UNIVAQ: POCHI ALLOGGI, SERVIZI CARENTI, CAROVITA. I FUORISEDE, “SEMPRE PIU’ DURA RESTARE QUI”

di Filippo Tronca

6 Novembre 2023 07:12

L'Aquila - Politica, Scuola e Università

L’AQUILA  – “Ho scelto da Rieti di venire a studiare a L’Aquila, perché qui c’è una ottima facoltà di ingegneria, ma tocco con mano un crescente problema, non solo per me, ma per tanti miei colleghi di studio fuori sede: quello di trovare casa. Gli appartamenti sono pochi, sia in centro storico, sia in periferia, e per di più anche se non siamo arrivati agli affitti di Roma, Milano o Bologna, si registrano aumenti per una stanza anche di 100 euro, arrivando ad un costo medio a stanza di 300 euro, rispetto ai 200 euro medi dell’anno scorso”.

Marco Giantulli è uno degli studenti che ha preso parte ad un flash mob in piazza Regina Margherita a L’Aquila, per il diritto all’abitare, organizzato da Casematte. Montata al centro della piazza, teatro della movida cittadina l’oramai iconica tenda.

Spiega un altro studente, Alessandro Picciani, pescarese, anche lui studente fuorisede iscritto ad ingegneria, “una città universitaria non può avere così pochi alloggi sia pubblici che privati, ed è secondo me ancora più paradossale in una città che dopo la ricostruzione si è vista restituire un numero enorme di appartamenti. Una città universitaria non può avere servizi pubblici così carenti, a cominciare dai trasporti “.

Al centro delle polemiche, non da ora, la chiusura degli alloggi dell’ex Caserma Campomizzi, che l’Adsu, l’azienda regionale per il diritto all0 studio universitario ha dovuto restituire all’esercito, ed ora però, le organizzazioni studentesche e le opposizioni in comune evidenziano che sono a dir poco insufficienti i 166 posti della nuova dimora universitaria all’Aquila nella palazzina in via Antica Arischia. Due giorni fa è esploso poi lo scontro tra il consigliere regionale del Pd, Pierpaolo Pietrucci e l’Adsu, per la consegna di documenti relativi anche all’assegnazione degli alloggi, per Pietrucci negata dagli uffici, tanto che ha chiesto l’intervento della Guardia di finanza.

Gli studenti a piazza Regina Margherita, hanno poi contestato il fatto che “degli altri 66 posti letto in centro, 36 sono collocati presso il Pontificio istituto maestre Pie Filippini”, apparato cattolico ecclesiastico, legato allo stato pontificio dove l’accesso è aperto esclusivamente a studentesse e  uno stato laico e in una università laica 36 posti letto siano dentro ad una struttura cattolica, che ammette solo donne cisgender, che discrimina identità non binarie”. I restati 30 posti sono appartenenti all’azienda Camplus, struttura privata che offre servizi a pagamento.





E nonostante la fame di alloggi, non saranno disponibili nei prossimi mesi, e forse oltre, i 150 alloggi e 400 posti letto gratuiti e 200 a pagamento a costi “politici”, di cui metà in centro storico, e l’altra metà nel quartiere di Pettino dello studentato diffuso gestito dalla Fondazione Collegio di merito Ferrante D’Aragona, costituito a marzo 2021, da Università dell’Aquila, Gran Sasso science institute e Comune dell’Aquila.

Eppure il progetto del collegio di merito era stato annunciato trionfalmente a marzo 2020, con l’utilizzo delle case oggetto della “sostituzione edilizia” del post-sisma, ovvero incamerate e ricostruite dal Comune, con i proprietari che hanno ricevuto i soldi per comprarsi casa altrove, anche a Capri. Non sono, da anni sono disponibili 4,3 milioni di euro di fondi pubblici Restart.

A L’Aquila, città universitaria, le case da prendere in affitto sono poche, nonostante le tante ristrutturate e per varie ragioni indisponibili, molte il vendita o adibite alla ricettività turistica.  E soprattutto, con le famiglie impoverite dall’inflazione, cresce il numero degli studenti fuori sede che non possono più permettersele, nonostante, si badi bene, a L’Aquila gli affitti sono ancora meno cari rispetto ad altre città universitarie.

“Stiamo vivendo una fase in cui il costo della vita e degli affitti sta scoppiando alle stelle – si è accalorato Alessandro -. Complice gli effetti della gestione della pandemia e la speculazione sulla guerra stiamo arrivando a una situazione in cui i costi della vita non sono più sostenibili per nessuna persona. In particolare per gli studenti fuori sede, molto spesso borsisti, l’aumento dei prezzi degli affitti, e del costo della vita in generale, sta portando queste persone a dover rinunciare al proprio percorso di studi”.

Ed ecco dunque le proposte: “occorre un ripensamento del modello di sostegno allo studio con la creazione di un reddito di formazione che possa permettere di emanciparsi dai bisogni materiali e affrontare il proprio percorso di studi nella modalità e nei luoghi che si desidera. Così come chiediamo residenze, trasporti, mense e materiale didattico gratuiti. Lottiamo ogni giorno affinché questo accada e nell’immediato chiediamo, per rispondere alla fase emergenziale in cui ci troviamo, una serie di misure concrete a cui la politica deve dare immediato riscontro”.

Si sollecita poi l’utilizzo veloce ed efficace dei fondi del Pnrr per l’edilizia gli studenti fuorisede, ma per alloggi pubblici.





Spiegano infatti gli studenti, “è stato introdotto il Nuovo Housing Universitario, che è un regalo ai privati. Chiediamo immediatamente l’utilizzo di questi fondi per strutture di carattere pubblico gestite dalle università o dagli enti regionali. Occorre poi far sì che le nuove residenze non siano solo una colata di cemento ma che servano per il recupero di immobili inutilizzati”.

E ancora, si chiede l’istituzione di un fondo affitti ben più corposo dei 4 milioni stanziati in finanziaria, per arrivare invece ad almeno 50 milioni per sostenere le persone che si trovano con un Isee inferiore ai 28.000 euro.

Misura risolutiva sarebbe poi il canone concordato che “permette ai proprietari di immobili di fissare un prezzo stabile, sulla base di accordi territoriali stretti con il proprio comune di riferimento che tengano in conto delle dimensioni e della posizione dell’immobile. Il canone concordato infatti permette ai proprietari che scelgono ad esempio dei contratti con regime di cedolare secca di avere una tassazione fissa al 15%, a differenza del 21% del canone libero. I contratti con canone concordato possono essere della durata 3+2 di rinnovo, contratti per stundent3 universitari da 6 a 36 mesi o anche contratti transitori da 1 a 18 mesi.

Infine un freno e una regolamentazione alle piattaforme affitto breve

“Sono 50.000 le case presenti per affitti brevi nella sola piattaforma Airbn tra Bologna, Roma e Milano – spiega ancora Picciani -. È evidente che questa è una situazione che non può più essere ignorata e che è la principale causa dell’aumento degli affitti nelle grandi città. Il problema deriva anche dal fatto che non è più il semplice privato ad offrire una singola stanza o un appartamento sulle piattaforme di booking, ma agenzie immobiliari che lottizzano interi stabili e detengono la maggioranza degli affitti di una determinata città, creando una forte concorrenza e monopolizzando il mercato. Oltre ad un aumento dei prezzi per l’affitto, cala drasticamente il numero di case disponibili, azzerando così l’offerta abitativa per noi studenti. Serve quindi una presa di coscienza a livello nazionale, attuando soluzioni legislative che possano porre un freno a queste dinamiche, permettendo ai comuni di porre un tetto al prezzo degli affitti, imporre alle piattaforme di booking una vincolatività soggetta all’urbanistica locale”.

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