VACCINI COVID, RASI: “SU QUARTA DOSE SI DECIDERA’ A GIUGNO”

12 Marzo 2022 18:19

Italia: Sanità

MILANO – Quarta dose di vaccino anti-Covid sì o no? Allargare i destinatari oltre gli immunodepressi, quando e a chi? Sono alcuni dei quesiti aperti su cui il dibattito è cominciato.

Per Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco Ema e consulente del commissario all’emergenza coronavirus, generale Francesco Paolo Figliuolo, “i parametri da tenere sotto osservazione da ora a giugno saranno prima di tutto la quantità di reinfezioni e chi si reinfetta”.

Il tema è stato al centro di un suo intervento oggi a Bari in occasione delle celebrazioni della prima Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari.

I prossimi mesi saranno illuminanti, approfondisce con l’Adnkronos Salute: “Bisognerà vedere entro giugno – spiega – che situazione creerà la terza dose” da un lato, “e la massiva esposizione che abbiamo avuto al virus” dall’altro. “E bisognerà capire quanto declinerà l’immunità in questi 3-4 mesi, se continuerà a declinare o se con questi stimoli ricevuti” dal nostro sistema immunitario “le reinfezioni saranno marginali o comunque caratterizzate perlopiù da sintomi trascurabili. Questo è il dato che dobbiamo raccogliere da qui a giugno”.

E poi, illustra, “abbiamo di fronte vari scenari: potremmo vedere se una quarta dose ci protegge sufficientemente dalla reinfezione e se questa sia l’unica arma. Tutto questo se le reinfezioni causano malattia”. Perché ci si potrebbe anche “contagiare in larga parte senza avere la malattia – precisa Rasi – e in questo caso anche una quantità significativa di reinfezioni potrebbe essere tollerata. Se invece appureremo che il numero di reinfezioni che causano malattia merita un intervento farmacologico, bisognerà vedere quali sono i pazienti che si ammalano. Se è una popolazione relativamente circoscrivibile – i diabetici e i soliti gruppi vulnerabili – forse vale la pena di intervenire con strumenti farmacologici che finalmente adesso abbiamo: antivirali orali, farmaci monoclonali specifici, e ora arrivano anche i monoclonali preventivi. Quindi si può valutare di usare tutto l’arsenale prima di fare una vaccinazione di massa, che comunque rimane un’opzione da tenere aperta”.

“Non è che è un dogma che una campagna di richiami di massa non si possa fare – puntualizza Rasi – E, ancora, c’è un altro dogma da sfatare: non è che faccia male fare la quarta o la quinta dose di vaccino, la questione è piuttosto la fattibilità e l’accettabilità sociale” di questo nuovo giro di richiami.

“È un po’ un mito che la riesposizione al vaccino sia un problema. È l’utilità che adesso deve essere documentata. E abbiamo 3 mesi per farlo. A giugno – conclude – dovremo fare i conti con questi strumenti e scenari che abbiamo. Per dire che si deve fare una nuova vaccinazione di massa a tutta la popolazione generale dobbiamo avere i numeri, le evidenze e rispondere bene ad alcune domande”.

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