VIAGGIO DOVE IL TEMPO SI E’ FERMATO, LE FRAZIONI AQUILANE SENZA FUTURO

Autore dell'articolo: Filippo Tronca

5 Aprile 2015 09:14

L'AQUILA – “L’Aquila senza la ricostruzione delle sue frazioni non ha senso, c’è un antico legame, storico sociale e politico, che unisce la città ai borghi la fondarono”.

Le parole di Fulgenzio Ciccozzi, uno dei cittadini che AbruzzoWeb ha incontrato nel suo breve viaggio tra le frazioni aquilane, non sono nuove, ma ripetute come un mantra in convegni, comizi e interventi d’aula dal terremoto in poi.

Parole che assumono il sapore di una beffarda verità, se ribadite tra le macerie di Roio Piano, paese di Ciccozzi, dove da sei anni a questa parte nessun cantiere o quasi ha interessato il centro storico.

Il cronoprogramma approvato nel marzo 2013 dal Comune dell’Aquila, è rimasto un foglio Exel pieno di numeri e pie intenzioni.

La ricostruzione di tutte le frazioni era stimata in 1,6 miliardi di euro e sarebbe dovuta partire senza indugio già nel 2013, nelle frazioni di Onna, Roio, Paganica, Bazzano,Tempera e San Gregorio. E poi via via soldi e cantieri sarebbero arrivati fino al 2017 in tutte le altre.

Nulla o quasi è però accaduto, i cantieri nelle frazioni sono ancora poche decine, e in quasi nessun caso riguardano gli aggregati degli antichi centri storici.

Per mancanza di fondi, innanzitutto. Nel 2014, dei 368 milioni erogati per i centri storici, solo 20 sono stati destinati alle frazioni: appena il 5 per cento, quando il rapporto doveva essere per legge del 60 a 40.

Le macerie dei borghi sono la conseguenza di questi numeri impietosi, ed anche lo sconforto delle persone.

“Mio padre –  confida Ciccozzi – anche se è anziano e malato vuole tornare nella sua casa, nel suo paese, ed è una cosa molto triste, perché la situazione è molto difficile, per ricostruire temo cui vorranno troppo ani ”.

A fianco a Ciccozzi c’è Gianluca Rosci, la sua famiglia una delle tre che vive a ridosso del centro storico, una casa che è stata da poco ricostruita.

“È una situazione molto strana – spiega Rosci – Ti senti fortunato perché sei riuscito a tornare a casa, ma tutto intorno ci sono macerie, non c’è più il tuo paese, i posti dove giocavi da bambino, le persone a cui eri affezionato”.

Ci spostiamo a Onna, epicentro del dolore del terremoto dell’aprile 2009, che qui ha ucciso 40 persone e raso al suolo il paese.

“Prima il lavoro, poi le case e infine le chiese”, era lo slogan che segnato la ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976, considerata un modello di buona ricostruzione.

Qui pare che si proceda in direzione opposta: l’unico cantiere in cui fervono i lavori è quello della bellissima chiesa di San Pietro Apostolo, reso possibile dai 3,5 milioni di euro donati dal governo tedesco e che sta volgendo al termine. Tutto intorno invece macerie e cinguettio d’uccelli.

Eppure Onna doveva essere la priorità delle priorità, con 74 milioni di euro che dovevano diventare cantieri nel 2013, per realizzare un piano di ricostruzione all’avanguardia per sicurezza sismica e restauro conservativo.





Ad AbruzzoWeb Vicenzo Angelone, presidente della pro loco, esprime la sua inquietudine, ma cerca di essere ottimista.

“L’Ufficio ricostruzione sta procedendo alla valutazione delle schede parametriche parte seconda, ci sono problemi per la continua richiesta di integrazioni, ma contiamo che i progetti esecutivi saranno finalmente approvati”.

Poi però serviranno i soldi veri e tangibili per poter aprire i cantieri, e il tempo è sempre più prezioso.

“Come pro loco ci stiamo impegnando molto per mantenere vivo il rapporto delle persone con il loro paese, perché più passano gli anni più legame rischia di spezzarsi”.

E infatti molti anziani vivono nei moduli abitativi provvisori del villaggio costruito nel post sisma, oggettivamente più comodi e senza barriere architettoniche rispetto alle vecchie case di paese che Angelone non si stanca di ripetere, “saranno ricostruite sicure, confortevoli e accessibili”. 

Camarda, alle porte del Parco del Gran Sasso, diventata un presepe in cartolina che fa da panorama al Progetto C.a.s.e. nato sulla collina dall'altra parte della vallata, dove vivono quasi tutti gli abitanti.

I vicoli e le piazzette di grandissimo pregio architettonico e urbanistico si ripopolano solo in occasione del presepe vivente. Poi le luci si spengono per un altro anno e tornano a regnare il silenzio e il rumore dell’acqua delle fontane.

Donato Scipioni, elettricista di Camarda, legatissimo al suo paese, è pessimista.

“Ci sentiamo in coda alle pratiche della ricostruzione, in sei anni siamo ancora alla presentazione delle schede parametriche parte seconda, cioè dei progetti esecutivi”.

Qui la ricostruzione è stata stimata in 87 milioni di euro, con inizio nel 2013. Tuttavia anche qui sono partiti pochissimi cantieri  e solo fuori il centro storico.

“La volontà di tornare è forte, soprattutto tra gli anziani  – conclude Scipioni – chi è più realista, ha già capito che non farà in tempo. Per i più giovani, restare o meno ad aspettare dipenderà dalle opportunità che offre il territorio. Una cosa è certa: nonostante la ricostruzione, di lavoro c’è ne poco, anche per me che faccio l’elettricista”.

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