UN CENTRO RIMPATRIO IMMIGRATI ANCHE IN ABRUZZO.
LEVATA DI SCUDI REGIONI CONTRO PIANO DEL GOVERNO

20 Settembre 2023 09:23

Regione - Politica

L’AQUILA – Regioni  già in rivolta per il piano allo studio del governo, e approvato già nelle linee guida dal consiglio dei ministri, che prevede la realizzazione di almeno 10 nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) degli immigrati irregolari. Uno di questo centri dovrà essere realizzato in Abruzzo, che ad oggi ne è sprovvisto.

La premier Giorgia Meloni ha detto che “i centri sorgeranno in luoghi a bassissima densità abitativa e facilmente perimetrabili e sorvegliabili”; come caserme e siti militari, già con i muri di cinta. Non c’è ancora l’elenco delle strutture e l’Agenzia del Demanio è già al lavoro, mentre la Difesa sta avviando una ricognizione delle strutture con le caratteristiche adatte. L’elenco  sarà sul tavolo nel giro di due mesi e poi inizieranno i lavori, ha promesso il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, con i 42,5 milioni di euro in tre anni già stanziati, sottolineando che “ce lo chiede l’Europa”

Ad oggi i  Centri di permanenza per il rimpatrio operativi sono nove (Bari, Brindisi, Caltanissetta, Roma, Palazzo San Gervasio, Trapani, Gradisca, Macomer e Milano), altri dieci dovranno essere realizzati nelle 12 regioni ad oggi sprovviste di Cpr: oltre all’Abruzzo, Calabria, Campania,  Molise, Marche, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Veneto, Trentino Alto Adige.

Ma è già levata di scudi, e non solo da parte delle regioni governate da centrosinistra.





“Non darò l’ok a nessun Cpr in Toscana. Si stanno prendendo in giro gli italiani perché il problema dell’immigrazione è come farli entrare e accoglierli, non come buttarli fuori. Cosa c’entra il Cpr come risposta ai flussi emergenziali?”, ha già detto presidente della Regione Eugenio Giani del Pd. Mentre il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia ha tuonato: “Su un Cpr in Veneto io non ho mai parlato con nessuno. Noi non siamo stati contattati. In Veneto abbiamo superato le 9.000 persone ospitate e la misura è colma”.

Sulla stessa linea il vice presidente della Regione Marche Filippo Saltamartini, della Lega: “in questo momento non abbiamo quell’afflusso di migranti delle altre regioni, e i Cpr sono degli strumenti per consentire l’identificazione di persone che accedono nel territorio nazionale senza permesso di soggiorno o visto d’ingresso, quindi per le Marche non c’è l’esigenza di avere questo centro”. ll presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, del Pd afferma: “di Cpr non sappiamo assolutamente nulla. Se qualcuno vuole costruirne ci dica dove lo vuole fare”.

Il presidente della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher ha affermato: “Il ministro Piantedosi mi ha ribadito ieri durante il nostro incontro che il Cpr in Alto Adige servirà solo per le esigenze locali e non ci saranno trasferimenti da altre regioni”-.

Favorevole,  il presidente leghista Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia: “il Cpr, nella mia esperienza di Gradisca di Isonzo, funziona molto bene perché garantisce i rimpatri e la sicurezza dei cittadini”.





Per il Silp Cgil i Centri, con l’allungamento della permanenza a 18 mesi, diventeranno delle “vere e proprie bombe sociali”, per il Garante dei detenuti “la durata del trattenimento non è connessa alla effettiva possibilità di rimpatrio. Anche in passato, quando erano previsti 18 mesi, il numero delle persone rimpatriate è rimasto sempre pari a circa il 50%”.

Al fuoco di fila di critiche ha risposto il ministro Piantedosi. “La norma sui Cpr è contenuta all’interno di una cornice europea che prevede la possibilità del trattenimento fino a 18 mesi. Nulla di complicato riguardo al rispetto dei diritti delle persone, la rapida realizzazione delle strutture sul territorio in modo da rafforzare la capacità dello Stato di espulsione è una cosa che ci chiede l’Europa. È fortemente previsto dalle normative ed è stata sempre una delle raccomandazioni che l’Europa ha fatto all’Italia”.

 

 

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