VACCINI COVID, VERSO OBBLIGO PERSONALE SCUOLA: ABRUZZO SUPERA LA MEDIA MA IN 3MILA SENZA RICHIAMO

di Azzurra Caldi

27 Luglio 2021 07:59

Regione: Abruzzo

L’AQUILA – In Abruzzo sono più di 3mila, tra insegnanti e personale scolastico, quelli che mancano all’appello per la somministrazione della seconda dose del vaccino anti covid e circa 1.800 quelli che non hanno ricevuto neanche la prima dose.

Secondo quanto confermato da fonti regionali, su circa 30mila lavoratori della scuola, avrebbero ricevuto la prima dose 28.954 persone (96.51%), più 711 con la dose unica (in totale 98.88%); hanno completato invece il ciclo vaccinale 25.409 persone (comprese le dosi uniche), pari all’84.70%, dato comunque superiore rispetto alla media nazionale.

Intanto, settembre è alle porte con il dossier scuola atteso sul tavolo del Governo e, dopo l’approvazione del decreto sull’istituzione del Green pass, l’esecutivo guidato dal premier Mario Draghi pensa all’obbligo del vaccino per il personale scolastico. La prossima settimana sarà quella decisiva: si lotta contro il tempo per riaprire in sicurezza e convincere le 222mila persone rimaste in tutta Italia a vaccinarsi. Se non dovesse verificarsi una netta inversione di tendenza entro il 20 agosto, data entro la quale le Regioni devono fornire al commissario per l’emergenza Francesco Figliuolo la fotografia reale della situazione, è molto probabile che venga introdotto l’obbligo vaccinale.

In base all’ultimo report settimanale di somministrazioni, il personale scolastico che ha ricevuto o la monodose o entrambe le dosi è pari a 1.153.573, pari a quasi il 79% dell’intero personale scolastico italiano. La percentuale di docenti e Ata che hanno ricevuto solo la prima dose è pari all’82 %.

In Abruzzo, all’appello mancherebbero poco meno di 5mila persone, la maggior parte delle quali non avrebbe effettuato il richiamo, seguendo un trend già evidenziato nelle ultime settimane, come nel resto d’Italia, anche dal responsabile regionale per la campagna vaccinale Maurizio Brucchi.

I problemi non sono identici in tutta Italia e si concentrano in particolare in “nove Regioni”, ha spiegato il generale Figliuolo. In cima alla lista c’è la Sicilia dove, stando ai dati aggiornati allo scorso 23 luglio, il 43,06% del personale scolastico non ha ricevuto nemmeno una dose. Si tratta di oltre 60mila persone: significa che sull’Isola si concentrano più di un quarto delle mancate adesioni. Percentuali simili anche in Provincia di Bolzano, dove ancora non si sono vaccinati il 37,92%: in termini assoluti, si parla però “solo” di 8mila tra docenti e non. Le altre Regioni in cui ancora ci sono più 3 lavoratori della scuola su 10 che non hanno nemmeno avuto la prima somministrazione sono Liguria (34,76%), Sardegna (33,28%) e Calabria (31,63%). In termini numerici, in Piemonte mancano all’appello in 26.948 tra docenti e non (22,46%). Restano ancora più di 20mila persone da vaccinare in Emilia-Romagna (18,78%) e 19.196 in Lombardia (8,49%).

Nelle prossime ore sono in programma due incontri: uno tra i sindacati e i tecnici della struttura commissariale e l’altro tra organizzazioni e il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Ad eccezione del leader della Lega Matteo Salvini, nella maggioranza c’è un sostanziale via libera, i presidi hanno già fatto capire di esser anche loro d’accordo e i sindacati non sarebbero contrari, a patto però di avere prima “dati precisi sull’attuale copertura vaccinale dei prof”. Ma i problemi non mancano, come dimostra l’ennesima richiesta dell’Associazione dei presidi a Bianchi: “prima devono esser fatte le misure tecniche e le scelte politiche e poi discuteremo del Protocollo di sicurezza” in vista della ripartenza a settembre. In una lettera indirizzata al ministro i dirigenti scolastici chiedono “indicazioni chiare sull’obbligo vaccinale del personale scolastico e sul distanziamento”.

E in vista dell’incontro delle prossime ore al ministero, sono ancora tante le questioni sul tavolo: dalla quarantena all’utilizzo delle mascherine, fino alla necessità di presìdi negli istituti per lo screening della popolazione scolastica, nuove assunzioni di migliaia di “docenti Covid” per ridurre le classi e orari scaglionati delle lezioni, che presuppongono il potenziamento del Tpl.

“Dobbiamo portare tutti in presenza, non possiamo permetterci un altro anno come quello che abbiamo passato” ha ribadito oggi Figliuolo fissando come obiettivo il 60% dei giovanissimi tra i 12 e i 18 anni vaccinati entro la prima decade di settembre. Su questo fonte, il Comitato tecnico scientifico è stato molto chiaro nel verbale del 12 luglio.

Primo, dicono gli scienziati del governo, è “assolutamente prioritario” evitare la Dad e riportare i ragazzi a scuola. Secondo, i vaccini sono fondamentali e quindi bisogna “promuovere la vaccinazione nella scuola”.

Non solo: il Cts non parla in modo esplicito di obbligo ma rivolge una “forte raccomandazione” alla politica “affinché sia fatto ogni sforzo per raggiungere un’elevata copertura vaccinale” anche “attraverso l’individuazione delle ulteriori misure, anche legislative”. Inoltre, nel caso in cui fosse “giuridicamente percorribile”, va ipotizzata la possibilità dell’obbligo del green pass per il personale della scuola. Quanto al distanziamento, il Cts raccomanda che sia mantenuto ma apre alla possibilità che salti.

Sull’ipotesi dell’obbligo anche il ministro della Salute Roberto Speranza ha confermato: “Sono valutazioni che stiamo facendo in queste ore. La riapertura della scuola in sicurezza e senza dad è un obiettivo di tutto il governo. Valuteremo in queste ore quali saranno le strade migliori. Il governo è fortemente impegnato, è una priorità. Nessuna ipotesi è esclusa valuteremo nelle prossime ore”.

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