IL CENTROSINISTRA ATTACCA DOPO L'ULTERIORE SOSPENSIVA DEL TAR FINO A MARZO 2020: ''LA RICOSTRUZIONE DELLE FRAZIONI E' BLOCCATA, BIONDI HA FALLITO''

VARIANTI AL PRG, TAR BOCCIA AMMISTRAZIONE; L’OPPOSIZIONE: ”FERELLA SI DIMETTA”

6 Dicembre 2019 16:32

L'AQUILA – Il centrosinistra in Comune chiede le dimissioni dell'assessore all'Urbanistica, Daniele Ferella, e mette nel mirino il dirigente Domenico de Nardis e la segretaria generale Alessandra Macrì.

Una richiesta che prende le mosse dalla sospensione fino al 25 marzo 2020 (data delle discussioni di merito) sancita dal Tar Abruzzo nell'udienza del 4 dicembre delle delibere di consiglio comunale con cui l'amministrazione ha tentato di modificare le norme tecniche di attuazione (Nta) del Piano regolatore generale, in modo da modificare la disciplina del restauro conservativo delle frazioni in quella della ristrutturazione.

Il Tar si è espresso sui ricorsi presentati dalla Sovrintendenza che, fin dall'inizio, aveva paventato il rischio di aumenti di cubature e demolizioni facili. Sul tema il centrosinistra ha tenuto una conferenza stampa nella sede di Villa Gioia: erano presenti Stefano Palumbo (Pd), Giustino Masciocco (Art.1 – Leu), Angelo Mancini (L’Aquila sicurezza e lavoro), Lelio De Santis (Idv – Cambiare insieme), Carla Cimoroni (Coalizione sociale), Paolo Romano, Antonio Nardantonio ed Elia Serpetti (Il Passo Possibile).

“E' un tema che avanti del 2016 – ha attaccato Stefano Palumbo del Pd -. L'iter è cominciato il 5 dicembre del 2016 con l'adozione in Consiglio comunale della variante alle Norme tecniche d’attuazione per la ricostruzione dei centri storici. Un iter, dunque, cominciato con la precedente amministrazione che poi ha seguito gli step previsti dalla legge regionale, con il recepimento delle osservazioni e la conclusione formale nell’aprile 2019 con l'approvazione definitiva. In tutti gli step, come opposizione, abbiamo sollevato formalmente le nostre considerazioni. Già nella fase del primo atto della giunta Biondi, il recepimento delle osservazioni, fu proposto un emendamento modificativo a quella delibera che contestai visto che andava a modificare un testo già sottoposto a osservazioni e ai pareri di Sovrintendenza e Asl. Il parere di regolarità tecnica dei dirigenti ha permesso quel voto. L'atto è poi tornato alla Provincia che, però, ha chiesto di stralciare la modifica. Il testo arrivato poi in Consiglio, per l'approvazione definitiva, era radicalmente stravolto. Nonostante questo, anche in quell'occasione, si è votato”.

A quel punto è arrivata l'impugnativa della Sovrintendenza, chiedendo una sospensiva, poi accolta dal Tar. Il 4 dicembre si è tenuta l'udienza di merito, con ulteriore sospensione fino a marzo 2020.






“Il 25 luglio è arrivata la sospensiva del Tar – ha rintuzzato Palumbo -. Il Comune invece di prendere atto ha rilanciato ancora, portando in consiglio il ritiro in autotutela di tutto l'iter urbanistico. Utilizzando uno strumento amministrativo che non consente il ritiro in autotutela se non per garantire un grave e preminente interesse pubblico. L'ennesimo rischio a cui si è sottoposto l'ente. La maggioranza ha votato l'atto assessore, la segretaria generale disse che non aveva capacità di valutare l'interesse pubblico perché non era dell’Aquila”.

Dunque il Tar ha sospeso ancora, anche nell'udienza del 4 dicembre. Evidenziando che il Comune “ha ritenuto di aggirare la precedente ordinanza cautelare del 25 luglio”. Di fatto bloccando tutto fino a marzo 2020.

“Non provo alcun piacere a dire che per tre volte su tre avevamo ragione – ha concluso Palumbo -. A questo punto non possiamo più limitarci a suggerimenti formali. C’è il momento di assumersi le responsabilità. L'assessore Ferella, che sta bloccando la ricostruzione, deve valutare le dimissioni. L'amministrazione deve fare una valutazione attenta su de Nardis, che ha la delega all'edilizia privata, e sulla segretaria generale che non può avallare atti di questo tipo. Sono inqualificabili. Ora c'è da porre rimedio. Ritirando l’ultima delibera, quella di ottobre, e trovando una forma congeniale con la Sovrintendenza, facendo ripartire la ricostruzione”.

“E' un problema di gravità unica – ha attaccato De Santis -: si parla esplicitamente di un Comune che ha aggirato un’ordinanza del Tar. Mai un magistrato ha utilizzato un tono così pesante. Una brutta pagina, pessima”.

“Fermatevi! – ha detto Masciocco idealmente alla maggioranza -. La sospensione non permetterà a nessun progetto di ottenere l'autorizzazione, ci sarà una sfilza di dinieghi. Più che dirglielo che dobbiamo fare, siamo stati concilianti perché preoccupati. Il presidente del Tar è addirittura l'estensore del provvedimento. Dove deve arrivare lo scontro Comune-Sovrintendenza? In mezzo ci sono i destini della ricostruzione delle frazioni”.
 
Per Paolo Romano “tutta l’azione politica è stata evanescente e cancellata da questa ordinanza. Siamo al tempo delle ripicche, a tutti gli effetti. La verità oggi è che bisogna ringraziare la Sovrintendenza che ha voluto dare corpo alle denunce in Consiglio. Noi abbiamo fatto una battaglia con 98 emendamenti, 3 pregiudiziali, una conferenza capigruppo urgente per bloccare una follia amministrativa fatta solo di presunzione. Perde la Lega, perde Ferella che sbatte su un muro invalicabile, perde Taranta che vede inattuata la delibera 441/2017 che doveva sbloccare la ricostruzione di Arischia. Perde Biondi che nel programma di mandato aveva parlato di una ricostruzione rapida e certa per le frazioni. Perdono soprattutto i centri storici: i cambi di destinazione d’uso, che erano la vera novità della variante, oggi non si possono realizzare. Un centro commerciale aperto e diffuso non potrà più essere realizzato. Tanti esercenti di “Fare centro” non potranno utilizzare i contributi, solo per ripicca”.

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