VIOLENZA CONTRO LE DONNE: IL PRIMO CENTRO ASCOLTO D’ABRUZZO PER UOMINI MALTRATTANTI

di Ilaria Muccetti

29 Novembre 2020 08:02

PINETO – “È importante curare la vittima di violenza ma è altrettanto importante intervenire sull’autore della violenza che automaticamente continuerà ad adottare comportamenti feroci e giuridicamente rilevanti dal punto di vista penale, se non si interviene in anticipo attraverso un deterrente, come il programma di ascolto per uomini autori di maltrattamenti. In tutta la nostra regione l’unico centro d’ascolto attivo è quello di Pineto, una realtà ancora però poco conosciuta”.

A parlare è l’avvocato Cristina Marcone, presidente del Centro d’Ascolto per uomini maltrattanti “L’Elefante Bianco -Percorso di Responsabilizzazione per Autori di Violenza” di Pineto (Teramo), intervistata da Abruzzoweb, che da anni combatte con casi di abuso domestici, anche per via del suo lavoro, svolge infatti mediazione familiare per diversi comuni nel teramano.

La Regione Abruzzo, con il Servizio Tutela Sociale-Famiglia, ha approvato, il 18 novembre scorso, una determinazione dirigenziale tesa a finanziare la sperimentazione sul territorio regionale di centri di ascolto per uomini maltrattanti, su invito della “Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”, con lo scopo di adottare le misure legislative e di altro tipo necessarie per istituire o sostenere programmi rivolti agli autori di atti di violenza domestica, per incoraggiarli ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, al fine di prevenire nuove violenze e modificare i modelli comportamentali violenti”. Tali progetti dovranno riguardare la creazione di centri di ascolto, presa in carico e trattamento degli autori di violenza contro le donne e nelle relazioni intra-familiari. Inoltre il progetto deve prevedere una fattiva operatività volta all’ascolto e all’accoglienza di almeno sei mesi; è necessario anche, in costanza di emergenza sanitaria Covid-19, prevedere l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e di igiene personale e la periodica sanificazione dei locali in cui si svolgono le attività, nonché strategie atte ad assicurare il distanziamento sociale e sistemi di accoglienza da remoto. L’accesso a tali centri può avvenire su base volontaria o su invito delle forze dell’ordine o dei servizi sociali.

Il Centro d’Ascolto di Pineto è per il momento l’unico in tutta la regione, nasce nel 2017 come progetto di recupero per uomini maltrattanti e si occupa appunto del contrasto alla violenza di genere tramite la promozione e l’attuazione di programmi di intervento per uomini che usano violenza nelle relazioni affettive. Un programma che offre all’autore di violenza un luogo di riferimento per intraprendere un percorso di cambiamento ed assumersi la responsabilità del maltrattamento fisico e anche psicologico, economico, sessuale e di stalking.

La media degli utenti che si serve dell’Elefante Bianco, ad oggi, è di 10 persone, un dato basso forse dovuto alla non conoscenza nel territorio di questo tipo di deterrente ma che grazie ad una determinazione dirigenziale della Regione Abruzzo, datata 18 novembre 2020, finalizzata al finanziamento di questo tipo di programmi d’ascolto, potrebbe prendere piede in maniera incisiva come auspica la stessa Marconi.

“Il centro d’ascolto L’Elelfante Bianco è un progetto che nasce per dare una risposta al fenomeno della violenza sulle donne. L’uomo autore di violenza è chiamato a prendere coscienza dei suoi comportamenti e quindi a riparare alle sue azioni. Il centro è essenzialmente uno sportello di recupero che si attiva o con l’invio volontario dell’autore o attraverso l’invio da parte dei servizi sociali o ancora invio coatto da parte delle forze dell’ordine o del Uepe di Teramo, ufficio esecuzione penale esterne, con il quale abbiamo un protocollo.  Una volta avvenuto l’invio, l’autore viene preso in carico e si inizia l’iter di recupero”, spiega Marcone.




Il lavoro è distribuito in più fasi, con colloqui motivazionali e colloqui di gruppo, ed è “sicuramente un lavoro certosino e lungo, per questo è difficile ad oggi poter dare dei numeri su casi di recidiva, qualche caso c’è stato ma sporadico e soprattutto nel momento in cui il trattamento viene completato la recidiva non c’è – dichiara il presidente del centro d’ascolto- Il problema è capire all’inizio se il soggetto ha una patologia di natura psichiatrica che, così come l’abuso di sostanze, impedisce lo svolgimento del percorso: il primo step è quindi capire la natura psicologica della persona e per questo ci avvaliamo di figure professionali quali psichiatri”.

All’interno del centro ruotano, infatti, diverse figure professionali, psicologi e legali, che hanno contezza della materia trattata, formandosi periodicamente tramite corsi di formazione serviti dal Cam, centro autori maltrattanti, il primo in Italia che si trova in Toscana e supervisiona il percorso di responsabilizzazione.

“Possiamo dire che il centro d’ascolto teramano è il pioniere qui in Abruzzo, è partito con 7-8 utenti, ad oggi siamo a quota 10, dati che potrebbero risultare bassi ma in realtà è una buona media considerando che si tratta di un percorso ancora sconosciuto nella nostra regione. Di certo l’avviso pubblico sui finanziamenti, approvati dalla Regione, per la realizzazione di programmi d’ascolto per uomini maltrattanti, potrebbe essere una buona occasione per far conoscere questo strumento di intervento e frenare, se non addirittura arrestare, la crescita costante di atti di violenza verso le donne”, commenta il presidente.

Una voce, dunque, che si unisce a quella della consigliera provinciale di Teramo, Beta Costantini, delegata alle pari opportunità, che proprio nella giornata internazionale della violenza contro le donne ha rilasciato a questo quotidiano una dichiarazione allarmante sull’abuso domestico perpetrato da uomini nei confronti delle stesse, e che soprattutto in questa emergenza sanitaria sono state costrette ad una prigionia coatta in casa. Costantini ha sottolineato l’importanza di un programma di prevenzione finanziato dalla Regione Abruzzo: “bene ha fatto la Regione ad introdurre finanziamenti per i centri di ascolto degli uomini maltrattanti che, finalmente, stanno prendendo piede. Ma per tutti gli sportelli di ascolto non ci si può improvvisare, occorre capacità ed esperienza, sennò si fanno danni. Possiamo introdurre tutte le norme che vogliamo, come il Codice Rosso, ma se non sensibilizziamo e preveniamo servono a ben poco”.

Secondo Costantini non basterebbe soltanto l’introduzione della L. 69/2019, chiamata Codice Rosso, che regola “la sospensione condizionale della pena…subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati”, occorre cioè  agire in anticipo e per farlo concretamente c’è bisogno di misure di sensibilizzazione e di prevenzione come appunto i centri d’ascolto.

 

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