VERSO LE REGIONALI: PAOLUCCI LAVORA AL CAMPO LARGO, PROVE DI ALLEANZA TRA PD E PENTASTELLATI

14 Novembre 2022 08:27

Regione - Politica

CHIETI – “Un Noi senza limiti, uno spazio senza pregiudizi identitari, dove lavorare insieme per costruire comunità politica nuova e abruzzese”.

Ad auspicarlo, con buona dose di enfasi,  è il capogruppo del Partito democratico nel consiglio regionale abruzzese, Silvio Paolucci, postando sul suo profilo facebook una infografica dell’Istituto Cattaneo.   In essa si evidenzia che in base alle risultati delle elezioni politiche del 25 settembre in Abruzzo, la distanza tra il centrodestra unito, che ha vinto la competizione, e le forze di opposizione sommate, centrosinistra, Movimento 5 stelle e Terzo polo, sono a conti fatti minime, non superiori al 10% nel collegio della provincia dell’Aquila, ed entroterra teramano, sotto al 5% nel collegio della costa teramana e della provincia di Pescara, come pure nel collegio della provincia di Chieti.

Una cartina che di fatto traccia la strada per le prossime elezioni regionali della primavera 2024 dove non è un mistero che Silvio Paolucci ambisca ad essere il candidato presidente della Regione. E non solo del centro-sinistra, visto che il 45enne ex assessore al Bilancio e Sanità della giunta di Luciano D’Alfonso,  lavora da anni alla costituzione del mitico campo largo, con un fitto dialogo con i pentastellati, con cui il Pd fa fronte comune in consiglio regionale contro il centrodestra di Marco Marsilio, fronte che ora potrebbe allargarsi anche al Terzo Polo, non senza difficoltà. Un discorso avviato da tempo con l’ex capogruppo in Regione Sara Marcozzi, chietina anche lei, poi però è passata con Impegno civico di Luigi di Maio, formazione che si è disciolta dopo le elezioni politiche dove non ha raggiunto nemmeno l’1%. E ora Paolucci prosegue ora con il nuovo capogruppo Francesco Taglieri.

Una alleanza che intanto ha dato i suoi frutti a Chieti, la sua città con la vittoria alle comunali del 2020 di Diego Ferrara del Pd, grazie anche all’appoggio al ballottaggio dei pentastellati, operazione a cui hanno lavorato Paolucci stesso e Marcozzi. Formula confermata con successo alle elezioni comunali di Spoltore a maggio scorso, con la vittoria della dem Chiara Trulli.

Va detto però che oggi a deporre a sfavore di questa ipotesi di campo largo abruzzese, è ciò che sta accadendo nel Lazio dove con la discesa in campo per le Regionali dell’assessore alla Sanità uscente, Alessio D’Amato, il Pd vira a al centro, verso il terzo polo. Per non parlare di quello che è accaduto alle regionali in Sicilia,  dove i pentastellati hanno all’ultimo momento rotto l’alleanza progressista. Ma soprattutto nel Pd, lacerato e in cerca di una nuova identità, a pesare è il timore di fagocitazione da parte di M5s, che infatti è ora secondo partito nei sondaggi, dopo il sorpasso a danno dei dem.





Ed anche in  Abruzzo, a proposito di campo largo c’è il nodo del Terzo polo, dove come possibile candidato presidente di Regione è già in campo il segretario regionale di Italia viva, ed ex deputato, Camillo d’Alessandro. Viste le distanza programmatiche con M5s, non sarà facile trovare una quadra.

Sull’altro piatto della bilancia resta però pur sempre l’evidenza che se si vuole battere il centrodestra tra un anno e mezzo, in una competizione a turno secco dove il primo che arriva vince tutto il banco, occorrerà in ogni modo unirsi e fre fronte comune.

Che poi sarà proprio Paolucci il candidato presidente è tutto da vedere, tenuto conto che si poterebbe optare per una figura terza, di sintesi e sopra le parti, e considerando che ci sono altri pezzi da novanta spendibili per M5s,  lo stesso Taglieri, o Domenico Pettinari  o l’ex parlamentare e coordinatore regionale Gianluca Castaldi.

Tra i dem ci sono poi altri nomi favorevoli al campo largo e all’alleanza con M5s, dunque di sintesi, come il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, aquilano.

Il percorso del campo largo a primavera sembrava essere scontato anche per il futuro, a cominciare dalle regionali abruzzesi, e ancor prima in importanti partite come le comunali di Teramo, della primavera prossima. Sulla scorta  degli orientamenti nazionali, in virtù dell’alleanza  giallo rossa nel  primo governo di Giuseppe Conte, e poi anche nel governo delle larghissime intese di Mario Draghi.

Percorso che si è traumaticamente interrotto con la scelta dei pentastellati, guidati dall’ex premier Giuseppe Conte, dopo la scissione di Luigi Di Maio, di ritirare la fiducia all’ex presidente della Bce, con strappo traumatico con il Pd, ritorno alle urne, e vittoria consegnata su un piatto d’argento al centrodestra, contro gli avversari in ordine sparso.





Quello che però di fatto afferma Paolucci, nel suo post, per il quale l’Abruzzo “è una realtà elettoralmente contendibile, una sfida possibile, se numeri freddi, coalizioni o campi, lasceranno spazio alle idee. E soprattutto se queste idee saranno capaci di formare una grande e nuova comunità: uno spazio di impegno politico, civile e civico capace di andare oltre alleanze, campi, formule e di superare  i nomi. Solo così potremo davvero costruire per la nostra terra un’alternativa solida a questa Destra regionale che sta lasciando indietro tanti, troppi e che non è maggioranza, come dicono i numeri. Può essere maggioranza, invece, una nuova, possibile, idea dell’Abruzzo”.

Paolucci auspica dunque “un progetto che guardi al futuro e contenga lavoro, sostegni a famiglie e imprese, infrastrutture, tutela della risorsa idrica e dell’ambiente e soprattutto comunità: vicinanza ai territori e alle persone. Una regione di “Abruzzi”, unica perché davvero plurale. Solo così e se lo vorremo davvero, quei numeri freddi supereranno gli steccati della politica e saranno un insieme vincente. Tenace e determinato come siamo noi abruzzesi”.

Un messaggio, a ben vedere recapitato anche al Terzo polo, nato dall’alleanza tra Azione di Carlo Calenda e Italia viva di Matteo Renzi, che ha in Abruzzo esponenti di spicco Giulio Sottanelli, eletto deputato, dopo un rocambolesco riconteggio dei voti, segretario regionale di Azione, e D’Alessandro.

Numeri alla mano, e premettendo che la partita delle regionali è un altro paio di maniche rispetto alle politiche, e che la politica non si fa con una somma algebrica dei consensi, il 25 settembre, alla Camera il centrodestra unito ha preso 298.684 voti, pari al 47,7%. Il centrosinistra ha preso invece 137.269 voti,  pari al 21,9%, M5s 115.456 voti, pari al 18,4%, e il Terzo polo 39.311 voti, pari al 6,2”. Sommati questi voti, per un ipotetico campo largo,  che unisca anche il Terzo polo, fanno 292mila voti, appena 6.600 voti  in meno rispetto al centrodestra.

E ci sono poi bacini di voti a cui sarebbe in teoria possibile attingere da parte di questo campo largo, in nome del voto utile, come quelli di Unione popolare, 10.774 preferenze. Per la cronaca poi ci sono poi gli 11.494 di Italexit e i 6.931 di  Italia sovrana e popolare, contro sia il centrodestra che contro il centrosinistra.

 

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