VACCINI: UN QUARTO ABRUZZESI CON SECONDA DOSE, RITARDO SU OVER 80, VARIANTE DELTA ASSENTE

FOCUS SU MONITORAGGIO FONDAZIONE GIMBE AGGIORNATO A 16 GIUGNO: REGIONE QUARTA IN ITALIA PER TREND SU COMPLETAMENTO CICLO E SETTIMA PER PRIME SOMMINISTRAZIONI, PESA RITARDO SU ANZIANI PIU' A RISCHIO, IMMUNITA' DI GREGGE RISCHIA DI SLITTARE A DOPO 21 AGOSTO, A CAUSA COMPLICANZE ASTRAZENECA E DIVIETO UTILIZZO A UNDER 60

di Filippo Tronca

19 Giugno 2021 07:55

L’AQUILA – Oltre un quarto degli abruzzesi, il 25,4%, ha ricevuto entrambe le dosi di vaccino, o nel caso di J&J l’unica dose comunque sufficiente per ottenere l’immunizzazione dagli effetti nefasti del covid-19.

Un dato superiore alla media italiana, che è del 24,4%, a conferma della buona risposta del sistema sanitario regionale, e delle quattro Asl. Approfondendo però i numeri si scopre anche che resta sotto la media nazionale la percentuale dei completamente vaccinati tra gli over 80, la categorie più fragile e che ha pagato il tributo più pesante in termini di morti e ricoveri alla pandemia.

Buona notizia è che in Abruzzo, almeno per ora, non è arrivata la temibile variante delta del virus.

I dati sono estrapolati dall’ultimo monitoraggio aggiornato al 16 giugno della fondazione Gimbe.

Se è vero che non è un campionato la campagna vaccinale, coordinata a livello nazionale dal commissario Francesco Paolo Figliuolo e a quello regionale dall’ex sindaco di Teramo e medico Maurizio Brucchi, , è comunque utile confrontare i trend delle vaccinazioni tra le singole regioni, ognuna con i suoi sistemi sanitari, per poter individuare criticità e buone performance al fine di centrare il prima possibile l’obiettivo dell’immunità di gregge, ovvero vaccinare almeno l’80% degli italiani.

Obiettivo fissato in base all’attuale trend il 21 agosto in Abruzzo, in largo anticipo rispetto alla media italiana del 21 settembre. Date che rischiano ora di slittare, dopo che è stato vietato, a seguito della morte della 18enne ligure Camilla Canepa,  la sommistraioni del vaccino Astrazeneca agli under 60, sostituito per la seconda dose dai vaccini mRna (Pfizer e Moderna). Con la conseguenza che alto è anche in Abruzzo il numero di persone che hanno rifiutato il mix vaccinale. E del resto, sottolinea lo stesso Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, “riguardo al nuovo caos AstraZeneca, se nell’attuale contesto di bassa circolazione virale è totalmente condivisibile la decisione di limitare questo vaccino agli over 60, emergono alcune perplessità in merito all’obbligo di effettuare negli under 60 la seconda dose con vaccino a mRNA, già ribattezzata come eterologa”.

I dati dell’Istituto superiore di Sanità e Istat attestano, come già illustrato da Abruzzoweb, in modo inconfutabile che i vaccini  già ad aprile hanno fatto crollare del 95% la mortalità e anche i contagi tra le prime categorie vaccinate, a cominciare dagli over 80.

E’ pero ora arrivata la minaccia della variante “delta” del virus, precedentemente denominata indiana, che sta colpendo in queste ore in particolare la Gran Bretagna. La stessa fondazione Gimbe nel suo report conferma che la sua diffusione in Italia è stimata sotto l’1%, ma per ora l’Abruzzo non è interessato.  Nell’ultima settimana, fa notare la fondazione, la variante Delta è stata isolata in due focolai a Milano e Brindisi, segno di una sua maggiore diffusione sul territorio nazionale. Casi si sono registrati finora in otto regioni: Lombardia (81), Veneto (50), Emilia-Romagna (15), Sardegna (12) e Alto Adige (uno), mentre una ventina di casi sono stati accertati a Brindisi (Puglia) e dieci migranti provenienti dal Bangladesh e sbarcati a Lampedusa (Sicilia) sono risultati positivi alla mutazione Delta. Sei casi anche in Umbria.

Venendo ai dati di dettaglio contenuti nel report Gimbe emerge che metà della popolazione italiana ha ricevuto una dose di vaccino, ma mancano all’appello ancora milioni di over 60.

Al 16 giugno il 50,5% della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino (29.949.601) e il 24,4% ha completato il ciclo vaccinale (14.467.292).

Nell’ultima settimana sono state raggiunte 3.892.072 milioni di somministrazioni, con una media mobile a 7 giorni di 537.765 mila inoculazioni al giorno.

Ebbene l’Abruzzo per quanto riguarda è tra le regioni che registra  la quarta migliore performance.

Con dato aggiornato alla sera del 16 giugno, sono state somministrate 4.381.250 di dosi,  e il 25,4% della popolazione ha ricevuto la seconda dose, o il vaccino monodose, contro la citata media italiana del 24,4%.

A fare meglio sono solo la Liguria, con il 28,5% di seconde dosi, il Lazio (26,7%) e la Puglia (26,3%).

Le peggiori performance sono invece della Sardegna,  con appena il 20,7%, Umbria (22,5%)  e Toscana (23%).

Per quanto riguarda invece la somministrazione complessiva delle dosi, sia la prima che la seconda, l’Abruzzo è settimo in Italia con il con 51,4% della popolazione raggiunta al di sopra della media nazionale del 50,5%.

A svettare è il vicino Molise con il 54,6%, seguito da Campania (53,3%) e Friuli Venezia Giulia (52,7%).

In fondo alla classifica la Calabria (47,2%), la Sicilia (45,9%) e  la Provincia autonoma di Trento, (44,3%).

In entrambi i casi risultati che giustificano l’entusiasmo esibito sulle performance regionali nell’emergenza covid-19 ( vaccini manche terapie intensive attivate) in conferenza stampa la scorsa settimana dal presidente della Regione, Marco Marsilio, dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì e dallo stesso Brucchi.

Le cose cambiano però se si vanno a vedere i vaccini per gli over 80, dove invece, per quanto riguarda il completamento del ciclo vaccinale, l’Abruzzo è sotto la media italiana, all’82,7% contro l’ 85,4% nazionale.

Prima è in questo caso l’ Umbria con il 92,3%, seguita da Toscana (90,3%) ed Emilia Romagna (92%)

Ultime sono la Sicilia (70,2%), la Calabria (72,4%) e la Campania (75,4%).

E’ invece in Abruzzo sopra la media il trend di completamento del ciclo vaccinale nell’altra fascia prioritaria, quella tra i 70 e 79 anni: il  44,5% contro il dato nazionale del 42,7%.

In questo caso primo è la provincia autonoma di Trento con il 62,5%, seguita dal Lazio (59,4%),
e la Val D’Aosta (56,4%).

In ritardo l’Umbria con il 20,6%, il Friuli Venezia Giulia (26,9%) e il Molise (31,8%).

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