“VARIANTE OMICRON POTREBBE ESSERE CODA PANDEMIA”, PROF PEPE, “VACCINO PROTEICO PIU’ DURATURO”

INTERVISTA A TUTTO CAMPO A MEDICO, DOCENTE UNIVERSITARIO ED EX PARLAMENTARE. "SISTEMA SANITARIO DA RIPENSARE E POTENZIARE, PAGHIAMO OGGI NUMERO CHIUSO A UNIVERSITA' MEDICINA". "BENE GOVERNO DRAGHI, L'UNICO CHE PUO' FARE PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SENZA SPACCARE PAESE", "CLASSE POLITICA DI NOMINATI, PARLAMENTO IMBARBARITO"

di Filippo Tronca

21 Dicembre 2021 15:38

Regione: Abruzzo

ROMA  – “Se guardiamo alla storia della medicina, alle grandi epidemie nella storia, i virus dopo aver anche dimezzato la popolazione non sono mai più tornati nel luogo del delitto, e sono diventati virus innocui e quindi non patogeni. La speranza è che la variante omicron, frutto di oltre 50 mutazioni genetiche del covid originario, sia l’inizio di questo depotenziamento. Altra buona notizia è l’approvazione da parte dell’Ema del nuovo vaccino proteico di Novavax, che potrebbe avere una efficacia molto più duratura rispetto a quella dei vaccini m-rna, che purtroppo garantiscono protezione per pochi mesi”.

Sono solo alcune delle considerazioni sul fronte della quarta ondata della pandemia Covid, nell’intervista ad Abruzzoweb, di Mario Pepe, professore della Università La Sapienza di Roma, medico, internista clinico, ma anche un importante politico essendo stato parlamentare dal 2001 al 2013 con Forza Italia e Pdl.

Il 70enne, di origini campane ma romano di adozione, è ancora in prima linea nell’ attività di diagnosi e cura ma soprattutto nel difficile ambito della pandemia nel suo studio medico polispecialistico “Porta Pia per una sanità privata sostenibile” a Roma.

Nell’intervista,  il professor Pepe allarga lo sguardo anche all’attualità politica, bocciando la classe politica, “fatta di parlamentari nominati e non eletti”, di livello significativamente più basso rispetto a quella che lui ha conosciuto.

Promuove il governo delle larghe intese di Mario Draghi, che sul fonte della lotta al covid, “non poteva fare di più di quello che ha fatto”, ed auspica un presidente della Repubblica eletto a grande maggioranza, per evitare una drammatica crisi istituzionale e politica”. Dunque meglio lo stesso Draghi, che Silvio Berlusconi, che pure è il fondatore e leader del partito con cui Pepe e diventato onorevole.

Durissime le parole del professore sullo stato dell’arte del sistema sanitario nazionale, assolutamente da potenziare, e sull’università che non ha formato più una classe dirigente all’altezza. Infine Pepe lancia l’allarme sulla carenza di medici e infermieri, anche qui per il “tragico errore” di aver messo il numero chiuso alle università, senza tener conto del reale fabbisogno di personale medico.

Professor Mario Pepe: quando vedremo la definitiva uscita dal tunnel della pandemia?

Se noi guardiamo alla storia della medicina, alle grandi epidemie nella storia, i virus dopo aver anche dimezzato la popolazione, non sono mai più tornate nel luogo del delitto, la Spagnola  ha flagellato l’Europa intorno agli anni ’20, ma non si è più ripetuta. I virus di mutazione in mutazione, diventano innocui e non patogeni, a loro modo si adattano.

La mutazione rappresentata dalla variate Omicron può rientrare in questa auspicabile fattispecie?

La variante Omicron, frutto di oltre 50 mutazioni genetiche, è di fatto un altro virus, e gli attuali vaccini, anche con la terza dose, sono efficaci al 70%, che è meglio di niente, anche se non è il 90-95% di copertura contro le ‘versioni’ precedenti del virus. La buona notizia è però che Omicron fa meno danni, chi è contagiato non presenta un grave quadro polmonare, non ha trombosi in una percentuale molto elevata. Sembra che questo nuovo virus si limiti esclusivamente e principalmente ad attaccare il primo tratto delle vie respiratorie, e quindi potrebbe essere l’inizio magari di una buona notizia. Ciò non toglie che non bisogna abbassare la guardia, occorre mettere in atto le misure di sicurezza, e continuare soprattutto con le vaccinazioni.

Cosa si può dire sul nuovo vaccino dell’azienda farmaceutica statunitense Novavax ,che ha ottenuto ieri il via libera dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema)?

Rispondo che anche questa è una buona notizia: è un vaccino quasi tradizionale, un vaccino proteico, ossia contiene frammenti prodotti in laboratorio della proteina Spike, che si trova sulla superficie del virus, e un adiuvante, la saponina. È diverso dunque dai vaccini m-rna che purtroppo hanno dimostrato di garantire una copertura per quanto efficace, di durata limitata, di quattro o cinque mesi, perché l’Rna messaggero viene distrutto dalla cellula nel giro di qualche ora, dopo aver dato il segnale di produzione di anticorpi. L’esperienza ci dice invece che i vaccini proteici hanno una durata maggiore, io spero anche di un anno. Un nuovo vaccino poi che potrebbe anche convincere i no-vax, visto che viene meno quel rischio paventato, che comunque è del tutto immotivato, secondo cui l’m-rna a potrebbe innescare tumori. Una convinzione dettata dall’ignoranza, l’Rna messaggero è conosciuto da decenni, e solo ora è stato usato per il vaccino.

La pandemia ha messo e mette a dura prova il sistema sanitario nazionale: anche questa è una emergenza da risolvere una volta per tutte?

Ho fatto il politico per tre legislature e mi sono interessato di sanità:  la preoccupazione per il futuro sarà proprio la tenuta del sistema sanitario, pensato per un’altra Italia, in cui l’età media era 60 anni, e non oltre 80 anni come oggi. E in questi anni, in aggiunta, c’è stata la crisi della formazione, ci troviamo in mancanza di medici, perché è stata sbagliata la riforma del numero chiuso e programmato per accedere alle università di medicina,  non tenendo conto delle esigenze della popolazione, ma del numero degli iscritti agli ordini dei Medici. Un errore che ora paghiamo duramente.

Come lo paghiamo, questo errore?

Si pensi solo che nell’Ordine dei Medici di Roma sono oggi iscritte più di 50 mila persone, di cui però la metà ha più di 70 anni, è in età pensionabile. In Italia mancano poi 10.000 infermieri, e secondo me della formazione infermieristica se  ne devono interessare direttamente le aziende ospedaliere, reclutando giovani diplomati, secondo le necessità delle aziende ospedaliere stesse.  Paghiamo poi la crisi dell’Università e l’ incapacità di formare competenze adeguate. Si sta abbassando il livello del pensiero nazionale: se ai concorsi per magistrati la metà vengono bocciati perché fanno errori di grammatica, qualcosa deve pur significare. È davvero un’urgenza, ripeto, investire di nuovo sulla formazione, altrimenti i nostri figli faranno i camerieri dei cinesi e di quei Paesi che invece, a differenza del nostro, hanno investito su competenze e la formazione.

Che giudizio dà dell’attuale governo di Mario Draghi, sulle misure prese a contrasto della pandemia?

Lo assolvo, di più non poteva fare, in una situazione così complessa e grave. Non dimentichiamoci che all’inizio i vaccini non si trovavano nemmeno, perché la Germania fece una grande incetta per il suo fabbisogno, e questo è stato pagato con la vita da oltre 300 medici italiani, vittime anche del fatto che non c’erano vaccini nemmeno per chi era sul fronte dell’emergenza sanitaria. Devo dire poi che il governo Draghi ha corretto gli errori del governo Conte bis ma del resto chi viene dopo corregge sempre gli errori di chi l’ha preceduto. Bene che ci sia sostanzialmente un governo di unità nazionale, senza contrapposizioni ideologiche.

Le spaccature però potrebbero aprirsi ora che c’è da eleggere il presidente della Repubblica..

Non è il tempo di eleggere un presidente di parte: abbiamo già avuto due presidenti della Repubblica eletti con un voto striminzito, Giovannini Leone e Antonio Segni, e nessuno dei due è stato un buon presidente della Repubblica, il primo costretto a dimettersi, il secondo travolto dalle polemiche. Il popolo italiano oggi è esasperato e stanco, il Parlamento ha perso in termini di rappresentanza, costituito da nominati e non da eletti. Non ci si può dividere sull’elezione del presidente della Repubblica, il rischio è andare incontro ad una gravissima crisi politica e istituzionale.

Chi andrà eletto dunque presidente della Repubblica, secondo lei?

Io dico Mario Draghi, molto di più di Silvio Berlusconi. Draghi è l’unico che può riscuotere un consenso ampio, in Parlamento e anche tra i cittadini. Si dice: ‘ma così dovrà lasciare la presidenza del Consiglio facendo ripiombare nel caos il parlamento’. Non ritengo che accadrà, si tratta in fondo di arrivare alle prossime elezioni del 2023, e oggi il presidente della Repubblica, seppure non siamo una repubblica presidenziale, ha di fatto un forte peso e capacità di incidere.

Lei è stato per tanti anni parlamentare: che giudizio da dell’attuale classe politica?

Prima, questo è vero, le liste le facevano i partiti, però nel 60% dei collegi uninominali si vinceva per meno di 400 voti, il che significa che se i partiti  sbagliavano il candidato, perdevano il collegio, quindi i partiti avevano tutto l’interesse a scegliere candidati all’altezza, che potevano raccogliere il consenso delle persone. Oggi, cambiata la legge elettorale, c’è invece il cosiddetto listone bloccato, che ricorda quello in uso sotto il fascismo, con la differenza che viene compilato non dal Gran consiglio del regime, ma dalle segreterie dei partiti. Si è così reciso il legame con gli elettori, e si è abbassato il livello. Io ero in commissione Giustizia, e  mi sembrava di stare seduto nella Storia, vicino a me c’erano giuristi di fama internazionale, e io stavo lì ad imparare continuamente, in silenzio. Mi ricordo che i deputati di prima legislatura non prendevano mai la parola: noi ascoltavamo e lavoravamo, la parola in aula la prendevano i deputati con esperienza. Adesso non si capisce più niente, intervengono tutti, e molti non parlano nemmeno l’italiano correttamente. Il  parlamento si è imbarbarito.

Soluzioni? 

Confido nel dimezzamento del numero dei parlamentari e la catarsi del prossimo voto per portare in Parlamento rappresentanti del popolo più  competenti e capaci.

L’INTERVISTA

 

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