VELENI BUSSI: EDISON RESPONSABILE INQUINAMENTO? IL 16 SETTEMBRE L’ULTIMA PAROLA A CASSAZIONE

MEGADISCARICHE 2A E 2B: ATTESA UDIENZA SU RICORSO MULTINAZIONALE CONTRO ORDINANZA PROVINCIA PESCARA CHE NEL 2018 HA INDICATA COME COLPEVOLE DI SVERSAMENTO SOSTANZE PERICOLOSE. AVVOCATO DELL'ENTE MATTEO DI TONNO, "SENTENZE TAR E CONSIGLIO DI STATO SOLIDE"

17 Agosto 2021 08:13

Pescara: Abruzzo

PESCARA – Si scriverà il prossimo 16 settembre la parola fine alla lunghissima vicenda giudiziaria sulla responsabilità relativa alla mega discarica dei veleni chimici di Bussi, conosciuta con le sigle 2A e 2B:  la Corte di Cassazione dovrà decidere nel merito del ricorso della multinazionale Edison, contro la sentenza del Consiglio di Stato che a marzo scorso, come aveva fatto il Tar di Pescara, ha riconosciuto la fondatezza dell’ordinanza con cui la Provincia di Pescara nel giugno del 2018 ha individuato la società come responsabile dell’inquinamento.

La discarica 2A, di circa 12mila metri quadrati e 2B, di 8mila metri, si trovano tra il paese e il nucleo industriale, e in esse sono stati smaltite negli tonnellate di rifiuti prodotti dal colosso chimico Montedison in seguito divenuta Edison, presente sul territorio dal 1904. Si attende che la società belga Dec Deme, cominci l’opera di rimozione, con i 50 milioni stanziati dal governo nel 2011. Questo solo dopo la clamorosa vicenda, che ha ulteriormente allungato i tempi, dell’annullamento della gara vinta da Dec Deme, da parte del ministero dell’Ambiente, poi respinta a maggio dal Consiglio di Stato.

Le due discariche sono state scoperte nel 2007, assieme alla discarica Tremonti in riva al fiume Tirino, che contiene 130mila metri di materiali cancerogeni e tossici, e che la Edison proprietaria dell’area, seppure dopo anni di attesa, sta provvedendo finalmente a rimuovere a sue spese, essendo in questo caso certa la responsabilità.

Se  clamorosamente invece i giudici della Cassazione a settembre dovessero dare ragione alla Edison, a quel punto la bonifica della 2A 2B, a lungo attesa, non potrà essere fatta “a danno” della società, ma a pagare sarà lo Stato, con i soldi per fortuna già in cassa, e che si era temuto che fossero stati dirottati altrove dal Ministero, dopo il fallito tentativo di annullare la gara.

A difendere l’operato della Provincia di Pescara è, anche in questa occasione, l’avvocato Matteo Di Tonno, del foro di Pescara, che contattato da questa testata, si dice però sicuro della solidità della verità processuale finora emersa: “l’ordinanza provinciale sulle discariche di Bussi, validata in primo grado dal Tar di Pescara, e le motivazioni rese del Consiglio di Stato – che ha confermato la piena correttezza e legittimità dell’operato dell’amministrazione provinciale – rappresentano oggi, nel panorama nazionale ed anche rispetto ad altri siti di interesse nazionale, una ineludibile linea guida interpretativa nei processi amministrativi di individuazione dei responsabili delle varie forme di contaminazione; tutto ciò grazie alla logicità e puntualità che caratterizza la ricostruzione nelle varie fasi produttive succedutesi nel polo chimico e alla solidità degli accertamenti probatori posti a sostegno dell’ordine impartito ad Edison”.

Ma non solo, Di Tonno ha lasciato trapelare l’esistenza di una domanda di risarcimento dei danni avanzata proprio nei confronti di Edison in relazione  alla tipologia di impugnativa proposta. Secondo l’interpretazione del legale “sarebbero ravvisabili gli estremi di un risarcimento danni da riconoscere alla Provincia di Pescara da modulare sui valori economici fissati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

L’iter della  Provincia di Pescara, che ha portato all’individuazione della responsabilità dell’inquinamento era stata avviata sotto la presidenza di Antonio Di Marco. La Polizia Provinciale ha individuato Edison come responsabile della potenziale contaminazione sulle aree   2A e 2B, ed anche sulle discariche limitrofe e le ha ordinato di avviare le procedure di bonifica.

L’ordinanza provinciale è stata emessa sotto l’egida del nuovo presidente della Provincia di Pescara, Antonio Zaffiri, e reca la firma del comandante Giulio Honorati.

Come detto Edison ha impugnato l’ordinanza provinciale davanti al Tar di Pescara che ha rigettato il ricorso con sentenza confermata dal Consiglio di Stato.

Edison ha dunque impugnato quest’ultima sentenza sia con un ricorso per “errore revocatorio” davanti lo stesso Consiglio di Stato, già respinto, che con un ricorso straordinario dinanzi alla Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione.

L’udienza del 16 settembre sarà solo l’intima puntata di una storia infinita, che rappresenta una macchia nera nell’Abruzzo che tanto ha puntato ad accreditare l’immagine di Regione verde dei Parchi.

Una vicenda costellata di inchieste giudiziarie e continui colpi di scena, e soprattutto con la mancata rimozione di tonnellate di veleni.

Eppure sono disponibili 50 milioni stanziati nel 2011 su iniziativa dell’allora sottosegretario all’Economia con delega al Cipe e alla ricostruzione post terremoto dell’Aquila, l’abruzzese Giovanni Legnini, del Pd, diventato poi vice presidente del Csm e consigliere regionale abruzzese e come tale primo presidente della commissione di inchiesta su Bussi.

Ora Legnini è commissario per la ricostruzione del sisma del centro Italia, carica che ha assunto dopo essersi dimesso dal Consiglio regionale. Con quei fondi a disposizione l’allora commissario, Adriano Goio, scomparso nel 2016, aveva bandito una gara per la rimozione dei veleni della 2A e 2b, dopo aver messo provvisoriamente in sicurezza la Tremonti con una copertura, senza che però questo intervento di emergenza sia in grado di azzerare l’inquinamento.

Gara assegnata alla Dec Deme  nel 2018, con i costi da realizzare con fondi governativi, in danno alla Edison, in virtù proprio dell’ordinanza della Provincia.

Il Ministero dell’Ambiente, retto ministro Sergio Costa, area M5s,  ha cancellato, nel dicembre 2019, l’aggiudicazione per presunti vizi del progetto di bonifica. Provocando veementi reazioni da parte della Regione Abruzzo, del Comune di Bussi e degli ambientalisti. In ogni modo  il Tar del Lazio ha annullato la decisione del Ministero dell’Ambiente, sentenza confermata a maggio dal Consiglio di Stato. A giugno si è riunita una conferenza dei servizi per dare una accelerata al processo di bonifica, e si attende il cronoprogramma dei lavori da parte di Dec Deme.

Nel frattempo, come detto la Edison con una altra sentenza del Consiglio di Stato, è stata dichiarata responsabile dell’inquinamento. Sentenza che la Edison ha impugnato  alla Cassazione.

Altrettanto tormentata la vicenda della Tremonti.

La Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila, pur riconoscendo la responsabilità del disastro, aggravato dalla colpa cosciente, per alcuni degli imputati, tutti ex manager della Montedison, poi divenuta Edison, ha dichiarato la prescrizione per il reato di avvelenamento, sentenza confermata dalla Cassazione. E’ partita dunque in sede civile l’azione risarcitoria da parte di Ministero e Regione, quantificata in mezzo miliardo di euro. La Edison respinge ogni addebito e invoca la prescrizione.

L’ultima udienza si è tenuta il 20 gennaio 2020,  e ancora non è stata sciolta la riserva, circa la prescrizione e l’ammissibilità dei mezzi istruttori.

In ogni caso la Edison, comunque responsabile dell’inquinamento, ha avviato nella discarica Tre Monti nel gennaio 2020, il progetto di bonifica presentato nel 2018 a Ministero dell’Ambiente, che prevede la rimozione dei 33mila metri cubi di veleni depositati in modo abusivo dagli anni ’60 in riva al fiume Tirino.

La tecnica che deve ora essere adottata è quella del  “desorbimento termico”, che richiederà un riscaldamento dell’area sotto la protezione del capping, in modo da trasformare le sostanze tossiche in gas e assorbirle in sicurezza”.

Sul sito sta operando da metà luglio, la società Tremonti, che vede insieme Edison, Ambienthesis, Herambiente.  I primi interventi di bonifica interessano la zona Nord dell’area “Tre Monti”, per poi estendersi progressivamente al resto della stessa, ad aree limitrofe, situate nel Comune di Bussi sul Tirino e a quelle di Piano d’Orta situate invece nel vicino Comune di Bolognano.

A maggio però la Edison ha fatto ricorso alla sezione di Pescara del Tribunale amministrativo regionale contro la richiesta di integrazioni nella messa in sicurezza della Tre Monti, così come formulate dal Ministero della Transizione Ecologica, in base ai recenti pareri di Ispra e Arta.

Sono intanto passati però intanto 13 anni, e l’Agenzia regionale della tutela Ambientale (Arta), con i suo presidente   l’avvocato aquilano Maurizio Dionisio attesta che i veleni continuano ad inquinare le falde, il principio giuridico del ‘chi inquina paga’ non viene ad oggi rispettato: il capping non basta a contenere i veleni chimici delle mega discariche.

Anche secondo l’avvocato Di Tonno, a proposito di bonifica, “le norme attualmente esistenti consentono di raggiungere il risultato in tempi ragionevoli, predefiniti e con esiti spesso più che soddisfacenti; il problema si pone, però, ogni qualvolta si pretenda di deviare dal paradigma normativo di tipo ripristinatorio su base impositiva, per cui tutte le attività funzionali alla bonifica dovrebbero gravare solo ed esclusivamente sul soggetto individuato come responsabile della contaminazione, verso altri strumenti, che pure previsti dalla legge in via generale, non sono però contemplati dalla speciale normativa di settore: il rischio di assistere ad uno stallo dell’iter di bonifica diventa allora sicuramente alto, e con esso si perde la certezza sugli esiti del procedimento di risanamento ambientale. Da una tempistica fatta di step procedurali rigorosi, incalzanti e con oneri perentori si passa all’incertezza, soprattutto sui tempi”.

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