VACCINI COVID, EMA: “SU TERZA DOSE CI BASEREMO SU DATI SCIENTIFICI, NON SU PRESSIONI”

23 Settembre 2021 18:22

Mondo: Sanità

ROMA – “Penso che sia normale essere in dialogo con le aziende farmaceutiche per capire quali dati stanno emergendo”, sui livelli di protezione offerti dai loro vaccini anti-Covid e sulla necessità di una terza dose di richiamo, “e cosa possiamo concludere da questi dati”.  L’Agenzia europea del farmaco Ema e altri enti regolatori del mondo si stanno muovendo secondo la linea di “non avere fretta nel dare il booster se non c’è una chiara indicazione che sia necessario. E stiamo seguendo rigorosamente questo percorso. Penso sia importante per noi basare la nostra decisione sulle evidenze e non su pressioni da parte di stakeholder”, portatori di interessi, “ed è quello che continuiamo a fare anche adesso”.

A precisarlo è stato Marco Cavaleri, responsabile Vaccini e Prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Ema, rispondendo alle domande sul capitolo terza dose, durante la periodica conferenza stampa di aggiornamento promossa dall’ente regolatorio Ue. Il messaggio sul fatto che l’ente regolatorio non si lascia influenzare da pressioni di alcun tipo è stato ribadito anche da Fergus Sweeney, a capo del settore Clinical studies e della Manufacturing Task force di Ema.

“È stato visto – ha aggiunto Cavaleri – un aumento di casi breakthrough”, di contagi in persone vaccinate, e capiamo che gli Stati vogliono considerare già adesso l’opzione richiamo in particolare nei gruppi vulnerabili. Ed è per questo che abbiamo accelerato la nostra revisione del vaccino Pfizer, l’unico di cui abbiamo il pacchetto completo” di dati “per esprimere un’opinione sulla dose ‘booster’ entro l’inizio di ottobre”, ha chiarito l’esperto.

“Noi sappiamo che la dose booster rimane un argomento significativo di grande interesse – ha osservato Cavaleri – Ema sta rivedendo costantemente con l’Ecdc”, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, “le evidenze che arrivano dalle campagne di vaccinazione per valutare se il livello di protezione offerto dai vaccini deve essere potenziato con un richiamo. I dati disponibili stanno mostrando che l’immunità contro Covid-19 conferita dalla vaccinazione iniziale diminuisce nel tempo e che la protezione contro l’infezione e la malattia sintomatica sta diminuendo in diverse parti del mondo”.

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