30ENNE DI AIELLI VIVE A CHONGQING, DOVE INSEGNA ITALIANO, ''QUI TUTTO FERMO''; STUDENTE PESCARESE BLOCCATO A WUHAN, ''non sappiamo quando potremo andarcene''

VIRUS CINA: IL RACCONTO DEGLI ABRUZZESI, ”CITTA’ SPETTRALI, SCENE DA DAY AFTER”

25 Gennaio 2020 18:26

PESCARA – “Poche macchine, pochi taxi, strade deserte. C'è molta paura: le persone preferiscono restare a casa, i negozi sono chiusi, i ristoranti anche. In molti hanno annullato i voli. In giro turisti zero”.

E' una scena spettrale quella raccontata all'Ansa da Marco Quaglieri, abruzzese che vive a Chongqing, città-metropoli cinese, 30 milioni di abitanti, che conta molti casi di infezioni da coronavirus e si trova ad affrontare l'emergenza sanitaria.

Una città deserta, quasi da day after, che, spiega Quaglieri, colpisce ancor di più visto che “in questo periodo del capodanno cinese in genere brulica di turisti, ma quest'anno non è così”.

Trent'anni, di Aielli (L'Aquila), Quaglieri vive da poco più di due anni in Cina, dove lavora come insegnante di italiano in una struttura privata.

“La Cina è sostanzialmente ferma a causa del virus – racconta – Qui a Chongqing si contano ormai più di 50 persone infette, è la seconda città per numero di casi. Il Governo raccomanda di prendere le misure di precauzione di base per evitare il contagio: evitare luoghi affollati, indossare sempre la mascherina, lavare spesso le mani ed evitare di uscire”.

Insomma il virus e la paura del contagio hanno trasformato la megalopoli in una città fantasma.





“Molti eventi pubblici, come manifestazioni, parate, e concerti, sono stati cancellati e in molti uffici e strutture sono state prolungate le vacanze. Io sarei dovuto tornare a lavoro il prossimo weekend e invece non ci è permesso riprendere le lezioni -spiega ancora- Tutto è stato rimandato a data da destinarsi. Quest'anno, cioè l'anno del topo, è partito in malo modo a causa di quella che ha tutti i presupposti per diventare una catastrofe”, conclude il giovane abruzzese.

Nei giorni scorsi i racconto di un altro giovane pescarese, Lorenzo Di Berardino, che, a seguito dell'allerta, era rimasto blindato dentro un campus universitario a Wuhan, senza sapere quando poter ripartire.

L'universitario è arrivato a Wuhan a settembre con la prospettiva di restarci per un semestre di studio.

“Sarei dovuto rientrare in Italia lunedì – ha spiegato contattato su WhatsApp – ma con queste nuove disposizioni la cosa molto probabilmente non sarà possibile. Come tutti gli altri abitanti della città rimaniamo in casa per quanto si può”.

“E' una città quasi totalmente deserta – ha raccontato – Le poche persone che si vedono per strada sono coperte dalla testa ai piedi, che poi è anche quello che abbiamo fatto anche noi per evitare in tutti i modi di essere esposti a qualsiasi tipo di rischio”.

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