''SARA' VERTENZA DURISSIMA, IMPRESA CHE HA UTILI DA CAPOGIRO NON PUO' METTERE LE PERSONE IN MEZZO ALLA STRADA'', BANCA HA IN REGIONE 23 FILIALI E 260 ADDETTI, IN ITALIA PREVISTE 650 CHIUSURE E 6.500 ESUBERI

UNICREDIT: PIANO SHOCK, ANCHE IN ABRUZZO A RISCHIO POSTI, ALLARME SINDACATI

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

5 Dicembre 2019 06:39

PESCARA – Massimizzare i profitti e i dividendi per gli azionisti, attraverso licenziamenti di massa, ma con “responsabilità sociale”, è arrivato a sostenere il ceo di Unicredit, Jean Pierre Mustier, nell'annunciare il piano shock che prevede il taglio in Italia di 650 filiali e di 6.500 addetti. 

Una bomba destinata ad esplodere anche in Abruzzo, dove le filiali dell'importante instituto  sono 23, e danno lavoro a 265 dipendenti. E a rischio potrebbero essere dai primi calcoli il 20 per cento degli addetti, circa una cinquantina, e le filiali nelle aree meno appetibili per il mercato del credito, quelle nei piccoli centri dell'entroterra, dove già in un recente passato sono state chiuse filiali Unicredit.

Già in allarme i sindacati, riunioni sono in programma nelle prossime ore, annuncia Francesco Crivelli, segretario regionale della Fisac Cgil, sindacato del settore bancario e assicurativo, per prepararsi ad una vertenza che si annuncia durissima.

“L'annuncio fatto dall'ad è gravissimo, inaccettabile, non possiamo che sottoscrivere parola per parola quello che detto il nostro segretario nazionale  Maurizio Landini, ovvero che Il lavoro non può essere considerato una merce che si prende quando serve e si butta quando fa comodo. Non può Unicredit annunciare 8 mila esuberi e chiudere i primi nove mesi con un utile di 4,3 miliardi”.

Per il 2019, si legge infatti nella nota diffusa dal gruppo bancario, il piano e' quello di raddoppiare la distribuzione di capitale prevista dal precedente piano al 40%, di cui il 10% attraverso buy-back e il 30% con dividendi. Unicredit punta infatti a creare 16 miliardi di valore per gli azionisti nell'arco del piano 2020-2023.





Parallelamente entro il 2023 andranno licenziati 8 mila dipendenti sugli attuali 84 mila, pari al 9,52% del totale. Tutti però concentrati tutti in Italia, Germania e Austria dove la banca ha 51mila dipendenti. Il conto più salato è proprio per il nostro Paese: 6 mila esuberi su 38 mila dipendenti, pari al 15,79 %. Il tutto a causa di una “ottimizzazione della rete di filiali” con “chiusure di circa 500 unità tra il 2019 e il 2023”, con la scusa della digitalizzazione e dell’home banking.

Una grande ristrutturazione, che però sarà condotta con “resposabilità sociale”, ha tenuto seraficamente a sottolineare Mustier.

Non è facile, ad oggi, capire dove e in che misura Unicredit intenderà tagliare in Abruzzo.

“Si aprirà ora un tavolo sindacale – spiega Crivelli -, e il governo, vista l'entità della posta in gioco avrà un ruolo fondamentale. Per quanto riguarda la nostra regione siamo preoccupati soprattutto per le filiali dei piccoli centri, meno appetibili per il.mercato del credito. Del resto negli anni passati Unicredit, non nuova a drastici tagli di personale, ha operato proprio in questa direzione. Inoltre già ora delle 23 filiali sei non svolgono più i  servizi di cassa, di front office con la clientela, sono uffici amministrativi, di vendita e consulenza di prodotti bancari. Non si faranno scrupoli, questo è certo, e questa tendenza alla desertificazione riguarderà soprattutto il sud”, conclude Crivelli.

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