridurre al minimo le conseguenze delle sanzioni”.

Primo blocco del gasdotto Nord Stream 1, chiude 10 giorni per manutenzione. Gazprom avverte la Germania di possibili interruzioni delle forniture, comincia l’impennata vera del prezzo del gas. L’Ue accelera con le forniture di armi all’Ucraina. Sul fronte energetico, Bruxelles lavora a un taglio del 15% dei consumi di gas, nuove trattative. Prezzo gas a fine mese oltre i 214 euro per MWH.

AGOSTO, RECORD ASSOLUTO DEL GAS AL TTF A 339 EURO MWH

Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan cerca di organizzare un faccia a faccia fra Putin e Zelensky. Sul terreno violenti scontri vicino alla centrale di Zaporizhzhia, rischiato il disastro nucleare (8 agosto). Scambio di accuse su Zaporizhzhya. Energoatom: i russi minano l’impianto. Mosca: è Kiev che impedisce l’ispezione. Il portavoce del Cremlino: non ci sono i pre-requisiti per un incontro Putin-Zelensky.

Gazprom annuncia una nuova fermata del Nord Stream 1 e il prezzo vola a 257 euro per MWH. Il 21 agosto, esplode l’auto con la figlia dell’ideologo di Putin, “attentato su commissione”. Kiev, “nessun coinvolgimento”. Il filosofo russo Aleksandr Dugin avrebbe dovuto viaggiare con lei. La vittima, 30 anni, sanzionata dopo l’invasione dell’Ucraina. Mosca punta il dito contro i “terroristi ucraini”.

Zakharova: se accertato è terrorismo di Stato. Kiev: “Non siamo uno Stato criminale, come la Federazione Russa”. Il 26, record assoluto a 339 euro al megawattora per il gas al ttf. Raid senza sosta su Zaporizhzhia. L’Ue pronta a sospendere i visti per i russi L’amministrazione militare locale della regione:

“La città di Orihiv va a fuoco, 200 attacchi russi in sei ore”. La portavoce del ministero degli Esteri: “L’Ucraina fa terrorismo nucleare”. I filo-russi: “I miliziani di Kiev sparano colpi di artiglieria sul centro della città di Energodar”. Aiea: bombe a 100 metri dalla centrale, ma radioattività ancora nella norma.

SETTEMBRE, PAURA PER LA CENTRALE DI ZAPORIZHIA

Il team dell’Aiea nella centrale di Zaporizhzhia, “raccolti elementi importanti, resteremo alcuni giorni”. Mosca chiede una riunione del Consiglio di sicurezza all’Onu. Gazprom tiene chiuso il Nord Stream 1 che non può  essere riaperto perché le sanzioni non fanno arrivare i ricambi. Il G7 trova l’accorso su price cap al petrolio russo. Il Cremlino: il tetto destabilizzerà il mercato.

Mosca attacca, “via le sanzioni o niente gas”. Biden, faremo di tutto per ridurre i prezzi. Il Cremlino: “per risolvere i problemi di fornitura, stop alle sanzioni”. L’Opec taglia la produzione da ottobre, il petrolio torna a correre. Stop a Nord Stream, il gas rallenta a 243 euro al ttf. Erdogan attacca l’occidente: “provoca la Russia e a Kiev manda solo ferri vecchi, non armi”.

Putin: “Lo sentirò per bloccare l’export di grano, più cereali ai poveri”. Kiev ribatte: “Non spetta a lui decidere”. Il 9 Zelensky annuncia: riprese 30 località del nordest. L’Aiea “la centrale di Zaporizhzhia a rischio per blackout, significativo aumento del pericolo nucleare” L’allarme del direttore generale, Rafael Grossi: “Gli ultimi bombardamenti hanno compromesso l’operativita’ in sicurezza”.

La controffensiva ucraina continua a recuperare terreno. Il 21, la Cina chiede un cessate il fuoco e la ripresa del dialogo. Mosca decide una mobilitazione parziale (quella generale si ha solo in caso di guerra) per 300.000 soldati da reclutare e mandare al fronte. In Russia, migliaia di arresti nelle proteste contro la guerra e contro l’annuncio dell’arruolamento obbligatorio, molti vengono arruolati seduta stante subito dopo l’arresto.

Il 27, danni senza precedenti al Nord Stream: dalle condotte sottomarine esce una quantità importante di metano nell’aerea di interesse economico della Danimarca, in pieno mar Baltico. Il Cremlino: “non escluso un sabotaggio”. Putin celebra l’annessione delle 4 regioni occupate, “saranno russe per sempre”. Medvedev: è rinata la Grande Russia Cerimonia al Cremlino dopo i referendum, presenti i leader filo-russi di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Il presidente russo: “Il popolo ha fatto la sua scelta, difenderemo i nostri territori con tutti i mezzi”.

OTTOBRE, RUSSI IN DIFFICOLTA’, RITORO DA LYMAN

La Russia ammette il ritiro da Lyman, Zelensky: “Mollate Putin o sarete uccisi uno a uno”. Il mese comincia con gli ucraini all’attacco e i russi che appaiono in difficoltà. Da Mosca continuano le accuse agli occidentali per l’attentato al ponte in Crimea e per le eplosioni che hanno distrutto il Nord Stream 2 a fine settembre. Il Cremlino ventila di nuovo l’opzione nucleare.

L’Onu adotta la risoluzione di condanna delle annessioni “illegali”, Cina e India si astengono. A favore 143 Paesi, 5 contrari e 35 astenuti. G7 e Fmi: “Sostegno per tutto il tempo necessario”. Austin: “garantiremo maggiore difesa aerea e munizioni”. Mosca accusa: capo degli 007 di Kiev “la mente” dell’attentato al ponte di Crimea. Zelensky comincia a insistere per avere una fornitura di caccia.

Gli ucraini vorrebbero 200 F-16 dagli occidentali. I governi alleati frenano per non coinvolgere la Nato nel conflitto. Mosca chiede droni all’Iran. Bruxelles aumenta a 3,1 miliardi di euro le forniture militari e vara un programma di addestramento per 15.000 soldati ucraini. A fine mese, ritorsione immediata di Mosca per “l’attacco terroristico” di Kiev alla baia di Sebastopoli, nel mirino Londra per aver partecipato alle operazioni di indebolimento dei gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2. Mosca si sfila dall’intesa raggiunta in Turchia a luglio sui corridoi ‘sicuri’ per l’export di cereali.

NOVEMBRE: ZELENSKY RIPRENDE KHERSON, MOSCA INTENSIFICA I BOMBARDAMENTI

Arriva il gelo in Ucraina e i russi colpiscono le forniture elettriche ed energetiche. I bombardamenti si intensificano, Mosca invia altri 80.000 riservisti in Ucraina. Blackout programmati in tutto il Paese, Kiev compresa. Parla Xi: basta minacciare l’uso di armi nucleari. L’11 i russi si ritirano da Kherson. Zelensky celebra la riconquista dlla città. Nella città lasciata da 30 mila soldati russi sventola la bandiera Ue accanto a quella ucraina.

Mosca: il ritiro non è un’umiliazione ma sembrano salire le tensioni. L’ideologo Dugin nega un suo attacco a Putin: “nessuno gli ha voltato le spalle”. L’ideologo del nazionalismo russo smentisce le critiche mosse al presidente russo per la ritirata da Kherson: “Non provengono da nessuna parte e si basano su un mio presunto messaggio cancellato”.

Primo vertice dell’intelligence russa e Usa in Turchia. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva una risoluzione che chiede a Mosca di pagare la riparazione del Paese. Pechino vota contro. Due missili uccidono due contadini in Polonia: sono della contraerea di Kiev finiti fuori bersaglio. Per gli Usa impossibile la vittoria totale ucraina ma l’inverno è propizio ai negoziati.

Accordo fra Teheran e Mosca per produrre droni iraniani in Russia e aggirare le sanzioni. Dalla fine del mese si intensificano gli attacchi russi, in particolare alle infrastrutture elettriche. Rimane senza elettricità anche mezza Moldavia che protesta con Mosca. Stoltenberg: “prepararsi a una guerra lunga”. Putin incontra le madri dei caduti e Zelensky continua a chiedere la liberazione della Crimea.

DICEMBRE, PRICE CAP SUL GAS

Biden e Macron lanciano, per il 13, la Conferenza di Parigi sull’Ucraina. Il presidente francese tenta nuovi approcci con Putin. Il presidente russo a Scholz: “dall’Occidente politiche distruttive”. Kiev al freddo e senza luce, per Blinken: “La mossa di Putin di lasciare il paese al buio è una barbarie”. Gli Usa stanziano altri 275 milioni di dollari e il presidente turco Erdogan si offre per un nuovo tentativo di Mediaizone. Putin: “ci baseremo sulle posizioni sul terreno”.

Bruxelles arriva a definire un price cap sul gas, il prezzo scende e Putin s’infuria: “Reagiremo”. Subito prima di Natale, Volodymyr Zelensky viene ricevuto alla Casa Bianca da Biden. Toirnerà a Kiev con un nuovo pacchetto di aiuti militari che comprende una fornitura di Patriot, il sistema antiaereo più efficiente sul mercato. Zelensky ringrazia il Congresso per i 45 miliardi di dollari di aiuti e Putin: “distruggeremo i Patriot di Kiev”. Entrambe le parti in campo sono condizionate da una crescente carenza di munizioni. Zelensky annuncia un Natale segnato dalla “lotta per la liberta'”.

GENNAIO, CARRI ARMATI E MISSILI, L’OCCIDENTE SOSTIENE KIEV

Capodanno di guerra. Zelensky, combatteremo fino alla vittoria: il 2022 ci ha ferito al cuore, che il nuovo anno ci restituisca ciò che ci è stato rubato. Putin: l’Occidente ci ha mentito sulla pace, usano la guerra per dividere la Russia. Nuovi bombardamenti russi nella notte, gli allarmi anti-aereo hanno risuonato in tutto il Paese. Strage di reclute russe in un centro d’addestramento, 89 morti. Erdogan tenta nuovi abboccamenti.

Mosca rifiuta mediazione dell’Italia: “Invia aiuti a Kiev”. Putin offre un cessate il fuoco di tre giorni per il Natale ortodosso, Zelensky rifiuta “è un tentativo di fermare la nostra avanzata e riorganizzarsi”. Per Biden, Mosca “vuole solo una boccata d’ossigeno”. Macron promette un invio di carri armati francesi Leclerc, la Germania manderà a Kiev batterie di missili Patriot.

La tregua di 36 ore non c’è mai stata. Grossi lancia una mediazione dell’Aiea su Zaporizhzhia per una zona di garanzia intorno alla centrale. Si combatte per Soledar, gli ucraini si ritirano. Si allunga la lista di aiuti e la Gran Bretagna promette i carri Challenger. Le cancellerie si consultano sull’opportunità di inviare i Leopard, la Germania (che ha diritto di parola sulle cessioni) esita ma Scholz rompe gli indugi con le dimissioni della ministra della Difesa.

Intesa di Washington con Berlino, pronti a inviare i carri armati Abrams. la Germania decide di sbloccare i Leopard, primo via libera alla Polonia per quelli che ha in arsenale. Francia e Italia d’accordo sull’invio di missili a Kiev. Zelensky chiede la fornitura di caccia. Gli ucraini vorrebbero 200 F-16 ma Biden dice “No”. La Russia minaccia, sarà atto ostile della Nato. Mosca intensifica i bombardamenti sulle città e sui civili.

FEBBRAIO, DIPLOMAZIA AL LAVORO, BIDEN E MELONI A KIEV

Il dodicesimo mese di guerra comincia con il bombardamento di un condominio nella regione ucraina di Donetsk. Usa pronti a fornire le superbombe Glsbd a lunga gittata e ‘intelligenti’. Von der Leyen prepara nuovi aiuti Ue. Putin: “La Russia sa come rispondere all’invio di tank”. Meloni annuncia la sua visita Kiev per il 24 e stringe intesa con la Germania. Roma e Parigi annunciano l’invio dei sistemi di difesa SAMP/T.

Crosetto e Lecornu decidono la consegna in primavera del sistema per intercettare e abbattere droni, missili e aerei russi. Zelensky chiede armi a lungo raggio. Von der Leyen annuncia nuovi aiuti per 450 milioni e il decimo pacchetto di sanzioni contro Mosca da 10 miliardi. Il 6 terremoto in Turchia e Siria con oltre 45.000 morti, l’Ucraina invia squadre di soccorritori e aiuti. Zelensky a Londra, Parigi e Bruxelles.

Chiede a gran voce gli aerei a guerra. Mosca minaccia conseguenze “per tutta l’Europa” se saranno inviati i jet. Continuano gli attacchi russi sui civili. Nell’imminenza dell’anniversario, Biden fa una visita a sorpresa a Kiev, seguito subito dopo da Giorgia Meloni. Putin torna a parlare alla nazione, offre la sua visione della storia e annuncia la sospensione del Trattato Start II da parte russa. Poi, il 22, Putin sospende il trattato di riconoscimento della Moldavia , mossa che potrebbe preludere a rivendicazioni sulla Transnistria (abitata da popolazione russa). Chiude la giornata con un bagno di folla allo stadio con centomila persone a inneggiare il presidente russo.

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