UNIVAQ: CENTRO ENI; OPPOSITORI, ”SI FACCIA MA NON A CASALE CALORE”

di Alberto Orsini

6 Giugno 2012 13:41

L'Aquila - Video

L’AQUILA – “Sì al centro Eni, no a Casale Calore”.

Questa frase del professor Pierluigi Beomonte Zobel riassume bene la posizione degli oppositori della governance dell’Università dell’Aquila e del rettore Ferdinando Di Orio sull’intricata vicenda che si trascina da tre anni della realizzazione di un centro di ricerca da parte dell’Eni, di cui si è parlato in una cena supersegreta svelata da questo giornale con Gianni Letta, Massimo Cialente, Gianni Chiodi e lo stesso rettore.

“Un progetto su cui è stato detto tutto e il contrario di tutto e anche molte cose false”, ha sbottato il portavoce del gruppo contrario al rettore, il docente di Medicina Sergio Tiberti.

“Abbiamo scoperto – ha detto – che il cosiddetto centro è solo una costruzione di 4.500 metri quadrati, e non è vero che l’Eni ci metterebbe dentro i laboratori. Non sono previste assunzioni, né dell’Eni né men che meno dell’Università, che non ha una lira e non può assumere nessuno”.

Tiberti ha ricordato che “già il professor Guido Visconti disse che era una cattedrale nel deserto e che non si sapeva chi avrebbe pagato le strumentazioni”.

A queste perplessità di ordine generale, se ne sono aggiunte sull’iter seguito per ottenere i terreni dove realizzare la struttura, su cui AbruzzoWeb ha scritto più volte. In particolare, l’Ateneo si è ripreso alcune particelle da suoi affittuari scambiandole con altri appezzamenti e rinnovando il contratto anche con il pagamento di 10 mila euro di indennizzo.

“I revisori dei conti sono molto affini alla governance – ha insinuato Tiberti – eppure hanno bocciato l’accordo, dicendo che l’Università non dovrebbe pagare alcuna indennità, semmai la famiglia dovrebbe pagare di più”.

Gli oppositori hanno evocato anche lo spettro di una speculazione edilizia, smentita ieri dal sindaco Massimo Cialente, su un terreno che è molto più grande del fabbisogno e che è stato reso edificabile dall’amministrazione.

Tiberti ha evidenziato che “ammettendo che tra parcheggi e altro occorrano 9 mila metri quadrati,  il Comune ha dato l’edificabilità per oltre 67 mila e con una cubatura di 0,60 metri cubi per metro quadrato, doppia rispetta a quella solita. Come fa Cialente a dire che non ci sarà alcuna speculazione edilizia? Allora deve cambiare la delibera”.

“Siamo favorevoli al centro Eni – ha chiarito Zobel – ma non a Casale Calore: troviamo un’altra localizzazione più adatta e regolarmente acquisita. Non siamo contro come ha detto qualcuno, c’è e ci sarà sempre la volontà di avere il contributo dell’Eni e realizzare una struttura funzionale all’Ateneo, ma l’iter di questa pratica desta fortissime perplessità”.

VISCONTI: UNA CLASSE DIRIGENTE IGNORANTE

L’AQUILA – Una classe dirigente “assolutamente ignorante di ricerca scientifica” getta al vento occasioni come il Centro di ricerca Eni.

Questa la tesi amara del prof Guido Visconti dell’Università dell’Aquila che in una lettera aperta torna a prendere posizione contro il progetto di Casale Calore così com’è stato strutturato.

Per come si era messa, pare dire Visconti, non c’è da rammaricarsi troppo se salta il progetto. Meglio stare attenti a non sciupare anche la “smart city” e il Gran Sasso Institute.

LA NOTA COMPLETA

Sul centro Eni si assiste alla solita fiera di incompetenze e approssimazioni.

Le domande che si dovrebbero porre quelli che si strappano i cappelli per la presunta perdita sono le seguenti:

1. Chi pagherà i ricercatori del Centro (50 mila euro all’anno x 100 = 5 milioni all’anno)

2. Su quali fondi si compreranno le attrezzature

3. Qual è il programma di ricerca del Centro. Anche se il centro in teoria dovrebbe occuparsi di energia e ambiente il sottoscritto è dovuto entrare e gamba tesa senza di fatto chiarire un tubo

4. Come si fa a fare un progetto “edilizio” (i fondi Eni sono per questo) senza avere un programma di ricerca. Dico gli impianti di acqua, gas liquidi, elettricità , reti eccetera vanno ovviamente guidati dagli scopi del centro.

La verità è che al solito abbiamo una classe dirigente assolutamente ignorante di ricerca scientifica.

Ultimo caso è quello della “città intelligente” cioè per avere alle fermate del tram delle tabelle elettroniche (che nessuno legge) si fa addirittura un progetto di presunta ricerca.

Quando c’è stata l’offerta Eni bisognava accettarla come idea e poi subito elaborare un progetto di ricerca (con la comunità scientifica) e dopo dare all’Eni il progetto.

Ma con gente che non ha nessuna esperienza di ricerca come si fa?

La stessa passione sprecata si sta ripentendo con il Gran Sasso Institute, questo parte dalla premessa di risollevare le zone terremotate, e se ne esce con una proposta di dottorato di Fisica (le solite particelle elementari).

Forse non avrebbe guastato una proposta che mettesse al centro le scienze della terra, oppure si pensa che finalmente si è trovata una ricaduta per le particelle elementari che prevedono i terremoti?

E intanto l’ex città langue con tutti questi furbi.

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