RIPRENDE IL PROCESSO PER ABUSO D'UFFICIO AGGRAVATO AI DUE E A GALLUCCI ATTESA PER LA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE; INVERARDI TESTE DELLA DIFESA

UNIVAQ: AFFITTI, DEL VECCHIO VS DI ORIO ”NON NE SA NULLA? FACCIA IL PANETTIERE”

di Alberto Orsini

30 Gennaio 2014 08:28

L'Aquila - Cronaca, Video

L’AQUILA – “Uno che firma un contratto, che si impegna, e poi dici che non ne sai nulla… Non devi fare il rettore, devi fare il panettiere!”.

Così sbottava, parlando con i pm della procura della Repubblica dell’Aquila, l’ex direttore amministrativo dell’Università dell’Aquila, Filippo Del Vecchio, in riferimento all’ex rettore dello stesso ateneo, Ferdinando Di Orio, durante le indagini preliminari dell’inchiesta sui presunti canoni d’affitto gonfiati per affittare un capannone dove ricollocare le facoltà che avevano avuto le sedi distrutte dal sisma del 6 aprile 2009.

Entrambi saranno oggi in aula da imputati per abuso d’ufficio aggravato assieme all’imprenditore Marcello Gallucci, nell’ambito del processo condotto dal sostenitore dell'accusa, il pm David Mancini, davanti al giudice Giuseppe Grieco.

Il contratto a cui fa riferimento Del Vecchio, e del quale Di Orio dice di non sapere nulla, è proprio quello che sanciva l’affitto dalla società Gallucci Srl del capannone, in passato sede della Optimes, fabbrica di cd fallita prima del sisma, dove ancora oggi si trovano alcuni insegnamenti del dipartimento (ex facoltà) di Ingegneria che, solo dal 9 ottobre 2013, per alcuni corsi, è tornata alla storica sede del polo della frazione di Roio.

Una trattativa, quella per la ex Optimes, gestita dalla “Commissione iniziative strategiche”, presieduta dall’ex prorettore Roberto Volpe, che ha seguito l’intera operazione affitti e le principali scelte nell’immediato post-sisma.

Ed è a questa commissione, oltre che all’ex amico Del Vecchio, come sembra emergere dai verbali degli interrogatori durante la fase di indagini, che Di Orio dà la responsabilità della decisione sugli affitti, cercando di sgravarsi da ogni addebito.

Da ottimi che erano negli anni d’oro, i rapporti tra Di Orio e Del Vecchio si sono via via deteriorati fino al mancato rinnovo del contratto da parte del rettore all’ex direttore amministrativo, oggi, direttore generale della D’Annunzio di Chieti, che ha poi chiesto all’Ateneo un risarcimento di circa 400 mila euro per le mansioni superiori svolte e mai pagate.

Nei mesi scorsi ha destato scalpore e imbarazzo nei corridoi accademici che Del Vecchio abbia chiamato come testimone in sua difesa l’attuale rettore, Paola Inverardi, subentrata a Di Orio dopo 9 anni, che di quell’organo faceva parte.





Una clamorosa novità che è emersa dalle carte, mentre lei ha detto di non averne saputo nulla per mesi. Un dettaglio che, almeno in parte, ha fornito una nuova chiave di lettura sull’atteggiamento attendista da parte della Inverardi sulla costituzione dell’Università che governa come parte civile in questo procedimento: un altro aspetto controverso che è stato tema anche di campagna elettorale e sul quale oggi verrà messa la parola fine, in un senso o nell’altro.

Nel corso della prima, vera udienza dibattimentale, l’Ateneo avrà infatti l’ultima opportunità di entrare nel processo e chiedere i danni.

LE TESTIMONIANZE

“In questa Commissione lui era sempre lì, nella seduta della Commissione che stabilì la famosa tabella, dove definitivamente si decise di andare a prendere la Optimes, lui era presente, presente il rettore – spiega con sicurezza Del Vecchio ai pm in un altro passaggio – È messo in copia in tutte le comunicazioni in cui si parla di prezzo, come fa a dire che non ne sapeva nulla, ma è pazzo, è un folle”.

Di tenore opposto la versione di Di Orio. Nelle sue dichiarazioni spontanee al giudice per le indagini preliminari, infatti, precisa subito che “il rettore non faceva parte di questa commissione” che, prosegue, “arrivò a definire l’ex Optimes l’unica struttura adatta per un insediamento così importante”, unico aspetto, questo, confermato anche dall’altro imputato.

“Non conosco neanche chi fossero i proprietari di questa struttura, non ho mai parlato in vita mia con il signor Gallucci”, si schermisce Di Orio, che poi prosegue.

“Fu tutta impostata questa scelta, a mio giudizio, voglio dirlo, in modo del tutto corretto, dalla Commissione di iniziative strategiche e dal direttore amministrativo, che per legge ha queste competenze, non sono competenze che possono essere attribuite al rettore”. Insomma, una discolpa totale, a suo dire.

E il famoso accordo con Gallucci, oggetto d’indagine? “Fu portato il contratto con carattere d’urgenza, firmato dal direttore amministrativo e da me”. Tempo dopo, il pm fa presente a Del Vecchio che l’ex rettore si è lavato le mani della vicenda, e l’ex direttore smantella questa versione.

“Veniva aggiornato quotidianamente, giorno per giorno”, assicura, anche perché “vivevamo nella stessa stanza” dopo che il sisma aveva distrutto il rettorato e altre strutture. “Se lei legge i verbali, c’è sempre scritto era presente il rettore, quindi lui non può dire che non c’era”, conclude Del Vecchio.

IL CASO-PARTE CIVILE

Fin dall’udienza preliminare l’Università ha deciso di non costituirsi parte civile, inizialmente con Di Orio, che aveva un conflitto d’interesse come imputato da un lato e legale rappresentante dell’ente dalla possibile parte lesa dall’altro.





Ma con la scoperta della presenza della Inverardi nella Commissione e nella lista testi il conflitto è sorto anche per il nuovo rettore. La volontà di non far entrare l’Ateneo nelle parti del processo che potrebbero chiedere un risarcimento per eventuali danni è stata ribadita anche da lei, che si è appoggiata a un parere dell’Avvocatura dello Stato.

Secondo i legali delle amministrazioni pubbliche, non costituirsi non comporterebbe alcun pregiudizio all’ente, a patto di ribadire periodicamente con atti formali ai presunti colpevoli la volontà di intentare loro una causa civile successiva alla conclusione del processo penale.

L’Avvocatura ha comunque precisato i suoi intendimenti smentendo la semplificazione fatta all’inizio dalla Inverardi e assicurando di non aver detto un no assoluto, come spiegato in una nota ad AbruzzoWeb dell’avvocato distrettuale Filippo Patella.

La strategia attendista aveva destato qualche dubbio e scatenato anche le prime frizioni nel gruppo di docenti “oppositori” della governance dioriana dell’ultimo decennio, che della costituzione contro l’ex rettore e gli altri due in questo processo avevano fatto uno dei punti da inserire nel programma elettorale per sostenere la candidatura della ex preside della facoltà di Scienze nel duello contro l’altra candidata alla carica di rettore, Maria Grazia Cifone, emanazione del gruppo uscente.

L’INCHIESTA

Secondo le accuse, l’affitto annuo previsto nel contratto di 6 anni (rinnovabile di altri 6) per la ex Optimes è lievitato da 715 mila euro a 1,24 milioni (vale a dire da 6,48 euro al metro quadrato a 11,63 euro).

Sempre secondo il pm, il contratto fu stipulato in assenza di un’attenta analisi di mercato da parte dell’ente per individuare la soluzione più conveniente e in mancanza di una stima dell’Agenzia del territorio con una anticipazione pari a un anno e non come previsto dalla legge di tre mesi (un milione di euro in contanti).

Contestati anche i lavori di riqualificazione per ospitare gli studenti: l’importo complessivo iniziale di 3,6 milioni più Iva è lievitato fino 5,7. Sempre sugli affitti l’Ateneo ha ricevuto 5 milioni dal Miur ma ne ha spesi 5,8.

E nonostante questo, nel capannone presto sono comparsi buchi nel soffitto, allagamenti nei bagni e altri disagi, che già illustrati da questo giornale in una video inchiesta.

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