“VI CACCIO”: AUT AUT MARSILIO A MONTEPARA E ROMPICAPO, ECCO COME E’ SALTATA NOMINA DIFENSORE CIVICO

5 Gennaio 2024 08:56

Regione - Consiglio Regionale

L’AQUILA  – “Se votate Aliano, togliamo le deleghe agli assessori, e voi che siete loro ‘surrogati’ ve ne tornate a casa…”.

Sarebbe  stato questo, in soldoni, il tenore della minaccia che un risoluto presidente della Regione Marco Marsilio e di altri esponenti di Fratelli d’Italia, avrebbero formulato durante il consiglio regionale del 27 dicembre, in telefonate di fuoco ai consiglieri della Lega Fabrizio Montepara, presidente della prima commissione Bilancio, e Federica Rompicapo. Questo per affondare sul nascere il tentativo dei salviniani di eleggere come difensore civico, in sostituzione del compianto Giandonato Morra, con un accordo anche con le opposizioni, l’avvocato di Montesilvano Anthony Aliano, ex assessore, al posto del più gradito a Fdi e Fi avvocato Umberto Di Primio, ex sindaco di Chieti.

A rivelarlo fonti interne al centrodestra, e in effetti al momento del voto, il Carroccio si è spaccato visto che il gruppo ha scontato le defezioni proprio dei consiglieri Rompicapo e Montepara, più di un esponente della minoranza. E alla fine, alla quarta votazione, dove bastava la maggioranza semplice a 16 voti,  c’è stata la fumata nera e la nomina, attesa da mesi, è stata ancora una volta rinviata. I due, almeno fino ad ora sono considerati candidati sicuri della Lega, e Montepara è già in campagna elettorale, ma a questo punto il segretario regionale Luigi D’Eramo,  e i vertici politici dei salviniani potrebbero ripensarci. Ma toccherà vedere cosa accadrà ora nel prossimo consiglio della legislatura, prima degli scioglimento del consiglio, dove giocoforza la scottante nomina del difensore civico dovrà essere riproposta.

Con le buone o con le cattive, Marsilio avrebbe insomma scongiurato la sortita della Lega, ma in maggioranza, a tre mesi dalle elezioni, si è aperta una pericolosa crepa. Come del resto avvenuto la sera del 28 dicembre, con lo scontro e la tensione salita alle stelle, tra Fdi e Marsilio da una parte, e dall’altra la Lega e Fi che si sono visti bocciare una lunga serie di proposte con cui emendare il bilancio, approvato dopo le 3 di notte, e con richieste insistenti di tagli alle singole voci.





Tornando alla nomina del difensore civico: la minaccia di Marsilio poggia sul fatto che ritirando le deleghe all’assessore leghista al Sociale e Lavoro, Pietro Quaresimale, e all’assessore, ex leghista, ora in Fdi, Nicola Campitelli, entrambi candidati alle regionali di marzo,  sia Rompicapo che Montepara, anche loro ricandidati, dovrebbero tornare a casa, in quanto “surrogati”, ovvero sostituti degli assessori che hanno lasciato il posto libero in consiglio per andare in giunta, entrati come primi dei non eletti: Rompicapo ha preso il posto infatti di  Tony Di Gianvittorio, passato dalla Lega a Valore Abruzzo, andato a fare il sindaco di Notaresco, entrato a sua volta in consiglio al posto di Quaresimale. Mentre Montepara è il surrogato di Campitelli.

Ma non solo, c’è chi sospetta fortemente che Marsilio abbia lavorato anche sull’opposizione, tanto che è mancato un voto all’appello anche nei banchi del centrosinistra.

Un episodio che apre ora un problema politico delicatissimo, e se non si fosse in campagna elettorale e con il comune interesse a congelare le rese dei conti, gli effetti sarebbero stati molto più debordanti.

Per la Lega resta però il fatto che si tratta di un affronto bello e buono, che acuisce l’ostilità nei confronti di Marsilio, fortemente sospettato di essere uno degli abilissimi registi che ha portato la Lega a perdere, a favore di Fdi ed  Fi la metà dei dieci consiglieri eletti nel 2019, e uno dei  quattro assessori, lo stesso Campitelli, anche lui transitato armi e bagagli in Fdi, e ricandidato a marzo con la benedizione di Marsilio, incurante del perentorio invito del segretario D’Eramo, di non premiare, con un posto in lista, chi ha tradito il partito con cui era stato eletto.





Bisognerà vedere cosa accadrà poi dentro la Lega, visto che Montepara e Rompicapo di fatto hanno con la loro defezione spaccato il partito, non hanno rispettato la linea decisa di comune accordo, e impedito di portare a casa la nomina del difensore civico.

E che il clima non sia certo dei migliori lo si è poi visto nella notte del 28 dicembre, e anche Forza Italia mal tollera, e sempre meno, l’atteggiamento da padre padrone di Fdi e di Marsilio, forti dei dei sondaggi che danno il partito di Giorgia Meloni al 28% e che in caso di vittoria alle regionali, potrebbe eleggere ben dieci consiglieri, diventando il dominus incontrastato del centrodestra in Regione, come lo fu la Lega all’esito delle regionali del 2019.

Mentre i vertici del partito tacciono, nella Lega a non nascondere le “criticità”  e ad invitare però alla compattezza, è infine il consigliere regionale Sabrina Bocchino, anche lei ricandidata alle regionali di marzo. “In questa ultima cavalcata ci sono state criticità – spiega il consigliere leghista – e non solo con le opposizioni: ieri sera e in nottata (il riferimento e all’approvazione del bilancio – ndr) sono emerse difficoltà di dialogo con Fratelli d’Italia, comunque poi chiarite. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza e serrare le fila per blindare l’unità del centrodestra che nella imminente campagna elettorale è chiamata a meritare la storica conferma. Un traguardo che passa sempre dalla dimostrazione della nostra unità. Unit​o il centrodestra vince ovunque. E succederà anche in Abruzzo il 10 marzo prossimo”. (red.)

 

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