UN PRESEPE IN PIAZZA PER RIABITARE ASSERGI, “GESTO DI AMORE, CALORE NEL SILENZIO”

di Filippo Tronca

27 Dicembre 2020 06:50

ASSERGI – Camminando per i vicoli medioevali del paesino di Assergi, frazione dell’Aquila, ai piedi della catena del Gran Sasso, nel silenzio infranto solo dal rumore dei passi, viene da pensare che qui l’incantesimo della non ricostruzione ha reso del tutto superflui i dpcm del premier Giuseppe Conte che impongono coprifuoco, “tutti a casa” e divieto di promiscuità e assembramenti.

Di fatto Assergi vecchia è zona rossa, e a suo modo covid-free, dal 6 aprile 2009.

Poi però dopo tanto girovagare a osservare con malinconia le case abbandonate e a fotografare porte e finestre serrate, è un gradito e imprevisto dono di Natale imbattersi in piazzetta Carrozzi, dove mani ignote hanno allestito presepi e alberi di natale artigianali, appeso addobbi e decorazioni delle più fantasiose fogge, quadri e istallazioni di pregevole fattura, colorato panchine, popolato uno spazio altrimenti vuoto con babbi natale, carri trainati da renne, e altri personaggi assortiti.

Il demiurgo di questa oasi di vitalità e creativo trasporto abita poco distante, intento nel suo laboratorio artigiano lungo il vicolo, a modellare un ciocco di quercia.

Vincenzo Zenobi, il suo nome, falegname 63 enne, originario di Colonna, sui Castelli romani nel Lazio, che ad Assergi, decisamente in direzione ostinata e contraria, si è trasferito nel 2015, con tutta la sua famiglia.

“Addobbare questa piazzetta – spiega ad Abruzzoweb -, creare una sorta di villaggio natalizio, allestire ogni anno l’albero e i presepi in uno spazio pubblico, vuole essere un modo per alimentare un fuoco di ottimismo, per creare calore, per fare comprendere che nonostante tutto, il terremoto prima, la pandemia poi, questo paese, il mio paese, è vivo”.

Fa riflettere poi che sia un forestiero ad essere animato da tanta passione per un paese non suo.




“Qui ad Assergi ci sono capitato per caso – spiega Zenobi -, con mio cognato, dopo una delle consuete passeggiate in montagna. Sono rimasto folgorato dalla bellezza di questo luogo, ho visto tanti cartelli vendesi, ho deciso di comprare casa e mi sono trasferito qui con mia moglie, i due figli e il cane Bruto”.

Scelta senz’altro in controtendenza, va ribadito: a 11 anni e mezzo dal terremoto qui ad Assergi, in base ai numeri del portale Opendata ricostruzione, elaborati dalla Gran Sasso science Institute, è stato completato un solo intervento della ricostruzione pubblica, relativo però agli impianti sciistici di fonte Cerreto. E appena solo il 23% dei cantieri privati su edifici con danni gravi.

Tutti o quasi però nella parte nuova del paese, non nell’antichissimo insediamento medievale, sorto intorno al monastero benedettino di Santa Maria ad Silicem, uno dei castelli fondatori della Città dell’Aquila, a metà del duecento, dove è stata restaurata, almeno quella, la splendida e imponente cinta muraria, ma dove solo a gennaio scorso sono partiti i lavori in un grosso aggregato, oltre al cantiere del restauro della chiesa in stile tardo romanico di Santa Maria Assunta.

Un autentico gioiello, forse poco conosciuto, dove è possibile ammirare gli affreschi di Saturnino Gatti e Francesco da Montereale, e dove è custodita una cassetta in argento dorato del 1481 che contiene le reliquie di San Franco, che visse in una grotta poco distante da Assergi, faceva sgorgare sorgenti percuotendo il suolo con un bastone, resuscitava montoni e addomesticava i lupi.

Anche Vincenzo il forestiero – in Abruzzo si diventa paesani doc solo dopo un paio di generazione – non si capacita di tutto questo ritardo.

“Forse qualcosa è andato storto, mettici la burocrazia – ragiona il falegname -, mettiamoci pure che in bu​o​na parte sono seconde case, ma che a quasi dodici anni dal terremoto non sia mosso nulla o quasi in un centro storico così bello e antico, fa davvero riflettere. Io credo che Assergi, come tante altre frazioni siano state sacrificate per dare priorità al capoluogo L’Aquila, e forse non c’è tutto questo interesse a ricostruirle”.

E conclude accalorandosi: “Questo territorio è meraviglioso, Assergi poi è all’uscita dell’autostrada, poco distante dal capoluogo di regione. Questa estate era pieno di turisti che si aggiravano per il paese. Da quando sono qui sento dire che Assergi, anche per la vicinanza degli impianti da sci ed essendo alle porte del Parco nazionale, può diventare la Cortina d’Ampezzo degli Appennini. Verrebbe da rispondere, scherzando, è… da un pezzo, che lo sento dire”.​

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