UNIVAQ: PROCESSO A DI ORIO PER CASA SU CAMPO DI CALCIO, LA CIFONE RISCHIA DI ESSERE INDAGATA

15 Marzo 2016 20:02

L’AQUILA – La direttrice del dipartimento Mesva (Medicina clinica, sanità pubblica, scienze della vita e dell’ambiente) dell’Università dell’Aquila, Maria Grazia Cifone, rischia di essere indagata in un procedimento separato per falso in atto pubblico in relazione al processo che vede imputato al tribunale di Rieti l’ex rettore, Ferdinando Di Orio, accusato di abuso d’ufficio aggravato assieme all’ex sindaco di Antrodoco, Maurizio Faina.

I due sono accusati di essersi procurati “un ingiusto profitto” con le loro condotte messe in atto “nello svolgimento delle funzioni e del servizio” in violazione di una serie di normative.

L’ipotesi di una nuova inchiesta è emersa oggi al termine dell’udienza dibattimentale in cui sono stati sentiti i testimoni dell’accusa, tra cui la Cifone stessa.

Su richiesta dell’avvocato di parte civile Felice Cantaro, infatti, il presidente del Collegio giudicante, il magistrato Tommaso Martucci, ha disposto la trasmissione degli atti sulla docente alla procura della Repubblica reatina che ora dovrà decidere se ci sono o meno i presupposti per aprire una nuova indagine.

Quindi il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 17 maggio, quando sarà il turno proprio di Di Orio, che verrà sentito assieme ai due testimoni di parte civile, i docenti universitari Pierluigi Beomonte Zobel e Brunello Oliva, più altri quattro testimoni della difesa, due per imputato, scelti da una lunga lista di 18.

Oltre alla Cifone, oggi sono stati sentiti come testi del pm il luogotenente Colasanti della Guardia di finanza, la dipendente dell’università Gianna Fattore, l’ex sindaco di Antrodoco predecessore di Faina Paolo Mannetti, all’epoca dei fatti consigliere di minoranza.

“La Cifone è caduta più volte in contraddizione, gli ho rivolto molte contestazioni perché nei verbali di ascolto a sommarie informazioni dà una versione e nelle delibere di Ateneo un’altra”, dichiara l’avvocato Cantaro.






“È caduta, in particolare, sulla vicenda della Antrodoco Terme: in un verbale ufficiale della facoltà di Medicina, quindi un atto pubblico, dichiarava che era una struttura accreditata con il Servizio sanitario nazionale e invece non era vero – accusa il legale – Questo si chiama falso ideologico in atto pubblico e perciò ho chiesto la trasmissione degli atti alla procura”.

Tra l’altro, aggiunge l’avvocato, “il tribunale ha chiesto se mi risulta che la Cifone sia stata indagata per questa cosa, ma da quel che ne so non è avvenuto, quindi ha disposto la trasmissione del verbale alla procura che valuterà gli atti e deciderà se procedere”.

“Guai per la Cifone!”, ha dichiarato il docente aquilano Sergio Tiberti, grande accusatore di Di Orio contro il quale ha intentato numerosi contenziosi giudiziari, presente all’udienza.

LE ACCUSE

In particolare, viene contestata la vendita al rettore da parte del Comune reatino di un campo di calcio al costo di 15 mila euro (3,40 euro al metro quadrato) per costruire un’abitazione prefabbricata in seguito alla perdita della casa per il terremoto.

Contestato anche l’accordo di programma con cui veniva concordato il trasferimento ad Antrodoco, nei locali di Villa Mentuccia, della sede della Fondazione, della casa editrice di Ateneo e di alcuni master e corsi.

Infine, si contesta la convenzione tra l’Ateneo e la società che gestiva una struttura termale Antrodoco Terme Srl “per le esigenze della facoltà di Medicina in ambito didattico, scientifico e assistenziale con la falsa prospettazione della gestione di una Rsa accreditata con il sistema sanitario nazionale”.

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